Porta il nome di un portiere brasiliano molto conosciuto in città, ma a tinte rossonere ha solo i fiori. Dida ha 38 anni e viene dal Bangladesh, dove ha vissuto fino a cinque anni fa. Dopo circa 18 mesi dal suo arrivo nel Bel Paese, gli si è presentata l’occasione di lavorare in un chiosco di fiori, all’incrocio tra corso San Gottardo e via Tabacchi, in un punto di incontro tra il naviglio Pavese e l’università Bocconi.

«La giornata di lavoro è molto lunga, perché comincio alle 8 di mattina per chiudere alle 20:30. Questo lavoro non mi dispiace, ma ogni anno ci sono sempre meno persone che comprano i fiori: l’impressione è che gli italiani abbiano pochi soldi da spendere». In effetti il mazzo di rose o di tulipani è uno di quei beni di cui si può fare a meno, e Dida nella sua innocenza fotografa in modo eccellente la difficoltà economica di molte persone.

Se si può pensare che i giorni di vendite maggiori per un chiosco siano San Valentino, l’8 marzo e l’8 maggio, il 38enne bengalese sottolinea però quanto questo boom sia attenuato dalla capillare presenza di venditori ambulanti che godono del grande vantaggio di potersi spostare in cerca di acquirenti. «La nostra clientela è costituita da persone che abitano o lavorano in zona – continua Dida -, sono pochi quelli occasionali». Le difficoltà del fioraio ad esprimersi in italiano sono piuttosto evidenti, e questo è dovuto sia al tipo di lavoro che richiede solamente un lessico di base oltre a quello specifico, sia al fatto che la nutrita comunità bengalese a Milano, non sempre, dice Dida, ha pratica con la lingua italiana.

Quali sono le criticità di questo lavoro? «Stare sempre all’aperto, con qualsiasi condizione climatica: poi io sono abituato al Bangladesh, dove fa molto più caldo in questo periodo (una ventina di gradi in più, ndr). Mi manca moltissimo». Infine, chiediamo un commento sui prodotti floreali specifici per Natale che, come ci spiega Dida, arrivano solo sette giorni prima per evitare il rischio che appassiscano per il freddo: «Si tratta soprattutto di centrotavola e ghirlande, con qualche pianticella bianca che ricrei la neve». La neve, che forse Dida baratterebbe nei giorni più freddi di dicembre con il clima mite post-monsonico del golfo del Bengala.