Nucleare, questo sconosciuto. Tutti ne hanno sentito parlare, quasi nessuno sa bene di cosa si tratti. Negli ultimi anni la sperimentazione ha continuato a produrre risultati, le potenze nucleari hanno implementato i loro investimenti, anche in ambito militare. La ricerca prosegue, i test avanzano, nuove tecnologie vengono immesse in un mercato che è nelle mani di pochi.
Maurizio Torrealta, caporedattore di RaiNews24, nel libro Il segreto delle tre pallottole (Edizioni Ambiente, collana Verdenero inchieste), affronta a tutto campo il tema del nucleare alternando fiction, documenti, registrazioni, con interviste e analisi concrete. Nel grande lavoro di inchiesta, realizzato con il team della trasmissione L'inchiesta di Rainews24, emergono prospettive allarmanti sulle relazioni tra utilizzi civili e militari del nucleare. Prospettive che sono emerse sia dalla collaborazione con il fisico Emilio Del Giudice, che ha contribuito a dirimere i dubbi del team di Torrealta e ad accrescere le loro competenze in materia di nucleare (e che, a tutti gli effetti, è un personaggio del libro), sia dalla diffusione al pubblico di un documento secretato fino al 1975.
Si tratta del famoso "memorandum Groves" nel quale James B. Contant, presidente del National Research Defence Council e per molti anni anche rettore di Harvad, suggeriva ai responsabili dell'amministrazione americana l'utilizzo dell'uranio "sporco" per inquinare le città nemiche con nuvole di particelle radioattive, prevedendo con esattezza gli effetti sulla salute delle persone coinvolte, effetti poi verificatisi nella realtà in Iraq, Kosovo, Afghanistan e Libano. Vale a dire, aree di fatto bombardate da tonnellate di uranio appunto "sporco" dai cosidetti paesi democratici.
Come è nato il vostro lavoro?
Seguendo un gruppo di ricercatori all’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), tra i quali Emilio Del Giudice. Questo gruppo aveva realizzato uno studio dimostrando che la fusione fredda esisteva. All’improvviso però ha subito il blocco dei finanziamenti. Non solo: il rapporto 41 redatto da quetsi scienziati non è stato pubblicato. Nessuno di loro riusciva a capire il perché. Del Giudice ha avuto il coraggio di spiegarcelo: questa scoperta fisica, se applicata su un altro metallo pesante come l’uranio, avrebbe permesso di superare il problema della massa critica per l’innesco nucleare. La massa critica di un materiale fissile equivale alla quantità di materiale fissile giusta e necessaria affinché una reazione nucleare a catena possa auto-sostenersi.
Come funziona l’innesco nucleare?
Un atomo di uranio, quando viene frammentato in neutroni e incontra un altro atomo di uranio, scatena un processo a catena, liberando un'enorme quantità di energia. Affinché un atomo, frantumandosi, liberi energia, occorre una massa critica di almeno 8 kg, massa sotto la quale il processo non avviene. Con una massa critica di 8 kg, la bomba nucleare è molto potente. Diversamente, il processo non entra in funzione. Superare il problema della massa critica permette di creare delle bombe nucleari, anche piccole, della grandezza di una pallottola. Questa è una scoperta che rivoluziona tutti gli accordi di non proliferazione ratificati, che mette in discussione tutti i trattati tra gli Stati. E' un problema che può sconvolgere l’assetto attuale del pianeta.
Non è possibile che questa scoperta sia stata già fatta da altri e che questi altri abbiano deciso di mantenerla segreta?
Diverse volte, soprattutto in teatri di guerra come il Libano meridionale, dopo analisi e test sui terreni, abbiamo rinvenuto la presenza di crateri con uranio arricchito (a Khiam, ad esempio). Nel nostro documentario televisivo La terza bomba nucleare ne mostriamo le prove. Trovare l’uranio arricchito è come trovare un diamante per strada. Se ne trova pochissimo in giro. Ed è la chiara traccia di un processo nucleare specifico che si è già consumato. Ma, attenzione: non è quello tradizionale, perché non ci sono le tracce degli effetti devastanti che può avere una bomba atomica. Ci sono effetti limitati in termini di distruzione, ma di elevatissima radioattività. Ci sono armi nuove e sofisticate. Queste analisi, che sono già in circolazione e sono già state utilizzate, lo dimostrano.
Perché nel libro rifiutate la definizione di “impoverito” per l'uranio?
La costruzione lessicale “uranio impoverito” è totalmente inappropriata. Sia perché tutte le analisi effettuate nei campi di battaglia hanno rilevato la presenza di uranio leggermente arricchito o tracce di altri elementi. L’uranio impoverito è un materiale di scarto, meno radioattivo dell’uranio naturale e si ottiene quando si trasforma in gas l’uranio naturale: il prodotto finale contiene meno dello 0,7 % di isotopo 235. Un processo che non avviene in un reattore nucleare, ma nelle centrifughe nucleari. Per utilizzare l’uranio nei reattori nucleari è necessario arricchire l’uranio con gli isotopi fissili 234 e 235. Se si trovano delle presenze di uranio con isotopo 236, sono tracce di reazioni nucleari avvenute: o sono avanzi di pallottole che escono dalle centrali nucleari, e quindi sono radioattive, o si tratta di uranio arricchito. L’uranio impoverito non ha questi effetti. Micro e nano particelle di uranio arricchito sono nocive e radioattive. Rischiano di andare a finire nei terreni, nelle coltivazioni e, di conseguenza, di essere ingerite dagli esseri umani. L'unica certezza è che sui campi di battaglia l'uranio impoverito non esiste. Nessuno controlla la percentuale di isotopo 235 contenuta all'interno delle pallottole. Se c’è una percentuale inferiore alloo 0,7% si tratta di uranio impoverito, altrimenti non è uranio impoverito. Il fatto è che nessuno analizza queste pallottole, nessuno presta attenzione a queste percentuali. Finora ci siamo bevuti una bugia, insomma. Ma adesso basta. Chiamiamo queste armi con il loro vero nome.
