Faiah J. el-Degwy è una studentessa di 24 anni italiana di origini egiziane, e frequenta l’ultimo anno di medicina all’Università “La Sapienza” di Roma. Autrice di contenuti web ironici, ma anche di tematiche sociali riguardanti la sua vita e le culture che la influenza quotidianamente, è in prima linea attraverso i suoi canali social nel sapere orientare il “popolo del web” attraverso la creazione di progetti e messaggi positivi e costruttivi online. Alla redazione di Magzine ha voluto raccontare la sua esperienza come studentessa di medicina, fornendoci un punto di vista che comprende anche la situazione egiziana durante questa pandemia

Hai fondato insieme ad altre persone il gruppo Telegram “Quarantena responsabile” Da dove nasce l’idea? 

Il 25 febbraio scorso, dopo qualche giorno di quarantena e dopo la firma dei decreti, mi sono resa conto della gravità della situazione. E quel giorno ho deciso di girare i miei primi video. Tra l’altro, quando l’epidemia di Coronavirus era scoppiata in Cina, avevo intuito che ci saremmo potuti trovare nella medesima  situazione: ero venuta a sapere che una mia conoscente che studiava a Wuhan, era tornata da lì. Quando è tornata nessuno l’ha controllata in aeroporto. Fortunatamente è una persona responsabile e si è messa in quarantena ma ho iniziato a pensare cosa sarebbe potuto succedere se non lo fosse stata.

Quali erano e quali sono le tue preoccupazioni?

La mia preoccupazione era il pericolo di sottovalutazione del problema da parte dello Stato. Avremmo potuto evitare tutto ciò se ci fosse stata una maggiore attenzione all’inizio. Perché sarebbe bastato isolare tutte le persone che venivano dalla Cina. Qualche giorno prima avevo finito la sessione d’esami e l’unica cosa che volevo andare a fare era uscire e andare a e andare a divertirmi e ballare in discoteca ma sono uscita soltanto una volta a prendermi il caffè, per “festeggiare”. Quando mi sono resa conto che il mio buonsenso non era comune a tutti, allora ho deciso di di spendere due parole sul Coronavirus on line. Seriamente ma con un tono simpatico, prima ancora che il presidente del Consiglio Conte si pronunciasse.

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Perché Telegram?

Mi ero già resa conto che la situazione sarebbe arrivata a un punto di non ritorno e mi sono detta “forse impazziremo”. Poiché credo di avere creato una comunità forte soprattutto sui social, anche dedicandomi a rispondere alle persone on line, ho pensato di creare qualcosa che ci tenesse insieme anche in questo momento. Lì per lì ho creato un gruppo su Telegram per conoscerci, interagire, fare nuove amicizie: in una parola, per non sentirci soli. Ho nominato altri amministratori con cui ho assegnato un bot per tutti quelli che shit-postano, con poche semplici regole. In fondo, non volevo essere al centro del gruppo ma sono stata un tramite per unire molte persone. Abbiamo fatto dei giochi e altri contenuti e ci siamo divertiti. Solo per svagarci, perché è difficile stare dentro casa: è molto difficile. Quando escono i decreti, sulla chat viene postato il messaggio in alto, poi le question & answer vengono evidenziate. Cerchiamo di fare informazione sana, pulita e senza allarmismo. Allo stesso tempo, cerchiamo di smontare le bufale che arrivano come catene sui messaggi di WhatsApp. In sostanza, il nostro è un modo per trasmettere informazione utile ad una fascia di età di persone che, in genere, è molto irresponsabile.

In che modo chi studia medicina può essere persuasivo?

Non dipende dalla materia che si possiede ma dalla stima che le persone hanno di te. In questi anni mi sono guadagnata la stima delle persone, che si fidano. Quindi anche con il mio modo ironico di fare, cerco di dire la verità. Il fatto che io sia poi quasi medico mi attribuisce una maggiore credibilità.

Faiah

In questi giorni sui tuoi profili hai pubblicato alcuni video, alcuni per svago, altri veramente per diffondere un messaggio responsabile. Che riscontro hai dalle persone?

Ho ricevuto molti complimenti, soprattutto per la capacità di esprimere in un minuto esattamente la verità. Il messaggio “Quarantena parte 2” mette a paragone i cinesi con gli italiani e quindi ti fa capire che non c’è  una modalità diversa dalla collaborazione. E’ un messaggio rappato perché  mi piace fare il rap, non per calcare la scena musicale ma perché mi interessa la musica per veicolare un messaggio.

 

Sei italo-egiziana: è una caratteristica che anche in questo caso ha contribuito alle tue scelte?

Sono per metà egiziana e gli egiziani hanno un patriottismo e una capacità di pensare al prossimo unica. Sicuramente non sono individualisti. La mia metà italiana non si riconosce nell’individualismo di questa società e non vorrei che i miei coetanei egiziani mi identifichino come una potenziale individualista. Questa cosa mi ha sempre deluso e mi ha sempre toccato perché io sono italiana e non mi piace essere additata in questo modo. Ma ho sempre creduto che nel momento del bisogno vero, gli italiani si sarebbero veramente uniti: questo è il momento di unirsi e che in questo momento dobbiamo dimostrare di saperlo fare.

Com’è la situazione al Cairo?

Al Cairo ci sono diversi casi di positività. Il sistema sanitario in Egitto è abbastanza scarso, in un Paese in cui ci sono poche regole, non si rispettano le regole di igiene fondamentali. Il sistema sanitario è abbastanza scarso, soprattutto il settore pubblico. Spesso mancano le strumentazioni necessarie per le cure, soprattutto intensive. Il settore privato è costoso, anche se un giorno la settimana anche i grandi luminari aprono le porte dei loro studi gratuitamente ai meno abbienti. Ma ci sono buone ragioni per  preoccuparsi. E io lo sono, non lo nascondo.

Cosa ne pensi della decisione del governo di rendere la laurea in medicina abilitante?

Da laureati potremo fare le guardie mediche, anche se quello che ci manca è l’esperienza, che non può essere acquisita in tempi brevi. In questa occasione però possiamo metterci a disposizione anche per le cose più banali, come ad esempio essere pronti a fare i tamponi in giro per l’Italia. Personalmente credo che sia sicuramente meglio avere più personale possibile che non averne e quindi sono favorevole alla scelta di rendere la laurea abilitante. Per me è una tortura stare a casa, perché mi metterei subito a disposizione.

Di Francesco Castagna