«Se noi abbandonassimo un cane per strada saremmo fuori legge. Se noi abbandonassimo un migrante per strada saremmo nella legge». Lo ha detto Monsignor Accolla, vescovo di Messina, ma la frase è stata presa in prestito da Alberto Sinigallia, presidente del progetto Arca Onlus a Milano, per spiegare la nuova legge sulla sicurezza del governo. «È forte come visione ma è così. Per legge noi dobbiamo abbandonare le persone per strada. Donne, bambini e anche malati mentali. Non è ancora successo, ma con questa nuova legge può accadere». Il Comune di Milano, la prefettura e tutta Italia che si occupa di sicurezza sta cercando soluzioni. Stando, però, alla legge, i “nuovi” homeless e clandestini d’Italia sono tutti i richiedenti asilo che soggiornavano, fino a poco fa, regolarmente sul nostro territorio e nei centri di accoglienza straordinaria con un permesso di soggiorno per protezione umanitaria: «Ovvero tutte quelle persone – precisa Silvia Bartellini, presidente dell’associazione Passepartout che si occupa di accoglienza a Milano – che non rientrano nella categoria del rifugiato politico ma che comunque hanno situazioni problematiche nel loro Paese». «Per legge noi dobbiamo abbandonare le persone per strada. Donne, bambini e anche malati mentali. Non è ancora successo, ma con questa nuova legge può accadere». Alberto Sinigallia

In pratica, chi possiede un permesso per protezione umanitaria sono pari al 30% di richiedenti sia a livello nazionale che nella città di Milano. Queste persone devono abbandonare i centri di accoglienza straordinaria e, da regolari, diventeranno a tutti gli effetti irregolari, aggiungendosi così ai 475mila clandestini presenti su tutto il territorio italiano. Sono 150mila invece i migranti nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Non solo: questo 30% di futuri non aventi diritto non potrà più accedere allo Sprar, ovvero al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. «Il vero problema – continua Alberto Sinigallia – è che questo 30% dovrà essere rimpatriato e proprio per questo motivo stanno nascendo, come conseguenza sempre della legge sicurezza, i centri di rimpatrio. Centri che potranno ospitare migranti solo per un massimo di 180 giorni. E’ assurdo pensare di rimpatriare tutte queste migliaia di persone. Al massimo, potrà rimpatriarne un centinaio. Nessuna compagnia aerea, per intenderci, riuscirebbe a sostenere numeri del genere». «Associare la parola sicurezza al fenomeno migratorio non può fare altro che aumentare l’allarme sociale e incoraggiare forme di odio su base etnica o confessionale». Silvia Bartellini

Ma c’è di più: un rimpatrio implica il fatto che ci sia un accordo bilaterale tra l’Italia e il Paese d’origine del “migrante clandestino”. Accordi inesistenti nella maggior parte dei casi. Infine, che conseguenza avrà questa legge sulla società italiana? «Associare la parola sicurezza al fenomeno migratorio non può fare altro che aumentare l’allarme sociale e incoraggiare forme di odio su base etnica o confessionale – precisa Silvia Bartellini –. Questa legge fa sì che tutte le questioni sociali diventino un problema di sicurezza». Milano, intanto, già sta accusando il colpo: il centro di accoglienza in via Corelli è stato chiuso e riaprirà, dopo i lavori di ristrutturazione, come centro di espulsione per il rimpatrio. Certo è che i migranti che potrà ospitare, per un massimo di sei mesi, sono appena 200 persone. «Nulla insomma. Si stima che quasi mille migranti, diventati irregolari, finiranno a vivere per le strade della città – conclude Alberto Sinigallia –. A Milano i centri di accoglienza ora sono una quindicina, ospitano un minimo di 50 persone. Potremo ancora contare tuttavia sull’accoglienza in piccoli appartamenti».