Dal 6 marzo, il vociare degli anziani al mercato del venerdì e le risate dei ragazzi alla Forneria, già da tempo affievoliti, non si sentono più. Al loro posto un silenzio assordante fatto di dubbi, paura e insicurezza.Cormano, comune dell’hinterland nord milanese, ha scoperto quel 6 marzo che due dei suoi quasi 21mila abitanti erano stati contagiati dal Coronavirus.«Ho provato sconforto. Inutile non ammettere di aver sperato fino alla fine che non arrivasse anche qui», ha affermato il sindaco Luigi Magistro. Prima Sesto San Giovanni, poi Bresso e Cusano. Quel 6 marzo, Cormano, che tanto aveva resistito, si è andata ad aggiungere al puzzle rosso dei comuni del Nord Milano colpiti dall’epidemia.

Dopo la scoperta, sindaco, giunta comunale, protezione civile, carabinieri e Croce Rossa si sono tirati su le maniche per garantire la sicurezza dei propri cittadini.Oltre a formare, come da protocollo per tutti i comuni, il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) che interviene in prima linea in caso di allarme sanitario, è stato istituito un numero d’emergenza per aiutare le persone più fragili nelle attività quotidiane delle quali sono state private dopo che le mura di casa si sono fatte invalicabili. Elasticità e prontezza sono le parole chiave per descrivere la nuova routine all’interno del municipio di Piazza Scurati.

«Ora – afferma il sindaco Magistro – ogni mattina, pomeriggio e sera è a sé stante. Nulla può essere programmato». L’agenda politico-amministrativa della città è stata completamente ribaltata, trasformando ogni giornata in un taccuino in continua evoluzione. Negli uffici del comune, i cittadini vengono ricevuti sempre più di rado e solo su appuntamento. La giunta si riunisce per via telematica, cosa che «guardando il bicchiere mezzo pieno, non avevamo mai fatto e adesso abbiamo sdoganato». Ma a colpire più nel profondo l’animo dei cormanesi è ben altro.

In tempi di quarantena è forte il bisogno di un sostegno morale più che istituzionale. I sindaci passano dall’essere mediatori tra Stato e cittadini a mediatori tra Stato e persone

Niente più fila interminabile del sabato sera davanti a Poldo, La Fabbrica del Gioco e delle Arti ha chiuso i battenti a eventi e incontri per bambini e lungo via Gramsci non si sente più il profumo delle chiacchiere di Busi. Il virus ha ferito Cormano nel suo tessuto sociale da sempre attivo e partecipativo. «Vedere la mia città desolata dalla finestra del mio ufficio è molto triste, ma in questo momento l’isolamento sociale è fondamentale e necessario», sottolinea Magistro. Una volta chiuse le serrande di negozi e bar, i cittadini, dalle loro case, si aggrappano ad ogni titolo di giornale e notizia che leggono sul web. Per veicolare un messaggio univoco e per risolvere tutti i dubbi, il sindaco, alla fine di ogni giornata, posta un video sulla pagina ufficiale comunale di Facebook fornendo un servizio d’informazione, ma non solo.In tempi di quarantena è forte il bisogno di un sostegno morale più che istituzionale. I sindaci passano dall’essere mediatori tra Stato e cittadini a mediatori tra Stato e persone./ Non c’è una ricetta perfetta, ogni primo cittadino ha la sua, «io spero solo che la mia sia la più giusta per i cormanesi. Voglio essere convincente nel far capire loro l’importanza del rispettare le regole, senza diffondere paura, ma speranza. Ogni sera, prima di addormentarmi, mi chiedo se ho fatto tutto il possibile per loro».

Sono passati nove giorni da quel fatidico 6 marzo, è il 15 marzo e i casi accertati sono saliti a 14. Alle ore 18:00 il sindaco ha iniziato a girare sull’auto dei carabinieri per le strade vuote della città, diffondendo l’Inno nazionale italiano, seguito dai primi applausi timidi di chi, anche col freddo, è uscito sul balcone incuriosito.

#Vieneilsindacodame è un’iniziativa che non servirà a debellare la malattia, né a fermarne la diffusione, ma che ha fatto sentire tutti parte di una comunità, anche da lontano.Ci siamo affacciati ai balconi delle nostre case dove giorno dopo giorno abbiamo appeso cartelloni con arcobaleni e bandiere tricolore e, cantando con la mano sul petto, ci siamo ripetuti ancora una volta che andrà tutto bene.