È un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. E Gianpaolo Balestrini lo fa da quando aveva 27 anni; ora ne ha 64 ma tutti i giorni, dalle sette alla prima serata, lo si può trovare nel suo negozietto in via Castel Morrone a Palestro. Come suo padre prima di lui, Gianpaolo è un calzolaio. “Per fortuna ho solo due figlie femmine”, dice sollevato; la conduzione familiare terminerà con lui. Fare il calzolaio è un lavoro di precisione, di fatica. E soprattutto “non è più un lavoro come una volta. Ormai c’è solo roba dalla Cina, dall’India in giro. È tutta fuffa”.

La qualità, com’è ovvio, costa e in tempi di crisi non tutti possono permettersela, né possono spendere per riparare scarpe acquistabili in determinati posti a cifre modiche. Anche se la lavorazione è peggiore, i materiali sono reperiti in modo grossolano e il cuoio è sostituito dalla gomma. Gianpaolo ha dal suo negozio una finestra privilegiata sul quartiere e ne può apprezzare miglioramenti e peggioramenti nel corso degli anni. “Certo è una bella zona, ben collegata e a due passi dal Duomo, ma negli ultimi tempi la gente è molto diminuita, gli appartamenti d’altronde costano un botto e ci sono sempre più stranieri in giro. Neri, zingari, rumeni. Qualche volta ci sono dei problemi e sono costretto a chiamare la Madama”.