Vivere soli nelle mura di casa non è semplice, non è semplice quando gli spazi sono ridotti ai metri quadri di un appartamento, non è facile se non si hanno coinquilini o familiari accanto con cui poter scambiare qualche battuta.

Ma molti ragazzi, oltre che adulti, non sono nuovi a questi comportamenti quando soffrono di una vera e propria patologia: l’isolamento sociale. Queste persone decidono autonomamente di estraniarsi dal mondo e crearsene uno tutto proprio. Il termine appropriato  è ‘Hikikomori’‘: deriva dal giapponese e significa letteralmente stare in disparte.

Gli hikikomori sono ragazzi,  tra i 15 e i 25 anni, che non studiano e non lavorano e trascorrono quasi tutto il loro tempo chiusi in camera da letto, nei casi più gravi senza parlare, nemmeno, con i genitori

Gli hikikomori sono ragazzi,  tra i 15 e i 25 anni, che non studiano e non lavorano e trascorrono quasi tutto il loro tempo chiusi in camera da letto, nei casi più gravi senza parlare, nemmeno, con i genitoriSono i ragazzi dell’eterno presente, vivono in un mondo in cui giorno e notte non si alternano, sostituiti dalla luce degli schermi dei telefoni e dei computer.Un mondo in cui le relazioni fisiche, reali, sono sostituite da quelle virtuali, fondamentali: in alcuni casi l’unico vero contatto con chi è fuori dalla stanza. Dove la società diventa un nemico da cui proteggersi.  La scuola, per molti ragazzi hikikomori, è il fattore scatenante che porta all’autoreclusione. Non solo come conseguenza a episodi di bullismo. Il non sentirsi compresi, aiutati e la pressione delle aspettative sociali li abbiano schiacciati fino a farli rinchiudere in se stessi. Marco Crepaldi è l’autore del libro I giovani che non escono di casa e spiega molto bene il fenomeno.

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Dice: “La cosa peggiore è spingerli a fare ciò che non vogliono. Avere un genitore che li forza fa perdere loro fiducia anche nel genitore stesso . Per migliorare la situazione bisogna cambiare approccio al problema, però: bisogna capire che un figlio esce se sta bene e non che se esce sta bene. L’uscita da casa è la naturale conseguenza di uno stato d’animo positivo, sennò è solo sofferenza e a un certo punto la sofferenza diventa insostenibile. Gli hikikomori possono uscirne, con la comprensione del problema, e ovviamente un aiuto psicologico”.

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Quindi, din questo momento, chi soffre di questo disturbo mentale, come potrebbe non rinchiudersi ancor di più in una spirale depressiva? I soggetti più a rischio, paradossalmente, sono coloro che non riescono a rimanere soli e per loro la solitudine potrebbe essere un trauma psicologico devastante, potrebbero arrivare a sviluppare anche sindromi ansiose incontrollabili. Ci sono, anche, tante persone che magari hanno una tendenza all’isolamento sociale, ma avevano, almeno, quelle attività che gli permettevano di rimanere in contatto col mondo esterno. Attività che, a causa di questa condizione, potrebbero invece non riuscire più a svolgere. Può darsi che quando si uscirà dalla quarantena chi è sprofondato in questa situazione di depressione e ansia poi non riesca più a riprendere una vita normale.

Sfruttiamo tutti questo momento per scoprire altre tipologie di rapporto che, in altre circostanze, verrebbero molto criticate. In questo caso il digitale ci salva. Si dice spesso che il digitale è virtuale e non è reale, però in questo caso riscoprire il web può essere meglio che passare la giornata a fare divano-letto, letto-cucina, cucina-bagno. Sicuramente bisogna evitare di  diventare schiavi delle proprie pulsioni perché è quello che riguarda gli hikikomori. Sono schiavi dei loro bisogni: dormono quando hanno sonno, mangiano quando hanno fame. E questo li porta a perdere anche la concezione del tempo che scorre. Questa cosa andrebbe evitata assolutamente. Un hikikomori è una condizione di sofferenza sociale molto forte che impedisce di uscire perché si ha paura del giudizio altrui e si ha paura di relazionarsi con le persone, oltre ad avere una visione molto negativa della società. Quindi chi sta in casa per il Coronavirus non è un hikikomori.

E’ possibile anche immaginare che gli hikikomori possano sentirsi offesi per la difficoltà degli altri di rispettare le regole imposte dal governo?  Ci sono persone che potrebbero giovare da questa situazione perché l’idea che anche gli altri siano in isolamento li fa sentire meno in colpa. Sull’altro versante ci sono persone che non riescono a uscire di casa e il solo pensiero di andare all’ospedale in un reparto affollato li terrorizza. Per altri, infine, è una questione di indifferenza: stavano isolati già da prima e adesso continuano a essere isolati. Vedono questo clima di ansia rispetto all’isolamento come una cosa un po’ offensiva nei loro confronti perché loro sono persone che ci vivono quotidianamente, mentre chi fatica a rimanere in casa 2 3 giorni può colpire il loro stato d’animo.