Il 20 e il 21 settembre si vota in Italia per il referendum sul taglio del numero dei parlamentari. I seggi resteranno aperti domenica 20 dalle ore 7 alle 23 e lunedì 21 dalle 7 alle 15. Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, per cui gli elettori sono chiamati al voto per confermare, o meno, la legge di riforma costituzionale che prevede una riduzione dalla prossima legislatura del numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200). A differenza dei referendum abrogativi, quello costituzionale confermativo non ha bisogno del raggiungimento del quorum per essere valido, dunque non sarà necessario che partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto.

Per cercare di promulgare questa legge si è dovuto ricorrere al giudizio popolare poiché, sebbene a ottobre 2019 la Camera dei deputati avesse ratificato in via definitiva il taglio dei parlamentari con 553 voti favorevoli e 14 contrari, a luglio 2019 il Senato aveva sì approvato la legge di riforma costituzionale, ma non con il voto dei due terzi dei senatori e per questo 71 dei suoi membri avevano legittimamente depositato in Corte di Cassazione la richiesta di indizione del referendum, accettata poi il 23 gennaio. Le leggi di revisione della costituzione e le altre leggi costituzionali infatti necessitano di una procedura più complessa rispetto a quelle ordinarie, dal momento che devono essere approvate da ciascuna camera con due successive votazioni a intervallo non minore di tre mesi, e devono essere approvate da una maggioranza dei due terzi o dalla maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera nella seconda votazione.

Il quesito sulla scheda elettorale sarà il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?» Se vinceranno i “Sì”, la riduzione del numero dei parlamentari entrerà definitivamente in Costituzione e verrà attuata a partire dalla prossima legislatura. Se vinceranno i “No”, la Costituzione non subirà modifiche e di conseguenza il numero dei parlamentari eletti dai cittadini rimarrà quello attuale, ossia 945.

I sostenitori della riforma costituzionale, capitanati dal Movimento 5 stelle, fanno leva su una serie di ragioni che vanno dalla riduzione dei costi della politica (come spiega però l’osservatorio dei Conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli, “il risparmio netto generato dall’approvazione di questa riforma sarà di 285 milioni a legislatura o 57 milioni annui, pari soltanto allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana) alla convinzione che un parlamento più “snello” sia anche più efficiente e rapido nel portare a termine le funzioni che deve espletare. I comitati per il sì sono altresì convinti che una riduzione del numero degli eletti renderebbe più trasparenti e più comprensibili dibattiti e decisioni, senza intaccarne la qualità, grazie a un numero minore (e più controllabile) di rappresentanti che renderà più agevole il giudizio finale dei cittadini nei loro confronti.

Chi invece si schiera a favore del No critica il rischio di una mancanza di rappresentatività a causa del taglio dei parlamentari, che potrebbe comportare un ulteriore distacco tra i cittadini e gli eletti, che dovrebbero dar conto delle istanze di un numero sempre più grande di elettori. Gli esponenti del no ravvisano anche un pericolo per la democrazia riguardo alla rappresentanza territoriale, dal momento che sarebbe ridotto il numero di senatori eleggibili nelle regioni. Alcune di esse, come l’Umbria e la Basilicata, subirebbero un taglio del 57 per cento dei seggi. Il rischio maggiore è che in alcune regioni potrebbero essere eletti  rappresentanti di una sola coalizione. Meno deputati e senatori significa poi dare maggior potere ai leader dei partiti e minore possibilità di confronto (e di dissenso) dentro i gruppi parlamentari che saranno più piccoli. Chi vota No sostiene che un taglio del solo numero dei parlamentari, non accompagnato da riforme (su tutte quella della legge elettorale) e dalla modifica dei regolamenti, non faccia altro che paralizzare l’attività del parlamento e che la produttività di ciascun deputato o senatore sarà minata dal fatto che il lavoro in commissione sarà distribuito su meno persone (molti deputati probabilmente dovranno far parte contemporaneamente di più commissioni). Il fronte del No considera la riforma demagogica e populista, accusando i suoi promotori di far leva sul sentimento di antipolitica diffuso tra la gente.