Nell’ottobre del 1928, Virginia Woolf tenne due conferenze: la prima all’Arts Society di Newnham e la seconda all’ ODTAA di Girton. Da quello che disse in queste due occasioni venne tratto un saggio intitolato Una stanza tutta per sé. Il libro è ricordato per essere uno dei più importanti testi femministi del Novecento ma ha anche un altro merito, solo apparentemente secondario: è il primo saggio che ricorda in maniera plateale quanto sia fondamentale avere uno spazio personale, in cui crescere e sperimentare o semplicemente rifugiarsi. Già nel titolo, Una stanza tutta per sé rendeva omaggio a quelle che oggi chiamiamo spesso ancora infantilmente “camerette”: un luogo fondamentale dove ritrovarsi nei momenti difficili, come quelli che stiamo vivendo.

Durante la quarantena, Natalia La Terza ha creato un canale YouTube che rimette questa concezione della stanza al centro del discorso: Decamerette. Un progetto che ci ricorda quanto stare chiusi in quattro mura non significhi per forza isolarsi dal mondo e rinunciare a vivere seguendo una spinta creativa. Come direbbe Virginia Woolf, la nostra stanza può essere sia una prigione che un grembo in cui evolversi: Decamerette ci ricorda che bisogna avere la forza di scegliere la seconda opzione.

Abbiamo parlato con Natalia del suo progetto a distanza, trincerati nelle nostre camerette/rifugio contro la pandemia. Non c’era alternativa ma in fondo questa soluzione era forse anche la più coerente per raccontare questa meravigliosa avventura mediata ai tempi del Covid-19.

Cos’è Decamerette? Come è nato questo progetto?

Decamerette è nato dalla necessità di creare una comfort zone virtuale per me e i miei amici in una situazione di tensione, una tv «do it your friends» per farci compagnia a distanza in questo lungo periodo di isolamento. Ad oggi trasmettiamo sul nostro canale YouTube in una formula 5×4: dal giovedì alla domenica, dalle 17 alle 22. Streammiamo non-stop, e ogni mezz’ora i protagonisti cambiano – e con loro i contenuti – ma i partecipanti hanno tutti una cosa in comune: raccontano quello che li appassiona di più, o che sanno fare e possono insegnare agli altri, in diretta, lo-fi e con amore, dalla loro cameretta. Il nostro è un palinsesto estremamente eterogeneo: abbiamo lezioni di storytelling e ragazze che raccontano le vite di sante «punk»; ragazzi che parlano dei rapper del momento e altri che fanno tutorial di zuppe; slot dedicati alla musica noisepop e twee tutta al femminile e seminari sulle zoologie fantastiche per scoprire chi erano la donna-capra di Tommaso Landolfi e l’Iguana di Anna Maria Ortese. Ce n’è per tutti i gusti. E per chi sta leggendo i libri della fortunata dozzina, ogni domenica alle 19 abbiamo una tavola rotonda dedicata allo Strega, dove gli scrittori e i critici del nostro team ospitano i finalisti del premio letterario italiano più ambito. Questa domenica sarà con noi Alessio Forgione, in gara con il suo Giovanissimi, pubblicato da NN Editore.

Mi spieghi un po’ l’origine del nome? Il Decameron c’entra solo per un discorso di assonanza?

Il riferimento al Decameron era essenziale. E la sua magnifica distorsione, il nostro nome, Decamerette, è frutto dell’intuizione di una mia amica, la scrittrice Guia Cortassa, una delle prime persone alle quali avevo parlato del progetto. Volevamo giocare con il riferimento a Boccaccio, adattandolo alla nostra condizione: siamo un gruppo allargato di amici che amano raccontare storie, siamo «in fuga» da un contagio, forse non tutti in campagna, forse non tutti nei dintorni di Firenze (anche se, nella nostra redazione, per un puro e buffo caso, l’accento toscano domina) ma sicuramente tutti nelle nostre camerette.

Decamerette ha un’estetica molto semplice e riconoscibile, al limite del lo-fi. È del tutto voluta o è stata scelta anche un po’ per necessità, visto che il progetto è nato di fatto con la quarantena e quindi si è passati dal pensarlo al farlo in pochissimo tempo?

Il progetto è nato e cresciuto in fretta – molto più velocemente di quanto mi aspettassi – ma fin dall’inizio non avevo intenzione di lasciare niente al caso, soprattutto la sua immagine. Tenevo che a curare l’estetica di Decamerette fossero persone specifiche, e sono stata fortunata ad averle con me nel team. Due amici designer, Federico Antonini e Alessio D’Ellena, hanno realizzato il logo, nato da un font chiamato «Frosinone»; un amico illustratore, Andrea Chronopoulos, ha disegnato il nostro header; un’amica illustratrice, Caterina Di Paolo, scrive ogni settimana a mano i nostri palinsesti: l’outfit elegante e sghembo, allegro e familiare di Decamerette è merito di queste quattro persone e di un’altra cara amica, Chiara Laquintana, che crea stories per il nostro Instagram tutt’altro che lo-fi. Decamerette non potrà mai indossare altro.

Come scegli le persone con cui collaborare per Decamerette? Qualcuno si è proposto da solo?

Decamerette funziona «per invito»: cerco di persona chi mi piace e penso possa essere in linea con il mood del progetto, e poi gli scrivo.

Tanti (forse la maggior parte) dei decameretters sono tuoi amici o comunque persone che conosci direttamente e con cui hai anche lavorato. Avere un rapporto con chi partecipa al progetto è stato un aiuto?

