Denise e Chiara sono due sorelle, giovani proprietarie di “El Tabacchè”, un piccolo bar tabacchi nel quartiere Comasina nel Nord di Milano. Fanno parte della terza generazione di baristi della loro famiglia e, per motivi economici, da sette anni hanno dovuto spostare l’attività da un versante di piazza Gasparri all’altro. Una zona per lo più residenziale e interna rispetto alla strada principale di via Comasina, ma frequentata da clienti fedeli che si fermano a qualsiasi ora per un caffè, un pacchetto di sigarette o un amaro. «Io ho scelto di vivere una vita onesta e tranquilla» afferma Denise, mentre sistema le brioches calde appena sfornate da Luigi, per gli amici Gino, suo collega e dipendente. «Apro all’alba e i primi clienti arrivano insieme a me e chiudo la sera, alle 22:00 circa, ma non abbiamo orario fisso, dipende da quanta gente c’è». La sua è ormai una routine. Routine che, purtroppo, l’11 settembre 2018 è stata spezzata da un terribile avvenimento che l’ha obbligata a chiudere il bar per un mese.«Non avevo mai sentito il rumore di uno sparo, in un primo momento mi era sembrato un petardo – confessa Denise, scossa -. La mia reazione istintiva è stata quella di far entrare più persone possibili nel mio bar e chiudere la saracinesca». Erano le 10:57 quando due uomini, identificati successivamente come Peter Mangani e Claudio Privitera, si sono sfidati sparando 12 colpi proprio davanti a “El Tabacchè”, sfiorando la tragedia. Niente sangue, ma le vere vittime sono state i proprietari dei bar e negozi che si affacciano sulla piazza. «La legge in Italia è un po’ strana: invece di aiutare chi lavora, lo penalizza – afferma rammaricata la giovane barista -. Spesso alcuni bar del quartiere vengono chiusi per certi periodi, perché frequentati dai pregiudicati». Si tratta, però, di luoghi pubblici ai quali i proprietari non possono mettere vincoli di frequentazione. La soluzione sarebbe aumentare i controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine, senza portare alla chiusura dei bar, che, anche se temporanea, secondo Denise, «è un danno enorme per i proprietari». La Comasina non è più quella del Vallanzasca degli anni Settanta, ma “c’è del buono e del cattivo ovunque”.La cosa importante è saper salvaguardare le piccole realtà familiari degli onesti come Denise, Chiara e Gino.