Stefano Parisi è il vero vincitore del primo turno delle amministrative a Milano. Il candidato del centrodestra ha recuperato in pochi mesi lo svantaggio da cui partiva quest’inverno, al momento della sua discesa in campo. Alla fine dello scrutinio Sala e Parisi risultano infatti appaiati intorno al 40 per cento.

Chi ha seguito le ultime settimane di campagna elettorale ha capito bene quali siano le differenze fra Stefano Parisi e Beppe Sala. La narrativa dei candidati fotocopia, dei due manager che arrivano a salvare i partiti di destra e sinistra non in grado di selezionare una classe dirigente all’altezza, è vera fino in un certo punto. Il candidato del centrodestra si è mostrato più a suo agio davanti alle telecamere, ha sempre avuto la battuta pronta per “Per noi è un risultato straordinario: solo pochi mesi fa si pensava fosse impossibile riaprire la partita”stemperare le tensioni del voto, ha saputo caricare i suoi durante i primi exit poll che lo davano cinque punti dietro il candidato del Pd. Più di un semplice tecnico quindi. Un nuovo protagonista della politica milanese che guadagna il 40,7 per cento delle preferenze dei milanesi (218.575 voti) e arriva al ballottaggio con soli 5.000 voti da recuperare.

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«Per noi è un risultato straordinario – ha detto Parisi ai nostri microfoni -, solo pochi mesi fa si pensava fosse impossibile riaprire la partita in questo modo e arrivare al ballottaggio. Io non ero conosciuto a Milano, mentre Sala era alla ribalta per Expo e per il sostegno del presidente del Consiglio. Il risultato di oggi (ieri, ndr) dice che la partita a Milano è ancora molto aperta.»

In vista dell’election day di domenica 19 giugno Parisi ha già tracciato la rotta da seguire: portare a votare i tanti astenuti e convincere chi ha votato M5S (circa il 10 per cento dei votanti) a scegliere Stefano Parisi, l’interprete del cambiamento rispetto alla giunta Pisapia. Confrontando i risultati del primo turno di ieri con quelli del 2011, oltre ai 120 mila astenuti in più, salta all’occhio che «Sala ha preso meno voti rispetto a Pisapia cinque anni fa.»

Dell’affluenza oltre dieci punti sotto il 67 per cento del 2011, Parisi ha incolpato il governo Renzi, responsabile di aver organizzato il primo turno di elezioni solo su una domenica, a cavallo del ponte del 2 giugno: «È un fatto grave di cui il governo si assume la responsabilità. La democrazia è importante.»

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Ciò che più ha colpito i nostri inviati all’hotel Marriott, quartier generale di Parisi, sono state le eccellenti doti comunicative dell’ex ad di Fastweb: Parisi ha continuato a rilasciare interviste fino alle 4 del mattino, ha motivato i suoi sostenitori, era presente e in prima linea, a mettere la faccia davanti alle telecamere, a trasformare un pareggio in una vittoria. Mentre Sala, aspettando l’esito ufficiale in una stanza, sottolineava ancor di più che la vittoria data per scontata sei mesi fa andrà conquistata in una battaglia all’ultimo voto.

⇒Leggi anche le reazioni di Beppe Sala dopo il voto