Sì, alcuni dei decameretters sono miei amici, ma è un progetto ad ampio raggio. Molti dei partecipanti lavorano inevitabilmente nei tre mondi che frequento di più: quello dell’editoria, quello accademico e quello dello spettacolo, due di loro sono addirittura miei compagni del liceo. Ma altri sono amici, o amici di amici, che fanno tutt’altro e che conosco solo per vie indirette, virtuali. L’ultima arrivata è Martina, una ragazza siciliana che fa la cuoca a domicilio nella campagna francese e che io non ho mai visto, ma guarda il suo Instagram, Orangette e dimmi se non vuoi quelle meringhe al lampone ora. Quello che per me è importante è che il progetto non diventi lo specchio di una «scena», piuttosto un caleidoscopio di tante realtà diverse, tutte di qualità.

Come vengono scelti gli argomenti di ogni puntata? Chi li propone?

I partecipanti del team hanno carta bianca per i loro slot, ma ogni tanto può capitare che io commissioni un certo tema a una certa persona perché so che può svolgerlo al meglio, perché è «la sua cosa». Ho chiesto a un amico, Bernardo Levi, una sua personalissima lettura di Lacan; a un’amica orefice, Serena Lucaccioni, di tenere lezioni di Storia del gioiello; a un editore, Simone Caltabellota, di raccontarci uno scrittore troppo poco ricordato che lui conosce benissimo, Giorgio Vigolo; a un’altra amica fotografa, Stella Laurenzi, di insegnarci a sviluppare un rullino nel bagno di casa nostra.

Ha senso immaginare Decamerette su un media diverso da YouTube? Potrebbe evolversi e diventare magari un format televisivo per la prossima quarantena?

Con le mie due partners in crime di Decamerette, Esmeralda Vascellari, a capo del team tecnico, e Chiara Laquintana, a capo del team social, abbiamo già in mente una possibile evoluzione del progetto. Ma non farò spoiler. Una cosa è sicura: Decamerette rimarrà sempre su YouTube. È la piattaforma che preferisco, la più universale. So che riescono a seguirci anche dei nonni, un pubblico di cui mi fido.

Sono un po’ ossessionato da Vladimir Nabokov nell’ultimo periodo e ho scoperto che l’autore di Lolita componeva le sue opere su dei bigliettini: ogni scena un bigliettino. In questo modo scriveva in maniera non sequenziale e poteva riordinare le varie parti in modi diversi ogni volta che voleva. Ora, io vorrei un episodio di Decamerette dove Nabokov ci spiega come costruire un romanzo anche solo lontanamente simile ai suoi. Tu chi vorresti come ospite impossibile e di cosa gli chiederesti di parlare? Il tuo sogno è entrare nella decameretta di..

Il mio decameretter impossibile è Tiziano Sclavi. Sarei curiosissima di vedere la libreria del creatore di Dylan Dog. Gli chiederei uno slot di mezz’ora su Arthur Conan Doyle e le fate di Cottingley, una storia fantastica che ha inserito in Golconda!.

Una tua recensione del libro Parlarne tra amici di Sally Rooney inizia così: “Sally Rooney dice di aver scritto Parlarne tra amici in pigiama davanti al suo MacBook. A chi glielo chiede, risponde che il suo stile è frutto di anni di scrittura di e-mail notturne”. Questa quarantena  ci ha portati a stare in pigiama più del solito e soprattutto ci ha spinto a scrivere tanto, persino di notte, anche solo per poter comunicare con gli altri. Questa situazione potrebbe effettivamente stimolare la nostra creatività? Secondo te, ci troveremo presto subissati da libri, album e film ideati durante l’isolamento forzato causato dal Co-Vid19?

Ogni tanto in questi giorni con delle amiche scherziamo e diciamo che Decamerette potrebbe essere un buon soggetto per un film di Yorgos Lanthimos: un futuro dove le persone, per interagire con il mondo esterno, hanno a disposizione solo slot di mezz’ora a settimana su un canale gestito da una persona che non appare mai… Credo che il lockdown possa avere effetti opposti e sovrapposti su ognuno di noi. E non escludo che da una situazione tanto difficile possano nascere opere bellissime. Quello che di mio cerco e spero di fare con Decamerette, è di far staccare la spina dall’emergenza che stiamo vivendo, provare a placare l’ansia di numeri e bollettini, sia in chi partecipa al progetto sia in chi lo guarda dall’esterno, se non per 5 ore di fila, almeno per 30 minuti. Sono convinta che se le persone condividono qualcosa che le fa stare bene, con la cura che si dedica alle cose che si hanno più a cuore – siano pure cartoline o giochi da tavolo – faranno stare meglio anche chi le guarda. Su di me, funziona.

Lo so che è un po’ come se ti dicessero di dover scegliere tra la mamma e il papà ma hai un episodio preferito di Decamerette? E, se sì, perché ti piace tanto?

Tutti gli episodi di Decamerette sono miei figli! Non ne ho uno preferito. Ma per questa risposta scelgo quello che trovo più bello per chiudere un’intervista, uno slot musicale. Mezz’ora di musica composta, suonata e registrata da due amici che vivono a Londra: Edoardo Biscossi e Marco Salah, in arte Corporate Finance. Alla fine fanno anche una cover di “Mademoiselle Boyfriend” dei Baustelle, uno dei miei brani da cameretta preferiti.

Vedremo mai la decameretta di Natalia La Terza? Quanti amici già ti hanno chiesto di fare una tua live? Bisognerà aprire una petizione su Change.org mi sa..

No, la cameretta di Natalia La Terza non si vedrà mai. Deve mantenere lo stesso sintomatico mistero della sua proprietaria.