Fran Altomare si definisce «un critico, uno scrittore, un blogger». È diventato un punto di riferimento sulla Rete attraverso l’ironia intelligente e mai banale, con cui si esprime su tutto ciò che vede e vive ogni giorno.

Perché preferisce Twitter?

Se Facebook è lo specchio nel quale cerchi di rifletterti al meglio per gli amici, Twitter è un potente megafono che ti permette di abbattere molti limiti in termini di comunicazione. Dal momento che odio specchiarmi e ho sempre qualcosa da (ri)dire, preferisco di gran lunga il megafono.

Cosa significa fare satira in 140 caratteri?

Significa aprire la tua mente per aprire quella degli altri, fargli vedere le cose così come non si aspettano. Più grande sarà questo stupore, più probabilità avrai di far centro con la tua battuta.

Trattare temi di ogni tipo è davvero possibile o è inevitabile per avere spazio sulla rete?

Scrivere di tutto è possibile, ma è molto difficile. La seconda regola da seguire quando decidi di esprimerti online dice di non scrivere se non hai nulla da dire su un determinato argomento. La prima è l’educazione: molti, in preda a proverbiali attacchi di tuttologia, intervengono a gamba tesa su argomenti a loro non congeniali sfoderando l’arma dell’offesa.

Avere tanti followers, condiziona la libertà di espressione?

Ad un elevato numero di followers corrisponde, in termini proporzionalmente crescenti, una responsabilità sempre più grande. Non solo perché potresti esporti a denunce, ma anche perché il tuo messaggio arriva ad un pubblico così eterogeneo da imporre un minimo di selezione.

Utilizza i social per informarsi?

Utilizzo solo i social per informarmi: Twitter batte sistematicamente, in velocità, le migliori agenzie stampa del mondo e rende molto rapida l’identificazione delle notizie-bufala.

Piattaforme come Twitter e Facebook influiscono sull’informazione?

Influiscono molto. Ma ultimamente, soprattutto Facebook, in maniera sempre più distorta. Essendo l’accesso alla rete alla portata di tutti, il diffondersi di contenuti di scarsa qualità o addirittura falsi disorienta quelle persone che ancora devono imparare a districarsi in una jungla fatta di tweet e post.

Recentemente il malore di Bersani e i pessimi comportamenti di alcuni utenti di Internet, hanno riaperto il dibattito sulla libertà, anche di insulto, che la rete concede: è corretto imporre dei limiti?

Non esiste un andamento univoco della rete. Molto spesso, i media tradizionali addossano comportamenti estremi e isolati alla totalità di utenti che condividono i loro pensieri attraverso i social network. Non esiste la rete maleducata: esistono piuttosto singole persone che insultano perché protette dall’anonimato piuttosto che dalle quattro mura della loro cameretta. È necessario imporre dei limiti, in maniera selettiva e mirata: ma purtroppo, al momento, le competenze di chi ci governa non consentirebbero un intervento risolutivo e rischierebbero di determinare, concretamente, un effetto ben lontano da quello realmente utile.