ZetaLab, un laboratorio per troppi


ZETALAB: DA CENTRO DI ACCOGLIENZA A PRESIDIO PERMANENTE
A ZetaLab per anni, tra alti e bassi, si era arrivati a una situazione di tacito assenso dello stato delle cose. Ma da un mese Aspasia rivendica il diritto di tornare in possesso di ciò che “dovrebbe” spettarle. E arrivano anche le minacce.

La questione dell’assegnazione di ZetaLab parte dalle ragioni che hanno portato per molti anni, più o meno dal marzo 2001 a circa un mese fa, al tacito assenso che assegnava al laboratorio ZetaLab la possibilità di proporsi come centro ricreativo e di accoglienza. Ma dopo lo sgombero del centro da parte dei poliziotti, le manifestazioni che hanno visto la partecipazione di 5000 persone e causato il presidio permanente nella struttura, è cambiato poco: non ci sono soluzioni di assestamento condivise che permettano ai rifugiati di trovare un alloggio sicuro e stabile né alternative che consentano ad Aspasia di tornare in possesso della proprietà o di trovare un’alternativa all’esproprio.

Totò Cavalieri, fondatore di ZetaLab, fa la cronistoria dell’occupazione del centro. «Lo occupiamo da marzo 2001, ma nel 2002 sono partite le prime operazioni per farci lasciare i locali: il prefetto ha indetto un bando e ha tentato di assegnare la struttura. Aspasia è l’unica associazione a Palermo che riceve soldi mensilmente e che ha vinto il diritto di affidamento della struttura».

Quindi c’è un’assegnazione dai contorni poco chiari e c’è un’occupazione scelta come gesto eclatante di pressione affinchè venga revocata l’attribuzione dell’immobile ad Aspasia.
«Aspasia ha un passato burrascoso - continua Cavalieri - è stata indagata e condannata insieme all’ex assessore Giuseppe Scoma, zio dell’attuale assessore Francesco Scoma, per corruzione, concussione e finanziamenti illeciti».

È totale l’appoggio della città, dei ragazzi di Addio Pizzo, delle suore e dei laici a ZetaLab. E già a novembre 2009 i ragazzi del Laboratorio avevano ricevuto anche il sostegno dell’amministrazione: il capo di gabinetto del Comune di Palermo aveva firmato una lettera nella quale riconosceva l’importanza politica, sociale, culturale del laboratorio.

«Non ci hanno neanche proposto una sistemazione temporanea, se non in un edificio abbandonato per inagibilità, in condizioni pietose. Volevano mandare lì i ragazzi sudanesi: è vergognoso. Palermo sta regredendo giorno dopo giorno, qui stiamo tornando agli anni '80». Oltre al danno è pronta la beffa per ZetaLab. Enrico Montalbano, un collaboratore del centro, parla addirittura di minacce. «Alcuni dei nostri – spiega Enrico – sono stati avvicinati da alcuni intimidatori in una taverna di Palermo. “I nivuri oggi cci sù e dumani ‘un ci su cchiù”, hanno detto. Crediamo che, a fronte di tutto questo, ci siano interessi politici ed economici. Non abbiamo intenzione di mollare la presa, noi siamo tutti dentro e resistiamo. Deve esserci una giustizia e noi abbiamo l’appoggio incondizionato della gente del quartiere».

LE RAGIONI DI ASPASIA, SECONDO IL PARERE DI UN LEGALE
L’avvocato Fulvio Fossallo prova a ricostruire la vicenda legale di Aspasia, a partire dall’acquisizione dell’immobile e traccia il quadro attuale. Tra licenze, intestazioni sospette e progetti in bilico tra pubblico e privato, la situazione di Aspasia è più ingarbugliata di quanto si possa immaginare.

Il quartiere appoggia l’attività svolta da ZetaLab ma è necessario provare a ricostruire le obiezioni e i punti d’ombra che giustificano tanta perplessità nei confronti dell’associaizone palermitana.
Per l’avvocato Fulvio Fossallo, Aspasia non è proprietaria della struttura ma ha firmato un contratto di affitto solo un anno e mezzo dopo che si era verificata l’occupazione. Un contratto firmato, “probabilmente per mettere alla porta gli occupanti”.

La stranezza, secondo l’avvocato, è che lo sgombero è stato ordinato da un’associazione privata, non dalla prefettura. L’obiettivo dichiarato è riottenere la struttura per farne un asilo a pagamento. I ragazzi di ZetaLab lo trovarono distrutto e abbandonato sette anni fa: lo ricostruirono, sistemando i servizi, e lo misero a nuovo a loro spese beneficiando del contributo del Comune su alimenti, luce e acqua.

«La sentenza di sgombero è legale ma non è stata direttamente impugnata dallo Iacp, l’anomalia è questa. Aspasia è un’associazione strana, che raccoglie finanziamenti ma che, di fatto, non svolge nessuna attività nel luogo in cui ha il contratto d’affitto».

