Se si unisce il fascino di una fiaba senza tempo, come La bella addormentata nel bosco, all’incanto del teatro di marionette, il risultato non può che essere stupefacente, nel senso proprio che stupisce per la bellezza delle scenografie, dei costumi, delle sculture in legno, degli effetti speciali e delle musiche. La bella addormentata nel bosco è andata in scena dal 3 febbraio al 10 marzo nell’atelier dei Colla in via Montegani 35/1 a Milano Si pensa questo dopo aver assistito all’ultimo spettacolo della Carlo Colla e Figli, andato in scena dal 3 febbraio al 10 marzo nel loro atelier in via Montegani 35/1 a Milano. In particolare, il 9 febbraio è stata allestita una rappresentazione della fiaba in arabo. «Siamo molto soddisfatti di questo primo esperimento – commenta Piero Corbella, general manager della compagnia – e non è detto che la programmazione in arabo non continui anche con altri spettacoli».

A ideare La bella addormentata è stato Eugenio Monti Colla, l’ultimo dei Colla a far parte della compagnia, scomparso due anni fa. «Nel 2001 – racconta Corbella – Eugenio Monti decide di scrivere questo spettacolo, avvalendosi tra l’altro anche delle musiche di Tchaikovsky». In realtà, il repertorio delle fiabe arriva relativamente tardi tra le rappresentazioni dei Colla: «Se la compagnia nasce agli inizi dell’Ottocento – spiega il general manager – la prima fiaba, che è la Cenerentola, compare nel 1906, cioè solo dopo cento anni, a testimonianza del fatto che comunque il teatro delle marionette è un teatro per tutti, non solo per bambini».

La bella addormentata non è l’unica fiaba ad essere rappresentata dai Colla, ma, rivela Corbella, “è uno degli spettacoli più di successo insieme a La lampada di Aladino. A dimostrare la sua fortuna è il fatto che abbia calcato numerosi palcoscenici del mondo: «È stata in America, in una versione in inglese, è stata in Oman nella versione in lingua araba lo scorso dicembre e sarà fra poco in Russia in lingua russa».

La bella addormentata non è, però, l’unico spettacolo ad essere portato dai Colla in giro per il mondo: «Siamo stati in oltre 70 Paesi e devo dire che dovunque la reazione è incredibile. Sia gli adulti che i bambini scoprono un mondo meraviglioso, un mondo che non conoscevano, una tradizione che è legata a quella del teatro italiano, e che quindi fa anche da ambasciatrice della nostra cultura all’estero».

Piero Corbella: «Ci sono testimonianze di marionette, o comunque oggetti assimilabili alle marionette, che venivano utilizzati dai sacerdoti nell’antico Egitto» La tradizione del teatro di marionette, in realtà, è molto più antica di quella del teatro italiano, anche se è a questa legata. «Nasce con la civiltà – rivela Corbella –. Ci sono testimonianze di marionette, o comunque oggetti assimilabili alle marionette, che venivano utilizzati dai sacerdoti nell’antico Egitto: erano le statue degli dèi che venivano mosse tramite dei fili durante le celebrazioni sacre. Ci sono testimonianze lungo tutta la storia umana, dall’antica Grecia, passando per Roma, il Medioevo, fino ad arrivare al 1600-1700, periodo in cui esplode veramente quella che è la tradizione del teatro di marionette, grazie anche al contemporaneo sviluppo del teatro barocco, fatto di scenografie dipinte con la prospettiva, di grandi effetti scenici e macchinari che ancora oggi la nostra compagnia utilizza».

La tradizione Colla nasce, però, in modo professionale agli inizi dell’Ottocento. «I Colla erano commercianti nel Settecento – racconta Corbella – e, come molte famiglie ricche milanesi, avevano nel proprio palazzo un piccolo teatrino di marionette con cui divertivano i propri figli e i figli degli amici. Le testimonianze più importanti di questo tipo di tradizione sono legate, per esempio, ai principi Borromeo, che sull’Isola Madre hanno ancora un teatrino delle marionette di epoca settecentesca. Anche Goldoni racconta nei Mémoires che imparò a conoscere il teatro grazie a un teatrino di marionette che utilizzò quand’era giovane».

La svolta avviene dopo il Congresso di Vienna, quando i Colla vengono esiliati da Milano: «Quello che era un gioco divenne un’attività professionale. Noi abbiamo tutta una serie di documentazioni di libri mastri, conservati nei nostri archivi, che testimoniano l’attività giorno per giorno a partire dal 1835, anche se sappiamo che già prima di quella data i Colla lavoravano come compagnia di giro».

