La pubblicazione da parte di BuzzFeed di un dossier di notizie non verificate sul presidente Donald Trump ha riportato sotto i riflettori la tensione che oggi caratterizza i rapporti tra le agenzie di intelligence e la stampa nelle democrazie occidentali. Il bilanciamento fra segretezza, esame minuzioso delle informazioni e fiducia reciproca tra questi due attori viene ora indagato da un nuovo libro di John Lloyd del Reuters Institute: Journalism in an Age of Terror.

Il giornalismo ha sempre affermato di essere il cane da guardia del potere, è il suo mantra, la ragione stessa della sua esistenza”, spiega Lloyd alla presentazione del libro. “Tuttavia non può porre sotto la sua lente anche l’intelligence in quanto certi documenti devono rimanere segreti perché servano a qualcosa. Questo rappresenta un dilemma per il giornalismo e la sua mission”.

Il libro si focalizza sulle intelligence inglesi, francesi e statunitensi, e sulle rivelazioni di Edward Snowden, interrogandosi sul danno che quest’ultime hanno creato alle attività delle agenzie governative e ai singoli governi, in un’epoca in cui sia il giornalismo che i servizi hanno subito duri colpi alla loro credibilità.

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