Anomalie a parte, al problema non sembra esserci possibilità di soluzione, prima di tutto perché non c’è un soggetto in grado di mediare. «Lo ZetaLab è un centro sociale e aveva vinto una condanna con assoluzione dopo un anno della sua esistenza. Di solito, tutti i centri sociali in Italia, dopo 5-6 anni, vengono riconosciuti dal Comune e viene loro affidata la struttura per merito sociale. L’occupazione per attività sociali riconosciuta dagli enti locali merita la concessione. C’era anche una trattativa tra Comune e laboratorio e, se non fosse intervenuto il privato, non ci sarebbero stati problemi».

TRA COMUNE E ASSOCIAZIONE, LA VIRTÚ STA NEL MEZZO?
Secondo il capogruppo Idv al Comune di Palermo Fabrizio Ferrandelli, pare che l’amministrazione avesse da tempo organizzato tavole rotonde e trattative per riconoscere il valore sociale del centro. Da Aspasia il presidente Anna Ciulla rivendica il sacrosanto diritto di possedere l’immobile assegnato secondo bando pubblico.

Dopo il tavolo in prefettura svoltosi lo scorso gennaio a Palermo davanti al sindaco eagli  assessori - tavolo cui ZetaLab non è stato invitato nonostante fosse il primo argomento di discussione - non si è arrivati a grandi conclusioni: il laboratorio è ancora occupato e il Comune non ha sinora in progetto azioni di sgombero.

L’anomalia è che il Comune, che in passato aveva collaborato con ZetaLab, oggi sembra meno presente nella difesa dei diritti di ragazzi e rifugiati. «Nel 2003 questi ragazzi provenienti dal Darfur erano in una situazione più critica, grazie a un tavolo prefettizio, il laboratorio Zeta fu l’unica soluzione che si presentò all’amministrazione. Il prefetto di Palermo impose al sindaco Cammarata di provvedere all’allacciamento dei servizi idrici e dell’acqua. Il Comune pagò le bollette di ZetaLab, che è censito come centro d’accoglienza nella carta servizi dal Comune e dalla provincia».

Il quartiere di via Arrigo Boito ha risposto in maniera assai partecipativa alle proteste e all’occupazione da parte dei ragazzi, mentre il Comune non pare essersi mosso in maniera decisiva verso una soluzione condivisa. E, con Aspasia, sembra ormai esserci un muro di incomunicabilità. «Il contratto di Aspasia – continua Ferrandelli – scade nel 2011 e non ci sono i tempi materiali per costruire un asilo nido. Dunque, non si comprende questa insistenza ad un anno dalla scadenza del contratto. Bisognerebbe escogitare una variante urbanistica per il cambio di destinazione d’uso ma è una procedura che ha tempi non inferiori ai due anni. L’amministrazione ha addirittura proposto ad Aspasia un’altra struttura tre volte più grande di questa dove costruire l’asilo, ma l’associazione ha rifiutato».

Di diverso avviso sembra essere il presidente di Aspasia Anna Ciulla. L’acquisizione di ZetaLab sembra essere avvenuta in maniera trasparente, secondo le dirigenze della contestatissima Aspasia. «Ce la siamo aggiudicata legittimamente con un bando pubblico nel 2002 – spiega Anna Ciulla, direttrice di Aspasia –. Di più, il bando era stato pubblicato su un quotidiano locale: quindi avrebbe potuto partecipare chiunque».

Le controversie legate all’asilo risalgono a diversi anni fa e si protraggono da otto anni con una causa che vede contrapposti, Aspasia da una parte, e lo Iacp dall’altra: effettivamente la struttura doveva essere consegnata all’associazione (Aspasia) ma in realtà era già occupata dal centro di accoglienza per stranieri. «Nonostante noi avessimo firmato il contratto di locazione e pagato tutto regolarmente - precisa la Ciulla - abbiamo vinto la causa contro lo Iacp. dalla nostra parte abbiamo anche un provvedimento, reso esecutivo dalla magistratura, che ordina agli ufficiali giudiziari di consegnare i locali all’associazione Aspasia ».

L’obiettivo è quello di realizzare una scuola pubblica paritaria per i bambini del quartiere, diritto sacrosanto, secondo Aspasia, in quanto ente pubblico che permetterebbe ai genitori, richiedendo un bonus scuola, di portare i bambini all’asilo.

Insomma, un’opportunità legalmente riconosciuta che, secondo l’associazione, non permetterebbe ai ragazzi di ZetaLab di occupare locali pubblici di altrui proprietà, in particolar modo se lo stesso laboratorio non ha partecipato al bando di concorso per l’assegnazione dell’immobile. Per di più, la dottoressa Ciulla sottolinea la disponibilità di dialogo con il centro sociale e ricorda che il Comune avrebbe effettivamente offerto al laboratorio una sede alternativa in un edificio di tre stanze nel cuore di Palermo per svolgere l’attività laboratoriale.

«Il ricovero degli extracomunitari è un attività nobile e che va solo ammirata, ma se ne devono occupare le istituzioni, non il laboratorio. ZetaLab dovrebbe offrire accoglienza ai rifugiati politici, non necessariamente una sistemazione».

