La società, trainata dalle nuove tecnologie, sta evolvendo. Cambieranno gli apparati e le strutture su cui si fonda la nostra collettività. Ma soprattutto cambieremo noi, nel nostro modo di vederci e di relazionarci con gli altri. Ed è certo che, molti lavori, per come li conosciamo oggi, non esisteranno più. A queste nuove prospettive ci si può sentire disorientati e fare finta che non stia succedendo nulla. Si può rinnegare quel che sta succedendo, infuriandosi con il sistema della nostra epoca. Oppure si può accettare la nuova realtà e stringere idealmente un patto di aiuto reciproco con le nuove tecnologie.

Il lavoro giornalistico verrà rivoluzionato dall’AI?

Una delle professioni che più rischia di essere travolta è quella giornalistica. Dopo l’avvento delle intelligenze artificiali generative, capaci di rielaborare dati e produrre testi in modo download (2) totalmente autonomo e a una velocità imparagonabile a quella di essere umano, le attività fondate sulla scrittura rischiano di venir sommerse dall’ondata digitale. Secondo Jacopo Perfetti, programmatore, imprenditore digitale e fondatore di Prompt Design, un corso specializzato nell’istruzione dell’utilizzo dell’AI, un “tema di importanza immensa per chiunque lavori in ambito creativo”. Secondo lui, il “lavoro giornalistico verrà totalmente rivoluzionato a livello tecnologico” e chi ne pagherà il prezzo, in termini di mercato, sarà quel giornalista “medio” che, in modo anonimo, scopiazza articoli dall’inglese senza metterci molto del suo. Infatti, continua Perfetti, “se fossi giornalista lavorerei molto sul mio brand, creandomi un mio stile e una mia community, con lo scopo di essere chiamato per chi sono”. Di certo non si dovrebbe più puntare sulla neutralità, che è ormai appannaggio delle macchine.

L’AI non è una minaccia per il giornalista: ecco perchè

Ci si dovrebbe staccare da quel retaggio culturale, dettato sostanzialmente dalla paura, che fa coincidere l’intelligenza artificiale con una minaccia, anziché come un potenziale alleato da conoscere e da scoprire, per sfruttarne tutti i vantaggi possibili. In questa direzione ci sono molti siti e corsi che insegnano bene come funziona questo nuovo mondo. Insieme alla giusta dose di coraggio e intraprendenza nel varcare i confini dettati dal timore dell’ignoto. Requisiti che saranno sempre più necessari in futuro, dal momento che “le aziende non sono in grado di stare al passo delle innovazioni e le dinamiche con cui si è cresciuti nel mondo del lavoro sono state scardinate nel corso del tempo”.

L’AI come opportunità per la professione giornalistica

Chiedere ausilio nella propria attività professionale a intelligenze artificiali come ChatGpt Plus non deve essere visto dal giornalista come uno “svilimento” del proprio lavoro. Anzi, “se uno ragiona in questi termini – sostiene Perfetti – vuol dire che è già fuori mercato” perché “non ha capito cosa sta succedendo, non comprende la portata rivoluzionaria di questi mezzi”. E in questi contesti, la velocità con cui ci si attiva per apprendere nuove tecniche digitali è fondamentale dato che quelle stesse tecniche che vengono presentate oggi come innovative, domani saranno già obsolete.

Perfetti: “Ho una visone straordinaria del giornalista del futuro”

Solo in questi termini il lavoro giornalistico, secondo Perfetti, continuerà ad esistere. È una grande sfida, ma la speranza è che questa rivoluzione non si fermi solo alla tecnologia. Ma coinvolga anche la creatività dell’individuo che, apparentemente osteggiato dall’evoluzione dei tempi e delle condizioni professionali sfidanti,  riesca a trovare nuovi metodi per valorizzare il proprio estro. “Io – conclude Perfetti – ho una visione straordinaria del giornalista del futuro che sarà il difensore della qualità dei contenuti che leggiamo. Ma è una grande responsabilità questa, si lotta su un terremo molto impegnativo”. Il primo passo che bisogna fare è mettersi in gioco con intraprendenza.