Avete delle prove che nessuna casa produttrice di armi e nessun contingente militare utilizzi uranio cosidetto "impoverito"?
Dai teatri di guerra iracheni, a Bassora, abbiamo ricavato dati mostruosi: basti guardare il documentario La terza bomba nucleare. Nel ’91, l'anno successivo al crollo dell’Urss, era stato usato un ordigno nucleare molto piccolo, di bassa potenza, di circa 5 kilotoni. Per fare un paragone, la bomba atomica a Hiroshima era pari a 15 kilotoni di potenza, quella di Nagasaki a 21. Il direttore del reparto oncologico dell’ospedale di Bassora ci ha mostrato gli effetti di questo piccolo ordigno nucleare: patologie rarissime, effetti devastanti, tumori nei bambini, malformazioni. Una collezione agghiacciante. Il cosiddetto uranio impoverito, forse, è stato usato per la prima volta proprio nel ’91, per coprire l’uso di questi “bunker busters”, ordigni che usano un nuovo processo nucleare: sono molto piccoli, molto sottili e vengono usati anche per distruggere i rifugi sotterranei.
Il mercato nucleare è in espansione? Perché non si hanno mai notizie precise in merito?
Sul mercato nucleare nessuno dirà mai quello che sta accadendo davvero. La cosa certa è che ogni reattore civile continua a produrre plutonio e continuerà a farlo. Più reattori verranno creati, più plutonio ci sarà in circolazione. Questa non è una buona notizia, perché la produzione di plutonio crea un mercato parallelo, un mercato nero di questa sostanza, che è molto ricercata, molto preziosa per chi la usa, sia per utilizzo militare, sia come combustibile. Non è un argomento di facile controllo, nonostante il presidente degli Stati Uniti Barack Obama manifesti una volontà di controllo. Una così grande quantità di materiale radioattivo sul mercato non è un buon segno.
Ci sono nuove soluzioni per lo smaltimento dei rifiuti tossici nucleari?
Lo smaltimento dei rifiuti tossici è il primo problema che si pone per chi produce il nucleare. Dove finiranno i rifiuti, dove finiranno le scorie? Nessuno ha una soluzione. Peraltro, ci sono diverse tipologie di scorie. Ma lo stesso reattore, dopo anni di attività, diventa radioattivo. Bisogna mettersi in mente che l’uranio non è una materia rinnovabile e tutto l’uranio prodotto resisterà per decine e decine di anni sul pianeta.
Come giudica l’apertura dell’Italia verso il nucleare?
In questo momento c’è solo grande confusione. Gli Stati hanno stipulato tre accordi diversi per l'utilizzo di tre tecnologie differenti. Una è la tecnologia Epr, che si avvale di un reattore non ancora ultimato: noi siamo andati a vedere le sperimentazioni ad Olkiluoto, ma il progetto è stato bloccato più volte per malfunzionamenti, materiale non conforme, controlli non riusciti. Poi c’è la metodologia WestingHouse: più tradizionale e più sicura, usa meccanismi passivi che possono disinnescare eventuali malfinzionamenti del reattore. L'ultima, è una tecnologia russa, piuttosto interessante, anche perchè i russi sono i più avanti nella sperimentazione, non avendo mai smesso di utilizzare il nucleare. Peraltro i russi offrirebbero agli investitori anche il vantaggio di potere trasferire le scorie in Siberia. Una opportunità del genere aiuterebbe l'Italia ad annullare il problema delle scorie, maggiore nel nostro Paese in quanto la densità demografica è alta e non esistono aree deputate a questo fine. In ogni caso, questa è una falsa soluzione: il problema non si risolve con il trasferimento degli elementi nocivi.
Oltre alla citata Russia, quali i Paesi più preparati allo sviluppo nucleare?
Il nucleare è una tecnologia nelle mani di pochissimi Stati: costi, sofisticazione delle tecniche e dei materiali, sviluppo continuo, rendono questa tecnologia sfuttabile solo per una élite. Oltre alla Russia, la Cina è un Paese devvero evoluto, in quetso senso: è già pronta a comprare reattori sia Epr sia WestingHouse.
Perché ne Il segreto delle tre pallottole l'inchiesta si traveste da docu-fiction?
Abbiamo usato lo stratagemma della fiction, abbiamo raccontato fatti veri scegliendo di fare agire sulla scena personaggi inventati, per lasciare libero il lettore di interpretare i risultati di un lavoro molto pericoloso. La ricerca sulla fusione nucleare è bloccata. Noi abbiamo trovato uranio arricchito nei teatri di guerra in Libano e a Beirut, analizzando le tracce rinvenute e sottoponendole a verifica. Se chi legge Il segreto delle tre pallottole crede comunque alla verità dei fatti raccontati, seppure in fiction, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.