Una delle parole che circola con maggiore frequenza all’interno del dibattito politico nazionale ed internazionale delle ultime settimane è MES. L’ormai celeberrimo fondo-salvastati naviga come hashtag in giro per il web. Ma si tratta realmente di un aiuto o ha ragione chi sostiene sia una trappola?

Il 9 di aprile scorso si è svolto uno degli Eurogruppi più discussi degli ultimi anni, una riunione in video conferenza con tutti i ministri dell’economia dei Paesi dell’Ue, nella quale si doveva scegliere quale o quali strumenti utilizzare per fronteggiare questa emergenza dal Coronavirus. Non sono mancate le considerazioni da parte dei politici italiani, uno tra tutti David Sassoli che con un Tweet ha commentato: “Bene Eurogruppo. Da oggi il vecchio Mes salva stati non esiste più. Trasformato in salva Europa, senza condizionalità, servirà per emergenza sanitaria di tutti gli Stati membri. Risorse per Ospdeali, personale, attrezzature utili alla vita dei nostri cittadini”.

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Questa dichiarazione sul Mes però non è pienamente vera, in quanto lo stesso Eurogruppo non ha un potere decisionale e definitivo riguardo la scelta degli strumenti o delle misure economiche che l’Unione Europea deve adottare, quindi nel momento in cui si dice che da oggi non esiste più il vecchio Mes, Sassoli dichiara il falso. Inoltre lo stesso Mes per Sassoli si è trasformato da salva-stati a salva-Europa, ma anche in questo caso, la sua considerazione non deve essere considerata veritiera, in quantoil Mes rimane sempre uno strumento distinto per ogni Stato. Perché? Perché ogni singolo Stato riceve una quota differente di sostegno in base a quanto versa ogni anno. In questo senso non può essere considerato salva-Europa poiché non esiste un debito comune o un guadagno comune dal meccanismo europeo di stabilità. Fino ad ora il commento di Sassoli sembra più essere un monito per le riunioni successive che si sono tenute e che si dovranno ancora tenere per arrivare ad una conclusione decisionale da parte dei singoli Stati.

MES - Somme versate

Le linee di credito generali messe a disposizione dal fondo europeo salva-Stati sono cinque: assistenza finanziaria precauzionale, prestiti, meccanismo di sostegno al mercato primario e secondario

In linea teorica e generale le linee di credito messe a disposizione dal fondo salva-Stati sono cinque:

  1. assistenza finanziaria precauzionale, la cui cornice è precisata in dettaglio nel protocollo d’intesa, conformemente all’articolo 13, paragrafo 3.
  2. assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie di un membro del MES (art.15). Questo per esempio fu il caso della Spagna.
  3. prestiti, a norma dell’art.12; “le condizioni associate ai prestiti del MES sono contenute in un programma di aggiustamento macroeconomico precisato in dettaglio nel protocollo d’intesa, conformemente all’articolo 13, paragrafo 3” (art.16 c.2).
  4. meccanismo di sostegno al mercato primario(art.17). «Il consiglio dei governatori può decidere di adottare disposizioni per l’acquisto dei titoli emessi sul mercato primario da un membro del MES. Le condizioni associate al meccanismo di sostegno al mercato primario sono precisate in dettaglio nel protocollo d’intesa, conformemente all’articolo 13, paragrafo 3».
  5. meccanismo di sostegno al mercato secondario (art. 18). «Il consiglio dei governatori può decidere di adottare disposizioni per effettuare operazioni sui mercati secondari in relazione alle obbligazioni di un membro del MES conformemente all’articolo 12, paragrafo 1».

Mettendo il caso anche che queste condizionalità venissero accantonate da parte del direttore generale del Mes, Klaus Regling, ne rimarebbe sempre una ovvero il dover restituire l’intera somma (nonostante 15 miliardi appartenessero all’Italia) con interessi ancora non stabiliti.

Grafico_Confronto tagli e fondi alla sanità italiana

L’ultimo messaggio lanciato da Sassoli è stato quello di aver considerato il Mes uno strumento utile per l’emergenza sanitaria.In questo caso la considerazione di Sassoli è parzialmente vera, poiché lo strumento, se attivato, le tradizionali linee di credito sarebbero accantonate garantendo invece immediati 36mld al Governo e gli Stati li potranno usare esclusivamente per coprire le spese sanitarie. In questo senso il Mes sembra restituire all’Italia un po’ di dignità negli investimenti sanitari, quando invece in 10 anni ha dovuto tagliare 37 mld di euro. Ma questo potrebbe essere un aiuto solo momentaneo, in quanto la somma di denaro citata è solo un prestito da dover restituire con gli interessi.

Continuando ad analizzare punto per punto le dichiarazioni di Sassoli altro concetto che viene toccato è quello delle condizionalità. Purtroppo anche qui sembra che lui, come tantissimi altri politici, speri che le condizianalità del Mes vengano tolte, ma dopo 20 giorni dalle sue dichiarazioni ancora non si sa nulla su questo aspetto. Proviamo quindi a supporre quali possano essere le condizionalità di cui si sta parlando.

Dei 48 articoli che definiscono il trattato, sicuramente di grande rilievo sono gli articoli compresi tra l’8 e il 20, in quanto delimitano il perimetro entro cui il Direttore generale del MES può operare. Già dall’art 8 c.5 si notano le prime avvisaglie di un controllo serrato da parte della Direzione, tanto che ogni Stato membro non può sottrarsi dal «contribuire al capitale autorizzato» anche quando viene detto membro beneficiario oppure riceve assistenza finanziaria dal MES. Ma un tale obbligo di versamento, anche durante una fase critica per le casse statali, si vede ulteriormente rafforzato nel momento in cui «il consiglio dei governatori può richiedere il versamento in qualsiasi momento del capitale autorizzato non versato e fissare un congruo termine per il relativo pagamento da parte dei membri del MES» (art.9 c1).Non parliamo ancora di condizionalità sui prestiti, ma nonostante ciò, si nota una imponente linea della fermezza anche in fase preliminare.

Questo articolo, tradotto in inglese da Lorenzo Cultrera, è stato pubblicato qui.

Infografiche di Viviana Astazi, Beatrice Broglio, Giovanni Domaschio