Secondo il decimo “Rapporto sulle povertà” presentato dalla Caritas Ambrosiana il 31 ottobre, sono il 16,7% i soggetti che si sono rivolti nel 2010 ai centri di ascolto sparsi sul territorio diocesano pur avendo un lavoro stabile. Sono i Working Poors. Persone che, nonostante abbiano un posto di lavoro sicuro, non riescono a mantenersi con il solo stipendio. Una realtà in aumento su tutto il territorio nazionale e in tutta Europa. Si tratta di uomini e donne con un contratto a tempo indeterminato, con un titolo di studio elevato e spesso con una famiglia a carico. Persone che senza mai perdere la propria dignità fanno la fila per ottenere un pacco alimentare o per ricevere un aiuto economico per pagare le bollette o la rata del mutuo.
I centri di ascolto Caritas sono luoghi dove chiunque può trovare aiuto: lo straniero che ha bisogno di un pasto o di un posto di lavoro, l’italiano che non riesce a pagare le bollette. Sono realtà che si appoggiano esclusivamente sul volontariato e sulle donazioni di privati cittadini.
Sulla stessa lunghezza d’onda si trova anche l’Opera San Francesco per i poveri che a Milano rappresenta uno dei centri principali di aiuto. Da oltre 50 anni l’Osf fornisce pasti, mette a disposizione docce e distribuisce abiti. Inoltre dal 2010 è attivo un poliambulatorio medico con 140 medici. La responsabile dell’Opera, Marina Nava, illustra come «il fenomeno degli working poors sia presente anche nella sua struttura. Oltre ai classici homeless ed extracomunitari sono infatti in aumento lavoratori e pensionati, e in particolare italiani».
Paragonando i dati del 2010 con quelli dei rapporti passati è facile accorgersi come il fenomeno sia in aumento, in particolare nella classe operaia che da sola detiene quasi il 15% dei working poors. È su questi dati che si è soffermato il professor Marco Revelli durante la presentazione del rapporto della Caritas, evidenziando «la fragilità del Paese, dove a pagare ora è principalmente il ceto medio». Affermazione riscontrabile anche nei dati: nell’ultimo anno è aumentata del 55% la passività bancaria con picchi del 150% in Lombardia rispetto il 2007, anno di inizio della crisi.
Proprio la crisi iniziata nel 2007 è lo spartiacque da seguire per capire le ragioni di queste problematiche. La conferma viene dall’ingegner Pollini, responsabile dell’Associazione Pane Quotidiano di Milano, secondo cui «la crisi ha contribuito all’aumento dei poveri in generale, per quanto riguarda gli italiani c’è un incremento del 30% delle situazioni di indigenza». Lo conferma anche Marina Nava spiegando come «coloro che prima non erano poveri, ora lo sono».
La crisi ha reso insostituibile il lavoro di queste associazioni di volontariato che troppo spesso riempiono il vuoto lasciato dalle amministrazioni politiche e dal welfare. È sempre Marina Nava infatti a spiegare come «gli enti pubblici contribuiscano minimamente: nel solo 2010 il contributo proveniente da enti pubblici all’Osf è stato di 71.100 Euro, pari a circa una settimana di pasti distribuiti».
Risulta pertanto sempre più necessario il contributo dei privati che attraverso donazioni di denaro o di abiti o di parte del proprio tempo libero contribuiscono al mantenimento di strutture come l’Opera San Francesco. Purtroppo però, conferma Marina Nava, le donazioni private sono in diminuzione negli ultimi anni. Questo perché la crisi sta condizionando molto anche coloro che prima avevano la possibilità di far del bene.
È in questa situazione precaria quindi che le associazioni di volontariato si trovano ad operare assistendo migliaia di persone ogni giorno. Situazione che al momento non vede nel breve periodo nessuna via d’uscita soprattutto in un contesto di continua destabilizzazione economico-sociale.