Vice Magazine, un caso editoriale


Una coppia che fa una camminata in città usando le racchette da sci di fondo; una donna che passeggia per la strada in reggiseno e slip; un gatto che indossa un completo da menestrello. Sono solo alcune delle immagini che si possono trovare sfogliando Vice Magazine, un mensile gratuito che nasce a Montreal, Quebec, nel 1994. Suroosh Alvi, Shane Smith e Gavin Maclnnes sono tre giovani studenti universitari che hanno voglia di raccontare la realtà con il loro linguaggio trasgressivo, ma soprattutto con un mondo di immagini, dalla più ridicola alla più cruda.

Battezzano il periodico con il nome di Voice of Montreal e lo lanciano grazie ai finanziamenti dello Stato, che sostiene l’iniziativa per offrire un servizio alla comunità, ma anche per creare posti di lavoro. La piccola fanzine nel 1996 cambia nome in Vice e inizia a distinguersi per i suoi numeri immersionisti: tutta la redazione per realizzare il numero su uno specifico argomento si trasferisce nel luogo dove nasce la notizia per alcune settimane. È il caso del Russia Issue, una vera e propria guida alla Russia che attraverso l’alfabeto cirillico racconta l’alcolismo, gli abusi nell’armata rossa, le droghe, la corruzione , la prostituzione. Vice continua ad avere un grandissimo successo tra i giovani americani tanto che nel 1999 si sposta a New York, in cerca di maggiori entrate pubblicitarie. Fotografia, musica, storie bizzarre, droga, trasgressioni, ma anche temi sociali sono gli argomenti che la rivista affronta ogni mese con ironia. Oggi il periodico è disponibile in 22 paesi nel mondo, si può leggere sul web e ha dato vita a progetti, libri fotografici, album e singoli musicali.

«Anche la redazione di Vice Italia si è dedicata a diversi numeri immersionisti» ha detto il direttore Federico Sarica «il più riuscito è il Crotone Issue, del luglio 2007. Tutto lo staff si è trasferito per tre settimane a Crotone e ha lavorato al numero che è stato realizzato all’interno di un progetto a livello internazionale. Nello stesso mese infatti tutti i Vice del mondo sono usciti con un numero sulla povertà. Altre due edizioni che ci rappresentano bene – ha aggiunto- sono senza dubbio il Wahrheit Issue, uscito nel marzo 2007, pieno di notizie completamente inventate e il 1994 Issue, uscito questo ottobre per festeggiare i 15 anni del mensile: la rivista è stata scritta e costruita come se fosse un numero del 1994 ritrovato casualmente oggi». L'edizione italiana é nata nel 2005 a Milano. Serena Pezzato è manager editor di Vice Italia:

Quanto tempo ha impiegato ad affermarsi in Italia una rivista così alternativa?
Tanto. Il nostro linguaggio, trasgressivo e ironico, ha incontrato non poche resistenze. È un giornale particolare, che si avvicina molto al genere delle riviste studentesche e delle fanzine. Quando è arrivato qui la sua proposta si è evoluta rispetto al modello americano: da una parte gli articoli sarcastici sugli argomenti più curiosi, dall’altra la sperimentazione su cronaca e attualità. I contenuti si sono rinnovati, ma ciò che è rimasto invariato è il registro, lo stile e l’attitudine con cui affrontiamo il mondo, e questo aspetto all’inizio si è scontrato con un pubblico abituato ad una scrittura più tradizionale.

E oggi?
Oggi con un cambiamento globale della comunicazione la gente si prende più in giro, è più abituata alla trasgressione.

Il vostro è un giornale molto stravagante, non solo dal punto di vista linguistico, ma anche nei contenuti. Che tipo di notizie cercate ogni giorno?
Lo spettro degli argomenti si è ampliato molto negli ultimi anni, ci occupiamo di cinema, musica, curiosità, ma anche di cronaca; ci affascinano tanto le cose nuove e originali, quanto le glorie del passato ormai dimenticate; realizziamo reportage su fatti curiosi ma ci dedichiamo anche ad argomenti istituzionali. Prendiamo qualsiasi notizia e la raccontiamo attraverso il nostro filtro, senza mai prendere una posizione politica.

Che cosa è rimasto del Vice americano in quello italiano?
Prescindere dal contesto in cui è nato sarebbe stato un errore, ma il pubblico italiano è molto diverso da quello d’oltreoceano. Per questo abbiamo scelto un compromesso tra la cultura isterica e senza freni degli Usa e la maggior rigidità di quella italiana.

Come sono i vostri lettori?
Sono giovani, dagli adolescenti ai trentenni, e molto eterogenei, perché affrontiamo una gran varietà di argomenti.

Dos & Don’ts è una rubrica fotografica molto particolare. Di cosa si tratta esattamente?
Si tratta di fotografie da tutto il mondo di gente comune con un look bizzarro, accompagnate da un commento. È una parodia di certi linguaggi della moda intesa come attitudine, costume e modo di essere.

Che cos’è Vbs.Tv?
Significa Vice broadcasting system, è la televisione on line della rivista, nata su iniziativa di Shane Smith, uno dei fondatori, e con la direzione creativa di Spike Jonze, il regista che ha raggiunto il successo grazie al film Essere John Malkovich. Vice ha deciso sin dalle origini di declinare la sua attività in vari campi e Vbs.Tv è il prodotto di comunicazione più importante. Trasmette documentari, interviste e rubriche.

Esiste anche la versione italiana?
Non esiste ancora una versione italiana, ma da un paio di anni collaboriamo con Vbs.Tv America. In particolare abbiamo prodotto Toxic, una rubrica dedicata ai problemi sull’ambiente a Napoli, mentre con Motherboard ci siamo dedicati a Damanhur, una federazione piemontese di ecovillaggi con una propria struttura sociale e politica.

Dove possiamo trovare Vice?
Viene distribuito gratuitamente nelle librerie e nelle gallerie d’arte, ma soprattutto nei negozi e nei locali legati alla testata. Non chiediamo soldi al nostro lettore.

  • Simona Peverelli


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