Se io non facessi il giornalista, probabilmente salterei le pagine della cronaca politica sui quotidiani, come fanno milioni di persone ‘normali’, nel senso estranee al mondo che in quelle colonne viene raccontato”. Con queste parole, Stefano Feltri – giornalista ed ex direttore del quotidiano Domani – ha aperto la sua riflessione nella sua newsletter “Appunti” di questa domenica. La tesi di fondo è che in Italia la politica sia raccontata male. Abbiamo quindi voluto fargli qualche domanda in più sul tema.

Credo che ci sia un generale interesse per la politica nella forma delle decisioni che impattano sulla vita dei cittadini, molto meno per il racconto della politica e per le schermaglie interne al mondo politico che, invece, sono l’oggetto principale della narrazione mediatica sia sui quotidiani, che in televisione”. Secondo Feltri, in Italia c’è una differenza tra quello che cercano i lettori e quello che viene alla fine offerto. Tutto questo è causato anche da un problema lessicale: “L’equivoco si deve al fatto che in italiano, quando parliamo di politica, non c’è la distinzione inglese tra politics, cioè la competizione per il potere, e policy, cioè quello che fai una volta che hai ottenuto il potere”.

Questo disinteresse non è solo da addossare al lessico, ma anche nel modo in cui gli italiani vivono la politica: le elezioni degli ultimi dieci anni hanno fatto emergere come il voto di appartenenza sia crollato. C’è quindi una disaffezione anche nelle dinamiche interne ai partiti, oltre che nella politica in senso attivo. “Il problema – spiega Stefano Feltri – che ho cercato di spiegare nella mia newsletter ‘Appunti’ è che il racconto della politica è esso stesso politica, cioè parte della vita del palazzo, della vita dei partiti, della vita del governo. Quindi, le persone che si avvicinano alla politica devono superare questa enorme barriera di un racconto che non è fatto tanto per loro quanto per i protagonisti stessi”.

"Appunti", la newsletter di Stefano Feltri

“Appunti”, la newsletter di Stefano Feltri

C’è una nuova generazione di persone che vuole prima capire le cose e poi farsi un’opinione. Al contrario, le generazioni precedenti tendono prima a polarizzarsiUn altro problema nel racconto della politica è che ci si riferisce, per lo più, ad un pubblico specifico e non a tutti: “I giornali, soprattutto i cartacei, non sono più un mezzo di informazione di massa ma di una ristretta minoranza che, per ragioni professionali o generazionali, sceglie di informarsi attraverso la carta. Le persone che comprano i giornali vogliono tanta politica e ne sono appassionate, questo perché sono tendenzialmente over 50/60 e hanno quindi vissuto un’altra stagione politica”. Dunque, è anche un problema generazionale. Questo non significa che i giovani non siano appassionati dei temi politici, ma che hanno delle domande a cui non sempre trovano risposte: “C’è una nuova generazione di persone – dice Feltri – che vuole sapere cos’è e cosa si sta facendo per combattere la siccità, che vuole capire cos’è il cuneo fiscale, e poi, una volta compreso, sviluppa un’opinione”. Diverso è per le generazioni precedenti: “Al contrario, chi ha vissuto la sua maturità politica durante il berlusconismo, tende prima a polarizzarsi, cioè prima dice da che parte sta e poi si interessa anche del contenuto”.

Ma questa “politica raccontata male” non è una questione che riguarda esclusivamente il giornalismo old school: “Guardo con molto interesse le nuove forme di comunicazione, che siano pagine Instagram o video su Tik Tok: ci sono esperimenti molto interessanti in termini di linguaggio ma non di contenuto. La maggior parte di queste pagine si limita a tradurre in un linguaggio diverso contenuti che pesca da qualche parte, cioè cose già filtrate, lavorate e pubblicate da qualcun altro. Quando semplicemente ti limiti a raccontare cose che ha già raccontato qualcun altro, nel migliore dei casi sei un divulgatore, non un giornalista”. Secondo Feltri ci sono comunque delle eccezioni: “Penso a soggetti come Openpolis o Pagella Politica: hanno inventato un nuovo modo di fare informazione politica che scardina il retroscena, l’intervista, il pezzo di colore”.

La homepage di Pagella Politica

La homepage di Pagella Politica

Un progetto che da circa dieci anni avvicina i giovani alla politica e all’attualità è Breaking Italy. In particolare, le interviste mensili di Alessandro Masala attirano il grande pubblico: sono due ore di chiacchierata con ospite che vanno nel profondo delle cose, in piena controtendenza con i tempi dei talk show. Una realtà che a Stefano Feltri non è certo sfuggita: “Ho trovato particolarmente riuscita la lunga intervista ad Elly Schlein che Alessandro Masala ha fatto nel suo programma YouTube. L’ho trovata più significativa di tante comparsate televisive in cui magari si cerca di comprimere il personaggio intervistato in un minuto e mezzo. Credo che abbia fatto bene all’informazione anche il fatto che la stessa Elly Schlein si sia prestata ad un dibattito del genere”.