Tristi o felici, da soli o in compagnia: la musica è una costante nella nostra quotidianità. Ascoltare il proprio idolo dal vivo è un sogno di molti. Ma cosa accadrebbe se la nostra canzone preferita fosse generata dall’intelligenza artificiale?

OpenAI, laboratorio di ricerca di San Francisco, ha presentato Jukebox, modello di Machine Learning applicato al mondo della musica. Una volta indicati genere musicale, artista e testo di una canzone, il tool è in grado di creare da zero nuovi brani musicali che abbiano quelle caratteristiche. Oppure, dati alcuni secondi iniziali di un pezzo, Jukebox sarà in grado di completarlo. Il risultato: musica, dal pop al rock, dal country al blues, simile, per testo e voce, a quella di artisti famosi. E benché la fluidità umana sia ancora distante, il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è si fa sempre più sottile.

«Abbiamo deciso di lavorare sulla musica perché il nostro obiettivo è superare i limiti dei modelli generativi oggi esistenti», ha spiegato OpenAI. La materia prima per Jukebox sono oltre un milione di brani “raw”, grezzi, già analizzati. E benché l’utilizzo dell’AI non sia una novità nel campo della produzione di alcuni generi musicali, come la classica o l’elettronica, la sfida in questo caso sta nella modalità di elaborazione: non un modello astratto, ma uno neurale capace di individuare le caratteristiche del brano che lo rendono orecchiabile, come le cosiddette “dependency”, le melodie che ritornano più volte in una canzone, per poi riprodurne di simili.

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