Secondo i sostenitori è la risposta definitiva alla pirateria. Per i detrattori, la pietra tombale che ucciderà la libertà in rete. Il Sopa, la proposta di legge contro la pirateria al vaglio del Congresso statunitense, sta terrorizzando il popolo del web e mettendo Hollywood contro la Silicon Valley, aprendo una guerra tra le due potentissime lobby.
Il Sopa, acronimo di “stop online piracy act”, è una proposta di legge bipartisan presentata al Congresso statunitense dal deputato repubblicano Lamar Smith lo scorso 26 ottobre. Scopo della legge è bloccare la diffusione di contenuti coperti da diritto d’autore. Fino a qui, niente di nuovo sotto il sole. Da anni, puntualmente ad ogni legislatura il Congresso americano lancia una nuova offensiva per proteggere il Copyright.
Le modalità proposte nel Sopa sono però del tutto nuove per la legislazione Usa. Fino ad oggi, infatti, la legge americana prevedeva l’oscuramento di siti che offrono ai suoi utenti materiale protetto solo previa sentenza di un giudice. Siti come Facebook, Twitter e Youtube, i cui contenuti sono caricati dagli utenti e non direttamente dai gestori del sito, sono ritenuti responsabili di quanto postato nelle loro pagine web solo a fronte di una denuncia e se la cavano rimuovendo il contenuto contestato e bannando l’utente.
Se il Sopa fosse approvato nella sua formulazione attuale basterebbe invece la semplice denuncia per bloccare il Dns, cioè l’indirizzo del sito così come normalmente lo conosciamo, oscurando il sito. Sempre sulla base della sola denuncia, verrebbero congelati tutti i canali di finanziamento e pubblicitari. Il provvedimento scatterebbe non in virtù della sentenza di un giudice, ma sulla base di una semplice denuncia, che farebbe partire in automatico un’ordinanza giudiziaria. L’unica alternativa, per il sito denunciato, è presentare entro cinque giorni dalla denuncia una contestazione, aprendo una battaglia legale con il denunciante. Ovviamente non sono molti i provider felici di ingaggiare una battaglia legale con le major dell’intrattenimento.
L’altro passaggio della legge oggetto di contestazione è il concetto di pirateria. Secondo la formulazione del Sopa, si considera pirateria non solo la pubblicazione di ogni contenuto protetto da diritto d’autore, ma anche ogni informazione che possa aiutare l’internauta ad accedervi. Inoltre, i social network e i siti di streaming sarebbero ritenuti responsabili legalmente anche per i contenuti caricati dagli utenti. Questo imporrebbe ai provider un controllo a priori di tutti i video, i file e le informazioni condivise dagli utenti. I provider internet stanno facendo quadrato contro questa norma che considerano illiberale e di difficile applicazione, già che imporrebbe ai siti una sorta di censura preventiva.
Il terzo punto oggetto di contestazione è l’effettiva efficacia della norma nel fermare la pirateria. Quello che verrebbe bloccato è infatti il protocollo Dns del sito, quindi il nome che si è soliti digitare sulla barra degli indirizzi. Questo nome è pero solo la conversione in lettere del vero indirizzo della pagina web, quello Ip. Basterebbe quindi digitare questo codice di dodici numeri per poter accedere ugualmente a quei siti che offrono il download di materiale coperto da copyright. La rete si sta già organizzando: su reddit.com e su molte altre pagine web, gli utenti stanno compilando la lista degli indirizzi Ip di tutti i più popolari siti di download. Secondo il fronte del No la norma sarebbe quindi non solo illiberale, ma anche inutile, perché gli utenti potrebbero facilmente aggirare il blocco del Dns.
La legge doveva essere approvata il 16 dicembre scorso alla Commissione giustizia della Camera, che però si è presa qualche altra settimana di tempo per studiare eventuali modifiche. Questa è la lista di aziende che sostengono il Sopa: http://www.scribd.com/doc/76259944/SOPA-Supporters
Intanto, però, tutti gli emendamenti suggeriti dai colossi dell’informatica sono stati bocciati e l’impressione è che la norma potrebbe essere approvata così com’è. Blog, forum, comunità virtuali e, soprattutto, i principali provider hanno ancora qualche giorno di tempo per studiare le ultime contromosse. Ancora non c’è una data per la discussione finale della legge ma si pronostica che dovrebbe arrivare entro la fine di febbraio.