Il quartiere Isola spicca oggi come uno dei primi posti da vedere in ogni guida turistica che parli di Milano. Palazzi moderni, locali e negozi alla moda oggi sono una delle peculiarità della zona, entrata a tutti gli effetti tra i luoghi più interessanti di Milano. Un “ruolo”, però, che il quartiere si è guadagnato solo negli ultimi 30 anni: fino a metà degli anni Ottanta, infatti, la sua natura era decisamente diversa.

Il nome “Isola” deriva proprio dal fatto che questa zona della città fosse poco collegata con gli altri quartieri, una sorta di isolamento che aveva fatto di un quartiere un vero e proprio paese dentro la città al confine con la campagna. Il quartiere era caratterizzato da abitazioni per gli operai, di origine soprattutto meridionale, che lavoravano nelle vicine fabbriche di Sesto San Giovanni o Bicocca. Da qui la caratterizzazione di un quartiere semplice, operaio e, tendenzialmente, povero. Oltre a questi elementi sociali, l’isolamento del quartiere era determinato anche da un sistema di collegamento con la città poco efficiente, costituito solo dal ponte di via Farini e da quello che passava sopra la stazione di Garibaldi, che però più volte è diventato bivacco di campi rom. Ciò avveniva in un periodo storico nel quale per i milanesi la città era delimitata dalla “circonvallazione interna”, ovvero dal cerchio di strade che delimita le zone del centro storico.

Alla base del cambio di natura del quartiere Isola ci sono diversi fattori, tutti al tempo stesso causa ed effetto l’uno dell’altro. A partire dagli anni ’80 ha iniziato a prendere piede un movimento centripeto che ha spinto molti cittadini, a causa del ristagnare del mercato abitativo in centro città (poche case vendute e a prezzi molto alti) a guardare alle zone allora considerate di periferia come nuove possibile residenze. La vicinanza al centro e la particolarità architettonica dei palazzi di Isola, tutte case a ringhiera con svariati giardini interni, hanno messo Isola sulla cartina di Milano. Vicinanza al centro, abitazioni affascinanti e prezzi decisamente bassi, data la natura operaia del quartiere, sono gli elementi che hanno dato via alla riqualifica del quartiere Isola. Alcuni lavori di viabilità, come la chiusura della Martesana, il ramo del Naviglio che passava per il quartiere, e il miglioramento del tessuto urbano che la collegava con il resto della città, hanno poi eliminato definitivamente gran parte delle remore verso il quartiere.

A partire dagli anni ’80, quindi, sono state soprattutto le giovani coppie ad iniziare a popolare il quartiere, ideale per chi cercava una casa vicino al centro e con costi decisamente contenuti. Con l’arrivo dei giovani, sono nati i primi locali e soprattutto i centri sociali, come per esempio il Frida (che oggi è uno dei bar più noti della zona) che sono diventati veri e propri punti di ritrovo per gli abitanti. Isola così è diventata la sede del movimento giovanile, magari povero ma carico di ideali e voglia di rinnovare. Con il sempre più frequente arrivo di nuovi abitanti, nel quartiere si è verificato un cambiamento sociale: gli operai pian piano hanno iniziato a spostarsi, non essendo più in grado di sostenere il costo della vita in crescita. Insieme agli affitti sempre più alti, attività commerciali come il calzolaio, il panettiere e il fruttivendolo hanno ceduto il posto a bar e locali, dando il via a quella che viene definita la night economy. Le abitazioni hanno iniziato a subire trasformazioni, sia come esterni che come interni, cambiando quindi definitivamente l’aspetto del quartiere: non più operaio, ma di tendenza.

Così “alla moda” da diventare un luogo strategico: non a caso, un brand noto come il Blu Note decide negli anni ’90 di aprire un locale proprio a Isola. Il quartiere ormai era il centro della cultura milanese: artisti e cantanti passavano tutti dal locale, così particolare e così diverso da tutti gli altri che era possibile trovare nel resto di Milano. Il caso Blu Note rientra in quello che i sociologi definiscono path dipendence, ovvero le traiettorie di dipendenza: un luogo diventa interessante, particolare, tanto da attirare l’attenzione di chi vuole investire in locali e bar. Questo fenomeno al tempo stesso contribuisce ad alimentare la popolarità della zona, che cresce di pari passo con l’arrivo di nuove attività commerciali. La particolarià dell’Isola però, rispetto a quanto successo in seguito ad altre zone della città, è che questo fenomeno di riqualifica si è verificato in maniera autonoma, naturale, senza che dietro ci fosse un particolare disegno o intenzione da parte del Comune. Un quartiere scelto dal voting by the feet, ovvero dal fatto che le persone hanno iniziato a spostarsi in quella zona in maniera indipendente, creando prima ed alimentando poi il branding territoriale.

Negli anni il quartiere Isola è diventato così alla moda da esserlo addirittura in maniera eccessiva, come dimostrano le sempre più frequenti lamentele dei residenti verso la “popolazione della notte”. Camminando per il quartiere, è possibile notare con facilità la realtà della zona oggi: le case, la viabilità, le insegne dei locali più antichi suggeriscono quella che è stata la sua storia, prima operaia e poi punto di ritrovo per giovani “rivoluzionari”. Al fianco, locali più moderni, che provano, in maniera diversa, a confondersi con il contesto in cui sono inseriti, provando di riflesso a sfruttare il brand Isola. Insieme alla night economy, hanno preso piede anche tutti quei sistemi di affitti temporanei che hanno ulteriormente modificato l’aspetto del quartiere, andando ad affiancare, e in alcuni casi a sostituire, l’anima residenziale con quella puramente turistica. Su siti di affitto case come Idealista o Airbnb, si superano le 500 offerte di affitto nella zona; un fenomeno che all’estero, ad esempio a Barcellona o Amsterdam, il governo locale sta provando a regolamentare, ma che resta difficilissimo da prevedere e soprattutto calcolare con precisione.

Isola in soli tre decenni Isola ha cambiato aspetto come nessun’altra zona di Milano, passando da quartiere emarginato e popolato da soli operai ad essere uno dei luoghi pià alla moda di tutta la città.