Mentre in molte regioni piove o nevica, potrebbe sembrare fuori sincrono il vertice sull’emergenza siccità tenutosi a Palazzo Chigi. In realtà, ciò che ci attende quest’estate si sta preparando già adesso e con effetti che supereranno quelli dell’anno scorso, in termini di temperature e siccità. Per questo motivo è necessario agire tempestivamente e non perdere tempo come faceva la cicala della famosa favola di Esopo. Il governo, però, ha un meccanismo decisionale lento e le scelte appena prese dall’esecutivo – ovvero la creazione di un commissario ad hoc e una cabina di regia specifica per affrontare l’emergenza idrica - non sono che un primo passo in un processo che richiederà molto tempo e le cui fasi appaiono fumose.

Rispondendo alle interrogazioni alla Camera sulla siccità, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha detto che bisogna “assumere soluzioni strategiche definitive e pianificarle in modo adeguato”. Il ministro ha poi detto che si tratta di una questione “emergenziale” nell’ambito degli eventi di quest’anno, che diventa però “strutturale negli ultimi venti anni perché siamo al quinto evento siccitoso che poteva essere affrontato in modo diverso nella previsione e nell’utilizzo delle risorse”. Ha quindi chiarito che a disposizione ci sono quasi otto miliardi “che sono lì da qualche anno con l’impossibilità di essere spesi per ragioni burocratiche e normative su cui bisognerà intervenire rapidamente”.

Intanto l’emergenza siccità scatterà tra poche settimane quando agli attuali usi civili e industriali già in sofferenza si aggiungerà la domanda d’acqua per uso agricolo. Sull’arco alpino è caduto il 53% di neve in meno rispetto alla media del passato mentre nel bacino del Po e nell’Appennino le piogge sono diminuite del 61%. “Dati alla mano, è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata”, dichiara Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, l’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ovvero l’ente che coordina tutti i consorzi di bonifica italiani.

Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, una percentuale fra il 6% ed il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti ad una siccità severa od estrema. Molto diversa la situazione al Sud, in cui gli invasi sono pieni, e bisogna svuotarli in mare. Per i consorzi di bacino, serve tappare subito i buchi degli acquedotti e costruire nuovi laghi per accumulare l’acqua piovana.

Nei giorni scorsi, poi,  sono state numerose le proposte di associazioni ambientaliste e aziende del settore idrico che hanno chiesto al governo interventi sia nell’immediato, sia con un piano a lungo termine che tenga conto dell’impatto del cambio climatico. Legambiente chiede al governo di definire una strategia idrica nazionale e propone una serie di interventi come l’obbligo di recupero delle acque piovane, al riuso in agricoltura delle acque reflue depurate, fino alla ricarica controllata delle falde facendo in modo che le sempre minori precipitazioni non scorrano velocemente a valle fino al mare .

Dati alla mano, è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata”, dichiara Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, l’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ovvero l’ente che coordina tutti i consorzi di bonifica italiani.

Un pacchetto di otto proposte viene anche da Utilitalia, in rappresentanza delle imprese che forniscono i servizi idrici all’80% dei cittadini. Si chiede innanzitutto di promuovere un uso efficiente dell’acqua in un Paese in cui il consumo pro-capite è di 215 litri per abitante al giorno, rispetto ai 125 litri della media europea. Servono poi infrastrutture strategiche come i grandi invasi ad uso plurimo, gli invasi di piccole e medie dimensioni ad uso irriguo e le interconnessioni delle reti idriche.

Anche le imprese, come gli ambientalisti, chiedono il riutilizzo delle acque depurate, l’aumento dei volumi delle falde e la dissalazione. In Italia le acque marine o salmastre rappresentano solo lo 0,1% delle fonti di approvvigionamento contro il 3% della Grecia e il 7% della Spagna. Infine, le imprese annunciano investimenti per undici miliardi: tre di essi serviranno per riparare le falle nella rete che attualmente perde il 40% dell’acqua che trasporta.

Sempre secondo i dati diffusi dall’Anbi, ogni anno in Italia cadono circa 300 miliardi di metri cubi di acqua di cui si riesce a trattenere soltanto l’11%. In Spagna, per esempio, ne viene trattenuto circa il 35 per cento. I serbatoi presenti in Italia con questo scopo sono 114, con una capacità totale di un miliardo di metri cubi di acqua. Dall’inizio degli anni Novanta, il fabbisogno idrico in agricoltura si è molto ridotto grazie all’innovazione tecnologica e alla cosiddetta agricoltura di precisione, ma la siccità ha annullato questo vantaggio.

Ritardi e lentezze nella gestione di queste carenze sono causati piuttosto dalla storica e per certi versi confusa divisione delle competenze all’interno del governo: intervengono di volta in volta e senza criteri precisi i ministeri delle Politiche agricole, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, oltre ovviamente al ministero dell’Economia. Tutti se ne dovrebbero occupare ma il risultato è che finora in pochi hanno affrontato davvero il problema.

A tutto questo vanno aggiunti gli interventi e le responsabilità delle regioni, delle province, dei consorzi di bonifica, ognuno con le sue regole e procedure. La creazione di un commissario speciale sulla siccità è un’iniziativa che si spera permetterà di superare la troppa burocrazia e possa risolvere i conflitti di competenze ministeriali.