Una passione diventata un mestiere: è la storia di Sebastian Costanzo, cinquantanovenne di origini argentine, e della figlia Mariela. Una storia lunga una vita. Sebastian costruisce e ripara scarpe sin da quando era bambino: ha iniziato nel negozio del padre e, appassionatosi al mestiere, ha poi aperto la propria fabbrica di calzature. «In Argentina mio padre si occupava del settore artigiano e mia madre – che in Italia manda avanti la casa e contemporaneamente lavora con loro – aveva un negozio di scarpe», spiega Mariela che, come i genitori, ama fare questo lavoro. «Mi permette di stare a contatto con la clientela e mi lascia spazio e libertà di creare accessori e oggettistica, di cui mi occupo», continua.

Dopo la crisi di fine anni Novanta, la famiglia è emigrata in Italia e, a partire dal 2001, ha aperto il negozio “Calzolaio Costanzo” in via Digione: entrando, il cliente viene accolto da pareti colorate, scaffali pieni di calzature, accessori e borse e, alle spalle del bancone, il laboratorio in cui Sebastian realizza le proprie creazioni, esclusivamente “made in Italy”. All’apertura pomeridiana lo si trova intento a sistemare alcuni modelli: fa il suo lavoro con zelo, mentre la figlia accoglie la clientela e consegna una riparazione a un uomo appena entrato.

Mariela è giovane e ammette che molti suoi coetanei non siano disposti a fare un lavoro manuale e artigiano: «Nell’immaginario collettivo è ritenuto un mestiere buio e sporco. Noi cerchiamo di renderlo, a partire dall’aspetto del negozio, accogliente e decoroso. Col passare del tempo i clienti lo capiscono e apprezzano», spiega la giovane calzolaia.

Nonostante il settore sia in crisi – a causa della grande distribuzione a cui la maggior parte dei clienti si rivolge per spendere meno –, la personalizzazione delle scarpe e gli aggiornamenti in incollaggio e giunteria abbattono la concorrenza: «Da un lato la crisi ha incrementato le riparazioni e c’è ancora chi preferisce spendere per qualcosa che duri nel tempo».