Noleggiare un abito di alta moda non è mai stato così semplice. Dall’America arriva il fashion renting, il nuovo trend che fa impazzire le millennials ma non solo. «L’idea di fondo» ci racconta Costanza Beretta fondatrice dell’atelier milanese Revest, nato nel novembre 2018, «è quella di rendere un infinito guardaroba alla portata di tutti. Come le amiche che per occasioni importanti cercano un abito speciale nell’armadio delle altre amiche, così la nostra clientela mette a disposizione i propri abiti e ne prende in prestito altri. Siamo una community dove i ruoli di renter (noleggiatrice) e owner (proprietaria del capo) sono interscambiabili».

 

Diciottenni, laureande, bride to be e donne in carriera compongono la clientela di un business che approccia la moda fornendo una continua novità in maniera rapida e immediata. «Il renting è un servizio più vicino alle nuove generazioni che a quelle precedenti gli anni ‘80», ci spiega Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano. «I giovani se non giovanissimi vedono in esso la logica del “consumo” dell’immagine: così come in pochi secondi su Instagram “consumo” un contenuto, così posso avere un vestito per un’occasione per poi darlo via ma condividendolo e non buttandolo. Questo è il cambiamento di paradigma a cui stiamo assistendo: compro il necessario e condivido la cosa particolare».

Pagando il 10% del prezzo di boutique è possibile indossare l’abito dei propri sogni per quattro giorni. Un’opzione conveniente per la renter ma anche redditizia per la owner alla quale, nel caso di Revest, spetta il 60% del guadagno del noleggio. «Le nostre clienti ci lasciano in una sorta di comodato d’uso quegli abiti di cui non si vogliono liberare», continua Costanza «I capi rimangono di loro proprietà e quando ne hanno bisogno possono ovviamente richiederceli indietro. Noi nel frattempo diamo a questi vestiti una seconda vita, occupandoci anche della loro manutenzione».

Tra pezzi vintage e di haute couture la scelta è ampia e, nel caso ci si innamori perdutamente di un capo troppo lungo, niente panico… da Revest si effettuano anche piccoli interventi sartoriali, purché provvisori.

Sebbene il noleggio sia ancora praticato per la maggior parte dei casi in vista di occasioni speciali – «i matrimoni rimangono ancora il nostro core business» ci rivela Costanza – secondo il professor Conti «l’occasione d’uso “speciale” sta cambiando e il servizio oggi si sta estendendo anche agli accessori, considerati oggetti più vicini, quasi identitari, di una persona».

 

Lottando contro gli sprechi di un’industria seconda solo a quella del petrolio per impatto ambientale, la condivisione del capo moda è anche una nuova opzione eco sostenibile al fast fashion. «Il mondo del noleggio consiste in un continuo ricircolo di abiti e si basa sul principio dello zero waste (zero sprechi)» spiega Costanza. «La nostra clientela è diventata sempre più sensibile a tematiche di tal genere e noi cerchiamo di andarle incontro facendo un passo in più: il nostro packaging, ad esempio, è plastic free e viene riutilizzato fino a un massimo di dieci noleggi per abito».

Cambiare le modalità di consumo della tribù fashion è il sogno romantico di chi, come Costanza, ha puntato su un business che registra a livello internazionale una crescita del 10% annuo e che, secondo Allied Market Research, nel 2023 varrà la cifra record di 1.9 miliardi di dollari. Tuttavia la possibilità che il fashion renting possa soppiantare il tradizionale modo di fare acquisti appare ancora remota. «Il noleggio non è possibile prevederlo per una serie di capi d’abbigliamento per la persona come l’underwear, il leisure e lo sportswear» spiega Conti «che continueranno ad essere acquistati dall’utente per il proprio armadio».

Ciononostante, la speranza rimane quella di una sempre maggiore diffusione di questa nuova tipologia di servizio, in grado di abbattere quelle logiche di uso e consumo vorace di vestiti ancora imperanti nel fashion world.