Progetta 42 maratone in 42 giorni ma ha già iniziato il cammino. Giacomo Goina, 27enne triestino, è partito dalla sua città natale in direzione Atene. E sta facendo tutto di corsa.

Giacomo, come procede il viaggio?

Sono arrivato a Tirana. Ho percorso più di 900 km e sono oltre la metà dell’itinerario programmato. Domani faccio una pausa perché il ginocchio ha cominciato a farmi un po’ male, visto che sono andato un po’ più forte rispetto agli standard. In realtà questa sosta era già preventivata perché oggi è il compleanno di Ana, la ragazza che documenta fotograficamente la mia impresa. Finora ci eravamo fermati solo il settimo giorno, perché ero particolarmente stanco per l’adattamento del corpo, visto che non ero abituato a questo sforzo quotidiano così intenso. Oggi completavo la sedicesima maratona consecutiva.

Come nasce questo progetto?

Il progetto nasce il 28 ottobre, in una giornata come tante. Ero andato a correre con un mio amico. Avevo appena finito l’accademia di danza alla “Paolo Grassi” di Milano, non facevo grandi attività fisiche e stavo perdendo la forma. In quei giorni  Ambrosini, il mio grande idolo, stava per misurarsi con la maratona di New York. L’ex calciatore, ora runner, raccontava sui social perché corre e perché gli piace farlo. Allora ho pensato alla maratona e poi mi sono detto: «Perché non farne 42 in 42 giorni?»

Prima non correvi, quindi?

No, mai.

Perché hai scelto di andare verso Atene?

C’è il richiamo all’Olimpiade di cui sono molto appassionato: uno dei miei più grandi sogni sarebbe vincere un oro e sentire l’inno d’Italia. Mi basterebbe già partecipare ma vincere sarebbe il massimo, a prescindere dalla specialità.

Quanto ti sei allenato per un’impresa del genere?

Ho iniziato il 28 ottobre 2016. A dicembre però sono stato fermo per un infortunio dovuto all’allenamento mal fatto. Inizialmente ho esagerato. Andavo a correre ogni giorno e quando cominci un’impresa del genere ti esalti, rilasci endorfine e ti senti sovraeccitato. Solo che non ti rendi conto di quanto il corpo sta faticando. C’era uno stress eccessivo del corpo anche se io mi sentivo sempre fresco mentalmente.

Ti sei fatto aiutare da qualcuno nella preparazione?

Ho consultato un coach di Foligno, Mattia Longaroni, che successivamente mi ha fornito delle tabelle di allenamento settimanali. Ad ottobre gli avevo chiesto: La mia prima maratona è stata quella da Cividale ad Aquileia, l’Unesco Cities Marathon. Era il 26 marzo. «Se volessi fare 42 maratone in 42 giorni?». Mi ha detto che dovevo diventare anoressico e che le mie articolazioni si sarebbero rovinate. Poi mi ha chiesto se avessi mai corso per 10 km. Ho risposto di no, e mi ha detto di cominciare a esercitarmi. Da gennaio ho iniziato a lavorare sia sulla resistenza che sulla forza. La mia prima maratona è stata quella da Cividale ad Aquileia, l’Unesco Cities Marathon. Era il 26 marzo. Poi ne ho fatte due per raccogliere fondi, una a Milano il 6 aprile e una a Trieste l’8 aprile.

La scelta dell’itinerario come l’hai decisa?

Ho sempre avuto la curiosità di fare un giro nei Balcani. Mi piacciono la loro storia e le terre. Volevo provare a compiere una migrazione al contrario: i miei sono entrambi istriani e sento il fascino del folclore. Quindi ho scelto di attraversare questi Paesi, tra cui il Montenegro e l’Albania che non avevo mai visitato. Volevo vederli dal vivo, non da turista ma da persona che li attraversa.

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©Ana Blagojevic

Non viaggi da solo, comunque.

No, ci sono Alessandro Sciotto e Ana Blagojevic. Lui è l’autista, si occupa della logistica e delle spese. Lei fa le foto. È nata a Belgrado e ci è stata molto utile per comunicare. Da solo sarebbe stato molto difficile. Visto che anche gli altri due sono appassionati di corsa (Ana ha corso la maratona di New York nel 2008), è perfetto: l’idea è arrivare ad Atene il 28, prendere un mezzo fino a Maratona e correre tutti insieme i 42 chilometri storici.

Descrivi una tua giornata tipo.

Sveglia alle 7 e colazione entro le 8. Poi mentre Alessandro prepara i bagagli, io faccio un’oretta di esercizi di stretching o yoga che ho appreso all’accademia di danza e qualche massaggio. La partenza è alle 10.30 circa. Sono 5 ore consecutive di corsa. Preferisco non fermarmi mai, senza fare pranzi, così sono a posto per la giornata. Appena arrivo, intorno alle 16, faccio una seconda colazione con latte, cereali e banana e prendo gli integratori. Poi cerchiamo il posto dove dormire, parlando con la gente o usando il wifi dei bar. Alle 20 circa mangiamo e alle 22-22.30 tutti a dormire.

