La pandemia ha accelerato molti processi già in corso, anche nel giornalismo. Il 19 novembre BuzzFeed ha acquistato l’HuffPost. Il giorno dopo, invece, Ezra Klein e Lauren Williams hanno lasciato Vox.com, sito di cui erano fondatori insieme a Matthew Yglesias, che la scorsa settimana li ha anticipati, annunciando che avrebbe scritto solo per la sua newsletter. Pur essendo due faccende molto diverse fra loro, la fusione tra BuzzFeed e HuffPost, e i recenti abbandoni a Vox.com, rappresentano un’ennesima conferma dei cambiamenti che stanno segnando il mercato dell’editoria : da un lato ci sono molte testate digitali che si fondono per non fallire, e dall’altro invece ci sono tanti singoli giornalisti che si dedicano a progetti personali, come podcast o newsletter.

Nonostante sia stato uno dei siti più frequentati su internet, con l’arrivo dei social network l’HuffPost ha subìto una costante discesa, sia in termini di traffico che di visibilità, tanto da portare l’editore Horizon Media a cercare un possibile acquirente. La scelta alla fine è ricaduta su BuzzFeed, che creerà un nuovo gruppo editoriale guidato da Jonah Peretti, Ceo di BuzzFeed che 15 anni fa contribuì a creare proprio l’HuffPost (anche se all’epoca si chiamava Huffington Post). L’operazione, che si dovrebbe chiudere entro l’inizio del 2021 e di cui non sono stati ancora rivelati i dettagli economici, non riguarda la versione italiana del sito, che è controllata dal gruppo Gedi.

Non è ancora chiaro quale sarà la direzione che prenderanno entrambi i siti. Secondo una comunicazione interna scambiata fra i giornalisti di BuzzFeed, “entrambe le redazioni manterranno le proprie identità, in modo che ognuna possa mantenere i propri lettori”, ma lavorando in sinergia riguardo possibili contratti pubblicitari. Insomma, BuzzFeed e HuffPost continueranno a lavorare come due testate diverse, ognuna con il proprio sito e la propria app. “Con l’aggiunta dell’HuffPost, il nostro gruppo editoriale avrà più utenti, con più persone che passeranno più tempo sui nostri contenuti” ha detto Peretti, che nelle prossime settimane si occuperà di trovare un nuovo direttore per HuffPost.

Mentre alcune testate digitali cercano di consolidare la propria posizione, diversificando la propria offerta attraverso l’acquisto di nuovi giornali (lo scorso maggio BuzzFeed aveva chiuso le proprie redazioni in Australia e Regno Unito, nel tentativo di riposizionarsi sul mercato), ci sono tanti altri giornalisti che iniziano a lasciare le redazioni, già svuotate dalla pandemia, per dedicarsi ai propri progetti. Nell’ultima settimana Vox.com ha visto andar via gran parte dei suoi editor-in-chief più noti: prima Matthew Yglesias, e poi Lauren Williams e Ezra Klein. Williams ha annunciato la fondazione di Capital B, una startup noprofit che si dedicherà a notizie che riguardano la comunità afroamericana, mentre Klein inizierà nelle prossime settimane un podcast di interviste in esclusiva per il New York Times.

Melissa Bell, fondatrice di Vox insieme a Klein e Yglesias, ha detto ad Axios “di sentirsi emozionata per questo nuovo periodo di transizione. Ci permetterà di esaminare con attenzione cosa potrà essere Vox nei prossimi anni”. Grazie ad alcune collaborazioni come quella con Netflix, per cui produce la serie Explained, e con un sistema di contributi che conta sulle donazioni di decine di migliaia di persone, Vox Media rappresenta una delle aziende editoriali più in salute negli Stati Uniti – gli oltre 1200 dipendenti della società riceveranno mille euro come bonus di fine anno.

In generale, sta crescendo il numero di reporter con un pubblico di lettori consolidato che lasciano i propri giornali per scrivere una newsletter personale. Si tratta di uno strumento che permette loro di sperimentare e di gestire in autonomia i propri guadagni. Glenn Greenwald, fondatore di The Intercept e famoso per aver rivelato il sistema di sorveglianza messo in piedi dalla Nsa americana, raccogliendo la testimonianza di Edward Snowden, ha deciso che continuerà il suo giornalismo solo attraverso la propria newsletter. Stessa scelta da parte di Casey Newton, fra le firme più note di The Verge, che da settembre racconta la Silicon Valley solo per i lettori che si iscrivono a The Platform.