Alcune professioni si intraprendono quasi per caso, per poi rimanerne felicemente sorpresi e soddisfatti. Il caso di Jonathan potrebbe essere il primo capitolo di una storia di questo tipo: «Dopo aver frequentato un istituto aziendale, non avevo intenzione di continuare gli studi, e quindi ho cominciato a cercare lavoro». Ora, a 22 anni, Jonathan è impegnato nel bar del suo quartiere da un anno e sette mesi. Fedele braccio destro del proprietario Gianni, ha visto la sua vita incrociarsi con il Mada’ di via Depretis, a pochi passi da dove è sempre vissuto. Il complesso residenziale che dista un centinaio di metri dal locale ospita infatti numerose famiglie, ed è proprio da quelle case che eredita la maggior parte della clientela.

Il Mada’ è il tipico bar di quartiere, punto di ritrovo e di riferimento di molte persone da oltre 40 anni. È un po’ il ritratto di una Milano familiare, in cui ci si conosce quasi tutti e si prende un caffè anche per scambiare due chiacchiere, fino a chi trova la compagnia che magari in casa non ha. «Essere cresciuto qua mi ha aiutato all’inizio – continua Jonathan –, non dovendomi ambientare: conoscevo le persone, e mi è stato più semplice muovere i primi passi».

Quando è arrivato al Mada’ Jonathan non aveva esperienze nel settore, ma sotto l’abile guida di Gianni. Ora ha imparato ad apprezzare questo mestiere. «Se ti piace quello che fai, poi la giornata trascorre più veloce. Quando sono dietro al bancone so che devo lasciare fuori dalla porta i problemi personali, perché un bar con personale poco socievole è condannato a perdere clienti». La clientela abitudinaria è anche un altro punto di forza del locale di cui i due si prendono cura: «Le poche volte che si presenta qualcuno che ha bevuto troppo e inizia a dare fastidio, gli chiediamo gentilmente di uscire. Chi viene qui deve sentirsi a proprio agio, senza pensieri».  Non essendo collocato su un grosso viale, il bar ha rari clienti occasionali, che si limitano ai pazienti dell’ospedale San Paolo.

Nella stereotipata Milano da bere, veloce e di fretta, fredda e cortese,  Jonathan lavora quindi in un bar di quartiere vecchio stampo, dove una personalità brillante come la sua può essere la chiave per portare un cliente ad affezionarsi, tra un caffè, due risate e i volti familiari di chi si incontra  ogni giorno: «Mi trovo davvero bene – chiosa il ventiduenne –: è un ottimo modo di trascorrere le giornate».