I Colla svolgevano un’attività importante anche dal punto di vista sociale: «Erano i mass media di quel periodo, perché all’epoca c’erano pochissimi giornali o quantomeno non arrivavano nei piccoli centri al di fuori delle città, dove non arrivava di fatto neanche la cultura, e loro portavano cultura ma anche informazione». Gli spettacoli  trattavano di argomenti storici contemporanei: le guerre napoleoniche, le battaglie per l’indipendenza italiana, le guerre coloniali.

Da compagnia di giro i Colla diventano teatro stabile agli inizi del Novecento, quando prendono possesso del Gerolamo, dove rimangono fino al ’57. Dopo quella data l’attività va avanti in modo saltuario per poi ricominciare a tempo pieno a metà degli anni Settanta.

«Oggi esistono compagnie di burattini, di pupi in Sicilia, come quella di Mimmo Cuticchio, però di marionette a filo nel Nord Italia non ne esistono più con una struttura produttiva come la nostra» Quella dei Colla è una delle ultime compagnie marionettistiche rimaste, come fa sapere Corbella: «Ne esistevano tante nell’Ottocento e fino alla prima metà del Novecento in Italia. Oggi esistono, più che altro, compagnie di burattini, compagnie di pupi in Sicilia, come quella di Mimmo Cuticchio, però di marionette a filo nel Nord Italia non ne esistono più, che io sappia, attive come la nostra. Ci sono dei musei, ci sono compagnie che fanno spettacoli ogni tanto, ma con una struttura produttiva come la nostra, non ne esistono più».

La particolarità dei Colla è quella di produrre da sé tutto il materiale degli spettacoli: «È stata un’idea di Eugenio Monti – chiarisce Corbella –: creare all’interno della nostra struttura tutti i laboratori artigianali che supportano l’attività produttiva della compagnia». Se si tiene conto anche della parte organizzativa, a lavorare nella Carlo Colla e Figli oggi sono in 14: «Non si occupano solo di muovere le marionette durante gli spettacoli, ma le creano proprio, quindi le scolpiscono nel legno, realizzano i costumi, dipingono le scenografie, realizzano le parrucche, gli accessori, le scarpe, le attrezzerie, tutto, anche la parte musicale, perché il nostro collaboratore, il maestro Lorenzini, che lavora con noi da più di 20 anni, compone le musiche per i nostri spettacoli».

Il materiale già in possesso della compagnia è ormai molto vasto: «Parliamo di 3mila marionette, di 8mila costumi e di un migliaio di scenografie, tuttavia per ogni nuovo spettacolo serve qualcosa, così ogni anno realizziamo altre 50-100 nuove marionette». Per esempio, attualmente i Colla stanno realizzando una nuova produzione che debutterà al Piccolo Teatro Grassi di Milano l’11 giugno: «Andremo in scena a breve con L’isola del tesoro, tratto dal romanzo di Stevenson. E’ uno spettacolo particolare perché nasce su richiesta del New Victory Theatre di New York». Lo spettacolo debutterà a Milano e poi l’anno successivo sarà portato negli Stati Uniti. Realizzare una nuova produzione richiede tanta fatica e tanto tempo: «È un lavoro molto impegnativo e molto lungo – assicura il marionettista –. Come minimo ci vuole un anno di tempo, intervallato poi dalle tournée e dagli spettacoli».

Intraprendere la carriera del marionettista conviene, quindi, solo a chi ha veramente la passione: «La nostra è un’attività in cui ti devi integrare al cento per cento – sostiene Corbella –. È un’attività che porta via tantissimo tempo, però dà anche tante soddisfazioni». Le strade per diventare marionettisti sono le più varie: «Alcuni ragazzi si sono avvicinati a noi dopo le scuole d’arte, Brera per esempio». Per Corbella, invece, ad essere decisivo è l’incontro con Eugenio Monti Colla: «Era il mio professore di italiano, storia, geografia e latino alle scuole medie e lui ha fatto conoscere questo mondo a me e ad altre quattro persone che fanno parte della compagnia. Lui mi ha trasmesso la passione. Inizialmente era un gioco: ero un ragazzino di 11 anni che veniva a Milano la domenica per vedere questo strano mondo, è un qualcosa con cui sono cresciuto. Poi la passione si è trasformata in un lavoro e sono diventato un vero e proprio marionettista». La meraviglia provata dal Piero Corbella undicenne di fronte agli spettacoli di marionette è la stessa che continuano a provare i bambini di oggi: segno, questo, del fatto che esistono tradizioni culturali del nostro Paese che è bene continuare a tramandare e a esportare all’estero.