Milano è una città dalle mille anime e in questo suo essere multiforme riesce a cogliere la spinta verso il rinnovamento. Un rinnovamento che, spesso, si traduce nella riqualificazione di aree industriali o periferiche che, con un intervento congiunto di Comune, associazioni e cittadinanza, si trasformano in “centri lontani dal centro”. Dopo l’esempio virtuoso di Lambrate, zona industriale divenuta cuore dell’arte contemporanea, tocca alla Stazione Centrale, nello specifico agli ex Magazzini Raccordati, lungo le vie Aporti e Sammartini. I 141 magazzini, per un totale di 45mila metri quadri, sono la parte più antica della stazione: devono il loro nome a un binario che corre sul retro e che, in passato, era adoperato, tra le tante cose, anche per il viaggio senza ritorno degli ebrei verso i campi di sterminio. Negli anni, i Magazzini si sono riempiti delle attività più varie ma i Milanesi si sono accorti del potenziale della zona solo con l’avvento del Salone del Mobile: nel 2017, grazie a Ventura Projects, sono diventati fulcro dell’arte e del design internazionale.

Il rinnovamento di Milano si traduce nella riqualificazione delle aree industriali e periferiche che si trasformano in “centri lontani dal centro”

Grazie al FAS, “c’è vita intorno ai binari”

Donatella Ronchi, presidente del Gruppo FAS, non nasconde il suo entusiasmo nei confronti di un progetto non più “gommoso” e che prevede “la riapertura di una serie di spazi chiusi al pubblico, la creazione di una zona food su via Aporti, un parcheggio di 500 posti auto e una sorta di museo da adoperare come location per gli eventi”. Dal 2001 è, forse, la prima volta che si avverte la sensazione che non si tratti di qualcosa calato dall’alto. “La macchina sembra essere partita davvero, con la consegna del progetto in Comune e la ricerca di un modo per valorizzare la stazione, dunque, i Magazzini come servizio non solo a disposizione dei viaggiatori ma anche di chi, quella zona, l’ha scelta per costruirci una vita”, queste le speranze della dott.ssa Ronchi, simbolo di quel FAS che, negli anni, è stato testimone silenzioso di continui switch di gestione e che, finalmente, si trova davanti a qualcuno pronto a sporcarsi le mani, probabilmente avvantaggiato dal fatto di essere un privato. Quando le viene chiesto cosa possa aver ostato, in passato, l’effettivo avvio dei lavori, il presidente del gruppo non ha dubbi: la joint venture tra pubblico e privato, quel gruppo misto costituito da Grandi Stazioni e Grandi Stazioni Retail che ha lasciato dietro sé “una scia di svantaggi e problemi senza soluzioni”. Ma il FAS non si inserisce ora in questa rimessa a nuovo dei Magazzini: l’associazione, da anni, collabora con tutte quelle realtà che si occupano di persone in situazioni di disagio e che hanno trovato nei Raccordati la loro base. Perché la parte più viva dei Magazzini, ad oggi, sembra essere proprio quella dedita al sociale: la dott.ssa Ronchi sottolinea, infatti, come “molte attività a carattere benefico abbiano sede nell’area dei Magazzini, addirittura a ridosso dei locali di Ventura Projects”. Un incontro insolito sfruttato da uno dei protagonisti del Fuorisalone, saltato alle cronache per il suo trasferimento dalla storica sede di Lambrate alla zona dei Magazzini Raccordati, scelta che la numero uno del FAS appoggia, sicura del fatto che “Il nome di Ventura Projects e l’uso che farà dei Magazzini genereranno un effetto positivo sugli esercizi della zona, che continuerà a rimanere vivo anche dopo il Salone del Mobile”. “il nome di Ventura Projects e l’uso che si farà dei Magazzini genereranno un effetto positivo sugli esercizi della zona, che continuerà a rimanere viva anche dopo il Salone del Mobile”. Sono tante, dunque, le aspettative per quello che verrà dopo l’hype di una delle manifestazioni di punta del panorama culturale meneghino, aspettative che spingono il FAS a pensare che la riqualificazione della zona possa portare a un risultato più inclusivo rispetto a quello di Lambrate, “facendo da traino a più attività e portando benefici di più lunga durata, considerando che l’area interessata dal progetto non è solo quella acquisita da Ventura Projects”.

Ventura Centrale, la nuova frontiera di Ventura Projects

E Ventura Project in che posizione si colloca? La project manager di Ventura Projects, Fulvia Ramogida, spiega come la decisione di trasferirsi da Lambrate alla zona tra via Aporti e via Sammartini sia nata dalla “necessità di iniziare un nuovo percorso, di offrire ai designer nuovi stimoli e dare al pubblico la possibilità di stupirsi”. Non si può dire che il programma di Ventura Centrale per la Design Week 2018 abbracci la filosofia del risparmio: dalla presentazione di nove espositori al lavoro con installazioni site specific “volte a esaltare il potenziale dei loro progetti in uno spazio speciale come quello dei Magazzini” a una carrellata di esempi di design contemporaneo e un American Diner disegnato da Rockwell Group per celebrare i 25 anni della rivista Surface Magazine. Tra le tante chicche anche una installazione outdoor del maestro Franco Mazzucchelli, iniziativa in collaborazione con FAS. “Noi siamo esploratori urbani e aprire le porte di luoghi dimenticati, riempiendoli di contenuti nuovi, è il metodo più efficace per far rinascere un’area problematica” “Noi siamo esploratori urbani e aprire le porte di luoghi dimenticati, riempiendoli di contenuti freschi, è il metodo più efficace per far rinascere un’area problematica”: nonostante non si sbottoni rispetto alla possibilità di vedere i Magazzini come polo stabile d’esposizione, la dott.ssa Ramogida considera reale la prospettiva di una Lambrate 2.0, pur trattandosi di un progetto completamente diverso.

Centrale District: la rinascita della Zona 2

La stessa sicurezza anima anche Camilla Doni, uno dei soci fondatori del Centrale District, terzo dei tanti attori coinvolti nel restyling. Il distretto, nato un anno fa, comprende 13 hotel, una galleria d’arte, due nuovi soci, Aran Cucine e la clinica Unisalus e si sviluppa attorno alla zona 2 di Milano, dalla Stazione Centrale a P.zza Repubblica. La dott.ssa Doni si allinea al pensiero comune, ribadendo come il Fuorisalone possa essere “l’occasione giusta per rilanciare il Cantiere Centrale come polo per l’ospitalità e l’arte e non solo come zona di passaggio”.  Nessun ostacolo, dunque, alla possibilità di trasformare i Raccordati in una “Nuova Lambrate”, grazie ai player coinvolti e alla sinergia tra Ventura e gli attori di punta del distretto, uniti nel “riempire di idee e bellezza i Magazzini, aprendoli alla città e alla dimensione internazionale”.

Nonostante i rischi che comporta, questo progetto sa di buono: viste le potenzialità della zona e l’intraprendenza dei protagonisti non è difficile immaginare quegli spazi vuoti riempirsi di vita e di colore, fare da scenario alle opere di un artista alla ricerca di uno spazio che sappia avvicinarlo agli occhi della gente, passaggio per viaggiatori e turisti alla ricerca di un treno per chissà dove e luogo di aggregazione per residenti. Perché la bellezza di una città come Milano, forse, sta anche nella ricerca di continui slanci verso la rinascita.