In quarantena il pasto è un rito. Ci si riunisce attorno al tavolo, si condivide una ricetta che non si preparava da tempo, perché di tempo se ne aveva ben poco e poi la si gusta insieme alla propria famiglia. Per chi soffre di disturbi alimentari, non è così. Il pasto è un appuntamento giornaliero con il proprio problema, un momento difficile da sostenere. Chi si trova a vivere questa esperienza da solo vede nelle mura della propria casa una prigione. La fuga è possibile, ma solo grazie all’aiuto di esperti.

La dottoressa Zaira Salemi è una di loro: psicologa psicoterapeuta, mamma e mangiatrice normale, così le piace definirsi sul suo sito web. Il suo lavoro come psicoterapeuta dei disturbi alimentari si basa sull’evidenza scientifica, ma allo stesso tempo sull’empatia, e proprio per questo, la sua professione ha subìto dei cambiamenti radicali in questo periodo in cui il contatto interpersonale è off-limits. Gli ambulatori degli ospedali più in difficoltà e i centri dei disturbi alimentari hanno dovuto sospendere le cure di alcuni pazienti, ma chi ha bisogno di aiuto non può essere lasciato solo. Così, la dottoressa ha trasformato il suo studio di Milano in uno studio 100% virtuale. «Mi trovavo già sul web e questo mi ha molto aiutato: fornivo assistenza online e gestivo canali YouTube, Instagram e Facebook. Questi erano pensati per seguire i miei pazienti che vengono da tutta Italia, ma oggi costituiscono il mio unico canale di comunicazione».

La psicoterapeuta Zaira Salemi ha trasferito il suo ambulatorio per aiuto ai pazienti con disturbi alimentari on line e dà un consiglio: “Non consumate compulsivamente l’informazione, potrebbe aumentare la vostra ansia”

La difficoltà più grande per il paziente sta nell’instaurare un rapporto di fiducia con il dottore durante il percorso di guarigione; mettersi nelle sue mani senza mai averlo conosciuto di persona è ancora più complicato. La dottoressa Salemi ha deciso di sopperire a questo problema offrendo un mini corso di cinque giorni, completamente gratuito, “I tre segreti per liberarsi dalla bulimia”, in cui il paziente ha la possibilità di conoscere più da vicino il suo approccio, un approccio cognitivo comportamentale. Solo dopo, potrà decidere se chiedere o meno il suo aiuto.  «I tre segreti non sono una bacchetta magica, ma tre semplici passi da mettere in pratica per iniziare a liberarsi da questo disturbo. Lo scopo è quello di diffondere il messaggio che da questo problema si può uscire. Il mio è un regalo di informazione e speranza».

Da una parte si pone la difficoltà nell’instaurare un rapporto con pazienti nuovi, dall’altra l’importanza di mantenerne la solidità con chi è in cura da tempo. È così che il contatto, anche al di fuori della terapia, si intensifica sempre più: le dirette sui social prendono il posto di una chiacchierata al bar e il dottore diventa un confidente al quale rivelare ogni tipo di problematica, anche quelle legate all’attualità e alle emozioni che ne derivano. «Ci sono delle categorie più portate al pensiero negativo, bisogna aiutare queste persone a focalizzarsi sulle cose buone, sull’essere grate per ciò che hanno». Il contesto attuale è complicato: la troppa esposizione alle notizie negative, spesso veicolate intrusivamente dal cellulare, può causare attacchi di panico, insonnia e incubi. Per questo motivo «consiglio di evitare di seguire telegiornali, radio e social media compulsivamente: le immagini sono molto forti e possono causare stati d’ansia. È fondamentale capire il proprio grado di tolleranza e adeguarvisi».

 L’isolamento sociale ci fa sentire in trappola, ma ci permette anche di tirare fuori gli scheletri nell’armadio che gli impegni quotidiani ci permettevano di accantonare.  «In effetti, è stato così – racconta la Salemi -: chi provava a cavarsela da solo, non chiedendo aiuto perché preso dal proprio lavoro, lasciava indietro la propria parte di sé che aveva bisogno di un sostegno professionale. Si sono presentati tanti nuovi pazienti di questo genere. In questo momento si è costretti a stare con sé stessi e a fare un bilancio della propria vita. Tutte le cose superficiali che ci circondavano vengono meno e si va all’essenza delle cose».

 La quarantena è un momento difficile, ma può essere anche la giusta opportunità per prendere coscienza di sé e dell’importanza di una sana educazione alimentare, abbattendo le proprie paure e decidendo di rivolgersi ad un esperto. La distanza non è più una scusa: l’aiuto è a portata di click.