AMMINISTRAZIONE COMUNALE TRA INDAGINI E DINIEGHI
L’Istituto autonomo case popolari non sembra molto ben disposto a ricostruire la vicenda. Contattato varie volte per un parere sulla storia dell’assegnazione ad Aspasia, declina ogni appuntamento per motivi non ben definiti. Alla domanda di un possibile coinvolgimento nel bando per l’assegnazione ad Aspasia, lo Iacp risponde con un gioco di rimandi alle persone di competenza e, in conclusione, con un evasivo “non ne sapevamo nulla”.

Ma dall’amministrazione comunale ci sono anche segnali di apertura e disponibilità per saperne di più sugli usi di ZetaLab: se si tratti di un asilo, pubblico o privato, è difficile sapere. Nadia Spallitta, consigliera comunale della lista "Sindaco Orlando", e oggi componente del Gruppo Consiliare "Un'Altra Storia" prova a fare un punto della situazione e a rintracciare le anomalie della vicenda.

«Stiamo facendo delle verifiche sulla procedura di sgombero che pare sia stata promossa da Aspasia, dato le forze dell’ordine sono state inviate dall’ufficiale giudiziario. In sostanza, più di un anno fa venne emessa una sentenza a favore dell'associazione Aspasia. Sentenza girata anche Iacp, proprietario dell’immobile, che doveva provvedere alla liberazione della struttura, secondo quanto stabilito da un vecchio contratto 2002».

Il caso presenta però diverse anomalie: la prima sta nel fatto che lo sgombero è stato richiesto direttamente da Aspasia, dunque non dal proprietario diretto (Iacp) ma dall’affidatario.
Inoltre, l’associazione vorrebbe creare un asilo, cioè un luogo destinato ai minori.
Ma Nadia Spallitta precisa: «La struttura è di uso pubblico, quindi non si può impiantare un'attività (un asilo) privato. Trovo inquietante il fatto che in passato diversi componenti di Aspasia (soci occulti e soci di fatto) abbiano avuto in passato alcuni problemi con la giustizia, procedure penali e problemi col comune: ricevevano dei finanziamenti perché avevano un’associazione dedicata ai minori, ma in realtà i minori non li avevano».

Inoltre, la consigliera precisa che la presidenza dell’associazione Aspasia è intestata a una anziana signora di 83 anni: quindi non è chiaro perché il pignoramento e lo sgombero vengano richiesti da una persona che non è tra i rappresentanti legali di Aspasia, ma da una donna che improvvisamente vine nominata presidente.

Inoltre, la sede legale è in via Marco Fanna 26, ma lì non c’è materialmente la loro sede, non ci sono i soci, né c'è la società. Le irregolarità sembrano legate anche ai beni immobili. Continua la Spallitta: «In tempi rapidissimi, a marzo 2009, Aspasia ricevette in concessione un immobile confiscato ad un mafioso, sempre tramite istanza di questa signora 83enne. La domanda fu inoltrata a marzo, e ad aprile Aspasia aveva già l’immobile in uso. Il bene era di Adelfio Salvatore. Questo immobile non è mai stato utilizzato da Aspasia, nonostante sia di 5mila metri quadri, su tre piani e con un magazzino».

È forse solo un caso che la struttura di ZetaLab si trovi a ridosso della centrale e pregiatissima via Notarbartolo? I ragazzi del laboratorio Zeta non riescono a comprendere le ragioni dell’insistenza della signora Ciulla di dover entrare in possesso a tutti i costi dell’immobile di via Arrigo Boito, assegnatole nel 2003 dallo Iacp. Anche alla luce del fatto che l’attività dell’associazione potrebbe esplicarsi lo stesso in una villetta vuota già in sua disponibilità. Villetta che parrebbe proveniente dai beni sequestrati ai mafiosi, allocata nel quartiere di Villagrazia, assegnata ad Aspasia, due anni fa, dal Comune di Palermo, ma che, a tutt’oggi, risulterebbe ancora inutilizzata. Venendo meno, così, al principio del riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

«Resta il fatto – conclude il consigliere – che hanno lasciato trenta rifugiati politici regolari in mezzo alla strada e in molti si chiedono dove sia finito il diritto d’asilo, considerando che i ragazzi non erano abuisivi e che il Comune era accondiscendente. Se il magistrato non ha ordinato nulla e lo Iacp neanche, le forze dell’ordine per conto di chi hanno veramente agito?»

  • Giuditta Avellina ed Enrico Turcato

 

Intervista - Da 20 anni Attilio Bolzoni segue per Repubblica la vicenda del fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura. A mag | zine racconta come è arrivato agli ultimi sviluppi

Giuditta Avellina

Milano fuoriorario

Quando gli uffici si svuotano, qualcuno inizia un nuovo turno

di: Redazione

 

Milano, Cina 

Da dieci anni il cinese si impara al Parco Trotter

di: Dedionigi, Romeo

Giornalismo: istruzioni per l'uso. 
Guarda tutti i video