newslab logoLo scorso 25 febbraio, nella redazione londinese del Guardian, quattro giornalisti si sono proposti come successori del direttore uscente Alan Rusbridger, confrontandosi pubblicamente sul futuro del quotidiano britannico in una sorta di “dibattito politico” a sfondo giornalistico.

Dei quattro, tre erano donne: Emily Bell, direttore del Tow Center for Digital Journalism alla Columbia University e direttore non esecutivo dello Scott Trust; Janine Gibson, direttore del sito web theguardian.com; e Katharine Viner, direttore di Guardian US. Tutte e tre con ottime chance di assumere la guida del prestigioso quotidiano britannico dopo l’uscita di Rusbridger.

In Italia, invece, la situazione è molto meno rosea. Un soffitto di vetro, tanto invisibile quanto robusto, incombe nelle redazioni dei quotidiani del nostro Paese.

A parlare sono i dati di un’analisi condotta da NewsLab, l’osservatorio sull’informazione della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica. Il giornalismo della carta stampata, in Italia, è ancora un settore dove gli uomini spadroneggiano: sono di più e mantengono le posizioni di rilievo, in alcuni casi monopolizzando le pagine dei giornali.

L’analisi condotta per 7 giorni su un campione di 12 testate nazionali, dieci di approccio generalista e due di taglio sportivo, ha mostrato un quadro tutt’altro che incoraggiante per le giornaliste donne in attività e per le giovani professioniste che vogliono affacciarsi a questo mestiere.

Tre giornalisti su quattro sono uomini

Sulle pagine dei quotidiani cartacei analizzati, le donne rappresentano solamente il 23% delle firme complessive.

Ciò significa che, per ogni giornalista donna, vi sono tre colleghi maschi in attività. In questa tabella, i dati medi e quelli minimi e massimi che abbiamo raccolto durante il periodo di analisi.

Tra le testate prese in considerazione dall’analisi, il miglior risultato complessivo è stato realizzato da Il Messaggero, dove le donne hanno rappresentato esattamente un terzo delle firme complessive nel periodo analizzato (33,7%). Completano il podio Il Fatto Quotidiano (30,6%) e Il Sole-24 Ore (30,1%).

Malissimo gli sportivi, con la Gazzetta dello Sport ed il Corriere dello Sport-Stadio a chiudere la classifica con percentuali impietose. Il peggior risultato in assoluto appartiene al quotidiano romano, che nelle giornate di giovedì 5 febbraio e venerdì 6 febbraio non presentava nemmeno una firma femminile in tutti gli articoli del quotidiano.

Tra i tre giornali generalisti più diffusi sul territorio nazionale – La Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa – a posizionarsi meglio è la testata di Ezio Mauro (29,8%), seguita a ruota dal Corriere (28,5), mentre resta attardata La Stampa di Torino (23,3).

Le donne faticano ad entrare nelle redazioni italiane, dunque, e lottano per vedere la propria firma pubblicata sul giornale.Un problema non solo numerico: le cariche direzionali sembrano essere precluse alle donne.

Una barriera di visibilità e prestigio

Il problema, tuttavia, non è solamente numerico. Nei 12 quotidiani analizzati, infatti, soltanto pochissime giornaliste di sesso femminile che risiedono ai piani alti delle redazioni, occupando posizioni di prestigio.

Tra direttori, condirettori, vicedirettori delle testate prese in esami, figura solamente una donna. Si tratta di Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere della Sera. Una posizione che condivide con tre colleghi uomini.

Avendo focalizzato l’analisi sull’impatto delle giornaliste sulla facciata esterna dei giornali (la quantità di firme pubblicate in pagina), i numeri dell’indagine possono non coincidere con quelli delle reporter donne effettivamente impiegate nelle redazioni dei quotidiani cartacei italiani.

Permane, tuttavia, un senso di ingiustizia e sconforto di fronte a strutture editoriali chiaramente improntate sulla prevalenza maschile, dove la donna – quando è presente – resta comunque relegata ad un ruolo di secondo piano, sia in termini di visibilità, sia di prestigio e carriera.


Nota metodologica e precisazioni:
Il numero totale delle giornaliste donne è stato conteggiato a partire dalle firme agli articoli sui numeri pubblicati durante la settimana dal 2 all’8 febbraio 2015. Più articoli con la stessa firma sono stati calcolati “1”. Il conteggio relativo ad Avvenire è stato effettuato sui 6 giorni, anziché sui 7 (il giornale non viene pubblicato il lunedì). Nel caso de Il Sole-24 Ore, la copia di lunedì 2 febbraio è stata sostituita con quella del lunedì successivo, 9 febbraio.

Autori:
L’analisi è stata condotta da: Alessandra Lanza, Nicolò De Carolis, Alberto Battaglia, Daniele Brunetti, Claudia Zanella, Michele Alinovi, con il coordinamento di Valerio Bassan.