Il mondo sembra essere pronto per una crisi globale della salute mentale. Secondo un sondaggio del Washington Post, i livelli di stress sono anche più alti di quanto fossero durante la recessione del 2009. Molti psicologi, però, non sono disposti a prendere appuntamenti durante la pandemia e, quindi, le persone dovrebbero imparare ad aiutarsi da sole. Lo smartphone potrebbe dar loro una mano.

Negli ultimi anni, infatti, sono emerse diverse app per sviluppare la propria consapevolezza o praticare la meditazione, come Headspace o Calm. Nonostante siano ancora poche le prove che queste possano essere tanto risolutive quanto una terapia, sono molti gli studi che ne hanno evidenziato i grandi benefici. O ancora, software più complessi per monitorare i livelli di umore, sonno, stress e dolore, come NeuroFlow e Unmind, che forniscono delle vere e proprie lezioni personalizzate. Ci sono anche alcune app create appositamente per l’ansia da Covid-19, come  quella sviluppata dal sistema sanitario britannico, Covid Coach – che prevede esercizi e  fornisce strumenti per controllare ansia, stati d’animo e indicazioni per vittime di violenza domestica, tossicodipendenti o persone in difficoltà – e Clarity, che richiede un check-in giornaliero dell’umore e dà indicazioni su come gestire lo stress a misura di utente.

 Tra tutti gli interventi studiati per il trattamento dell’ansia, quelli ai quali ci si rifà di più si basano sulla terapia cognitivo-comportamentale, la quale ha generalmente un impatto a lungo termine più positivo rispetto al trattamento farmacologico. Il corso online gratuito Helpers – creato da un gruppo di psicologi britannici ­– ha proprio lo scopo di spiegarla all’utente medio, cui fornisce strumenti e modelli per affrontare il dolore, la solitudine e l’ansia.

Queste soluzioni, però, pongono due problemi: non sono applicabili a tutte le situazioni e le personalità e tagliano fuori coloro che non possiedono pc, smartphone o tablet. Tuttavia, hanno usato la pandemia come un’occasione per dimostrare che aver bisogno di un aiuto mentale non è uno stigma e soprattutto che le persone che ne hanno bisogno sono molte più di quanto non si pensi.

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