Mentre tu corri gli altri due cosa fanno?

Si spostano per 5-6 km alla volta con la macchina, poi fanno un controllo chiedendomi se voglio acqua o altro e vanno avanti. È La partenza è alle 10.30 circa. Corro per 5 ore senza fermarmi mai, così sono a posto per la giornata.un check per vedere se è tutto a posto. Io viaggio comunque con uno zainetto con sali minerali e gelatine, loro eventualmente mi danno l’acqua in più. Se piove mi danno il k-way o la maglietta di ricambio. La ragazza che fa le foto ogni tanto mi segue con la bici, mentre altre volte entrambi corrono a turno con me per alcuni tratti.

Un viaggio del genere va sostenuto anche dal punto di vista economico.

Ho fatto un crowdfunding online, una raccolta fondi con gli amici a Milano e una a Trieste. Contando che ho trovato uno sponsor e togliendo le spese che ho dovuto sostenere prima di partire, tra macchina, obiettivi per le riprese e abbigliamento, abbiamo un budget che, guarda caso, è di 42 euro al giorno. Una cifra che vale per tutti e tre e serve sia per mangiare che per dormire. Finora ce li siamo fatti bastare.

Hai mai avuto problemi alle frontiere?

Assolutamente no. In Montenegro sono stati molto gentili, hanno cominciato a dirmi cose come “Juventus”, “Olimpia”, “di corsa” o parole simili. La frontiera con l’Albania è la più problematica per questioni di assicurazione e carta verde. Mi hanno chiesto se era la prima volta che entravo nel loro Paese, dove andavo e poi mi hanno augurato “buon viaggio”.

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©Ana Blagojevic

Che rapporto hai con la gente che incontri sulla strada?

Sono tutti molto accoglienti. In Albania, quando li vedi per strada sembra che ti squadrino, poi se li saluti sono contenti e ricambiano. Lì un sacco di persone parlano italiano. Ieri ci siamo fermati in un bar in un posto sperduto e sono arrivate 10 persone. Io ho raccontato della mia impresa, e loro hanno cominciato ad offrirci caffè. Poi abbiamo anche fatto le foto. In Montenegro ci hanno offerto il tè e la birra, con tutte le famiglie dei paesini che venivano lì a vederci per stare insieme. In Croazia c’è un po’ meno ospitalità, ti trattano da turista perché sono abituati.

Finora è stata dura come pensavi?

Non so se pensavo fosse più dura. Il problema ogni tanto Il problema ogni tanto è mentale, fisicamente riesco a reagire bene. è mentale e ci sta che a tratti ti passi un po’ la voglia. Fisicamente riesco a reagire abbastanza, magari ho problemi di vesciche o alle ginocchia, rigidità muscolare ai polpacci però il fisico è la parte minore. I primi giorni faticavo al 18esimo e al 24esimo chilometro, come se avessi una sorta di rifiuto, però era un problema mentale. Altri giorni mi sento in formissima e vado tranquillo.

Mai pensato di tornare indietro?

No. C’è stato un momento in cui, dopo una discussione di gruppo, sono arrivato quasi al punto di voler smontare i bagagli dall’auto e trovare un modo per andare avanti da solo.
L’ho fatto per smuovere gli altri perché so che anche loro hanno un grande desiderio di arrivare in fondo. Io sono molto determinato da quando ho pensato questa cosa. Mi sono ispirato ad altre persone che hanno fatto delle corse consecutive. Ho capito che il nodo cruciale è la testa: se la mente ti dice ok, sposti l’attenzione dai problemi fisici e ti concentri su altro.

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©Ana Blagojevic

A cosa pensi quando corri?

Dipende dalla giornata. A volte ai problemi del viaggio, altre a cosa farò dopo. Penso alle persone che mi supportano, che credono in questo progetto fin dall’inizio, e a quelle che non conoscevo che hanno iniziato a seguirmi tutti i giorni su Facebook. Mi viene da ringraziare mentalmente tutti loro. È come una meditazione. A volte, quando penso troppo al futuro, devio concentrandomi sul momento e per farlo guardo a sinistra sulla linea centrale della strada. Per riportare la mente al presente. A volte vagare non è utilissimo, dipende se il pensiero ti stimola o ti distrae.

Pensi tu possa fare un’altra esperienza del genere in futuro?

Ci pensavo prima di partire. Avendo abituato il corpo e avendo capito di sentirmi bene praticando attività fisica prolungata, credevo che questo potesse essere una sorta di esperimento da mettere nel “curriculum”, per trasformare l’esperienza in una attività professionale. Però non lo so ancora. Se non trovo lo stimolo come questo difficilmente lo faccio. È un altro pensiero che faccio mentre corro. Vorrei anche allenarmi seriamente in una disciplina olimpica: sembrerà strano, ma sto pensando al pugilato.