L’ospedale intelligente potrebbe non rimanere soltanto un’utopia. Nel febbraio 2020, infatti, la Yonsei University Health System di Yongin, a una quarantina di chilometri da Seoul inaugurerà una struttura sanitaria futuristica, dotata di alcuni dei dispositivi tecnologicamente più avanzati in circolazione, supportati da una potente rete 5G.

Malati gravi e costretti a rimanere in camere di isolamento potranno essere visitati da ologrammi dei loro cari, proiettati su uno schermo; i visitatori riusciranno a orientarsi facilmente nella struttura grazie a un sistema di navigazione che sfrutta la realtà aumentata; medici e infermieri potranno accedere ad aree riservate con il solo riconoscimento facciale e i pazienti non dipenderanno più esclusivamente dall’aiuto degli infermieri, perché ciascuna stanza sarà dotata di un pratico smart assistant in grado di regolare, tra le tante cose, la posizione del letto, l’intensità delle luci e il volume della televisione.

Il progetto, finanziato dalle società di telecomunicazioni coreane Yonsei e SK Telecom, conta su tecnologie già precedentemente testate, a livello globale, in altre strutture sanitarie. Per esempio negli ospedali di Dublino e Londra che, qualche anno fa, hanno introdotto l’ologramma di un’infermiera incaricata di ricordare ai visitatori di lavare le mani, o un ospedale in Cina dove, ormai da tempo, il riconoscimento facciale viene utilizzato per velocizzare le operazioni di pagamento delle spese mediche.

L’esperimento sudocoreano, però, porta la tecnologia ospedaliera a un altro livello. L’obiettivo dell’Università di Yonsei è chiaro: migliorare i servizi offerti ai pazienti e al personale e potenziare tanto la campagna di informazione del presidio medico quanto la sua sicurezza interna.

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