Passata l’euforia del Bitcoin, resta la certezza della blockchain, che conquista anche il mondo del giornalismo. Ultimamente, infatti, sono comparse diverse startup in grado di fornire strumenti utili alle redazioni, sfruttando la tecnologia generalmente abbinata alle criptovalute.

È il caso di Proof, che sta mettendo a punto un sistema di timestamp da adoperare per tracciare un articolo e verificarne la fonte. In questo modo, i lettori non dovranno più fare affidamento sul giornalista per attestare la veridicità delle informazioni ma potranno farlo in completa autonomia, valutando in prima persona la provenienza dei dati. Molto più accurata, invece, è Pressland che, sfruttando la blockchain, punta a ricostruire l’intera filiera della notizia (e non solo la fonte)  e il suo percorso dal giornalista al fact checker, dal direttore del giornale all’editore.

Capire come una determinata notizia venga ottenuta, trattata e pubblicata può aiutare ad arginare la disinformazione e consentire alle testate di garantire la trasparenza necessaria a offrire un giornalismo di qualità, riguadagnando la fiducia dei lettori.

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