Volevano fare come Marco Polo e ci sono riusciti. Ma dopo secoli e, soprattutto, usando un mezzo totalmente diverso. Loro sono  Giovanni Cipolla, Francesco Ponzio e Silvia Calcavecchio,   tre giovani siciliani,  che si sono resi protagonisti dell’avventura su strada “A Pechino col Pandino” . L’amore per i viaggi, lo spirito d’adattamento e tanta pazienza nel gestire gli imprevisti sono le loro primarie virtù di esplorazione. E però tutto è cominciato con una banale scommessa, nonostante si sia concluso con la fine dell’impresa.

Saliti a bordo di una vecchia Fiat Panda 4×4, i tre moschettieri si sono lasciati alle spalle la città di Palermo il 30 luglio Saliti a bordo di una vecchia Fiat Panda 4×4, i tre moschettieri si sono lasciati alle spalle la città di Palermo il 30 luglio scorso con un solo obiettivo: fare il pieno di esperienze, conoscere posti nuovi e raggiungere Pechino, meta alla quale si sono avvicinati Francesco e Silvia, ma che è stata effettivamente “conquistata” solo da Giovanni e dal suo fedele compagno di viaggio, appunto l’inconfondibile “Pandino”.

Per raggiungere la destinazione i tre hanno attraversato 11 stati, percorso 15mila chilometri in quattro mesi e, nonostante qualche impedimento, non si sono scoraggiati .  Li abbiamo incontrati di ritorno dall’impresa, entusiasti delle loro gesta, dei posti nuovi conosciuti e grati per tutti i followers, oltre 83 mila, che li hanno seguiti su Instagram e sostenuti nella loro avventura. Nonostante il loro ottimismo, avevano tenuto a mente che la loro auto non sarebbe stata capace di percorrere tutti i chilometri previsti, ma anche gli “incidenti di percorso” si sono trasformati in una piacevole scoperta.

Come è nata l’idea del vostro viaggio?

Giovanni: Semplice, eravamo ubriachi. Una parola tira l’altra, e presto ci siamo trovati a parlare di viaggi, nostra passione comune. Senza pensarci troppo abbiamo deciso di organizzare questo mega viaggio su strada per raggiungere la Cina. La cosa è nata davvero per scherzo.  “A Pechino col Pandino” fa anche rima. A poco a poco abbiamo iniziato a pianificare il viaggio sotto tutti i punti di vista: chiamare le ambasciate, raccogliere fondi, cercare un “Pandino” e, passo dopo passo, la nostra impresa ha iniziato a prendere forma ed è diventata reale.

Durante i preparativi, vi è mai capitato di pensare che il vostro viaggio non sarebbe andato in porto?

Giovanni: Sì. Il primo momento di sconforto è stato quando il meccanico ci ha detto che, per sistemare l’auto occorrevano circa 2mila euro. Una cifra della quale non disponevamo. Le nostre finanze si aggiravano tra i 20 e i 30 euro a testa. Abbiamo trovato però chi ha voluto finanziare la nostra impresa e grazie alla Taverna Azzurra (un locale di Palermo, ndr), il “Pandino” è stato riparato e messo in sesto per la partenza.

Qual è stato il vostro itinerario di viaggio?

Giovanni: Siamo partiti da Palermo, da lì siamo arrivati in Puglia e abbiamo preso il traghetto per la Grecia. Da Salonicco siamo andati a Istanbul, dove siamo rimasti per tre giorni. Subito dopo dovevamo andare in Cappadocia, ma un guasto all’auto ci ha impedito di partire e siamo rimasti qualche giorno ad Ankara. Quando l’auto è stata riparata, abbiamo continuato il nostro viaggio verso la Cappadocia e abbiamo proseguito attraversandola  Georgia e l’Azerbaigian. Da lì con il traghetto siamo arrivati in Kazakistan, abbiamo proseguito verso l’Uzbekistan e poi il Kirghizistan. Infine Russia, Mongolia e Cina.

Un’esperienza di questo viaggio che non dimenticherete mai?

Giovanni: E’ accaduta in Kirghizistan. Francesco era molto curioso e aveva espresso il desiderio di provare nuovi sapori, alimenti particolari legati alle tradizioni dei posti che visitavamo. Lì ci è stato offerto del latte fermentato di cavalla. Ricordo che era acidissimo, un sapore davvero forte per un palato non abituato a quei sapori.

Francesco: Non dimenticherò sicuramente il mio colloquio di lavoro via Skype in Turchia. Ero nell’officina di un meccanico del luogo che stava riparando l’auto che si era rotta e approfittai della sua ottima connessione wifi per sostenere  il mio colloquio a distanza. Purtroppo, non sono stato assunto, ma proprio durante il mio viaggio ho trovato lavoro come ingegnere presso un’altra azienda a Milano e questo è stato uno dei motivi del mio rientro anticipato.

Programmi per il futuro? Avete programmato un nuovo viaggio con il “Pandino”?

Giovanni: Magari! In questo momento l’auto non è in condizione di affrontare un nuovo viaggio, ma se riuscissimo a rimetterlo in sesto, sicuramente. Ovviamente continueremo a viaggiare, ma non so se ancora insieme visti gli impegni che abbiamo, soprattutto adesso che Francesco ha trovato lavoro.

Ma che fine ha fatto la vostra auto?

Giovanni: Il “Pandino” in questo momento è parcheggiato a Palermo: ormai è in fin di vita, quindi non potrà più viaggiare Il “Pandino” in questo momento è parcheggiato a Palermo: ormai è in fin di vita, quindi non potrà più viaggiare. Adesso, un gruppo di ambulanti lo utilizza come espositore di capi d’abbigliamento.

E quale sarà il suo futuro?

Francesco: Probabilmente ritornerà lì dove lo abbiamo preso.

Giovanni: Sì, perché in realtà lo abbiamo trovato abbandonato in una montagna vicino Palermo. Magari – ironizza l’ingegnere agrigentino – lo andremo a ri-abbandonare!