Una ricercatrice italiana per Obama


Il governatore della Puglia Nicky Vendola parla di meritocrazia riferendosi all’indagine per concussione nei suoi confronti, seguita alle pressioni che avrebbe esercitato nel 2008 ai danni dell’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco per la nomina di un primario. Il candidato scelto all’epoca da Vendola è il professore Giancarlo Logroscino, esperto di epidemiologia, tornato dagli Stati Uniti dove era docente alla Harvard School di Boston. Un altro caso di cervello (italiano) in fuga che, alla fine, però, è tornato nel suo Paese. 

 

«Nel caso di Logroscino, se sono davvero iscritto nel registro degli indagati – ha detto il governatore – non vedo quali reati potrei aver commesso. Anzi, dovrei essere premiato per aver capovolto l’andazzo italiano che porta avanti le persone non per meritocrazia, ma per fedeltà politica. Ho l’orgoglio di aver chiesto di tornare in Puglia ad un associato di Harvard, presidente mondiale dell’associazione delle scienze neurovegetative. Direi che in questo caso ho difeso il primato del diritto alla salute».  

Di Logroscino in partenza dall’Italia e pronti a conquistare il mondo, a suon di cattedre e assegni di ricerca, ce ne son tanti. Basti pensare, a proposito del valore aggiunto rappresentato dai nostri ricercatori per le università straniere, che il numero dei premiati italiani allo Starting Grant 2009, il bando dello European Research Council che mette in palio in media un milione e 200mila euro di borse di studio, ha raggiunto quota 32 su 237 vincitori. Gli italiani sono stati i più premiati insieme ai tedeschi, anche se ben 18 hanno già deciso di svolgere le loro ricerche in laboratori stranieri.  

A conferma della bravura dei nostri ricercatori all’estero, la storia di Marisa Roberto è esemplare. La scienziata, che oggi lavora allo Scripps Research Institute di San Diego, lo scorso 13 gennaio ha ricevuto a Washington il Presidential early career awards for scientists and engineers, il premio assegnato dal presidente americano Barack Obama ai cento giovani scienziati più promettenti degli Stati Uniti. 

Dove si è svolta la premiazione?

La cerimonia si è svolta all’interno del dipartimento della Camera del Commercio, dove il segretario del presidente per la scienza e tecnologia, John Holdren, ci ha consegnato il premio. Dopo siamo andati alla Casa Bianca per incontrare Barack Obama, che durante il suo breve discorso ha elogiato il ruolo della nostra ricerca per il futuro del Paese, promettendoci di continuare a finanziarla. Ha anche detto che vedere un cospicuo numero di donne affermatesi in campo scientifico è un incoraggiamento per le sue due figlie. 

Sei riuscita a parlare con Obama?

Dopo la foto di gruppo solo poche persone hanno avuto la fortuna di stringergli la mano, e io sono stata fortunata. Le foto ufficiali, però, non ci sono ancora arrivate, e non abbiamo potuto portarci la macchina fotografica a causa della stretta sorveglianza. 

Cosa hai approfondito nel tuo lavoro di ricerca?

Ho studiato gli effetti cellulari dell’alcol e di sostanze d’abuso sul cervello. In particolare ho analizzato i cambiamenti sui neuroni e sulla comunicazione neuronale indotti dall’uso continuo di alcol, marijuana, oppioidi e nicotina.

Hai scoperto qualcosa che ci permette di capire meglio il fenomeno dell’alcolismo? Comprendere come una sostanza agisce sui neuroni è importante per testare molecole e nuove medicine al fine di alleviare i danni indotti dall’alcolismo. Nel mio laboratorio abbiamo analizzato gli effetti dell’alcol sul sistema dell’amigdala, una regione del cervello implicata profondamente nello sviluppo delle dipendenza. Quando una persona beve eccessivamente, questa parte del cervello non funziona a dovere per cui si diventa ansiosi e si cerca sempre più alcol.

Da quanto tempo fai ricerca negli Stati Uniti?

Sono venuta a San Diego la prima volta nel 1999, quando frequentavo ancora il dottorato di ricerca in Neuroscienze all’Università di Pisa. Fu un’esperienza di lavoro molto produttiva ed interessante. Dopo aver discusso la tesi di dottorato nel 2001, decisi di tornare allo Scripps perché qui si lavora bene e in Italia avrei dovuto aspettare che si liberasse un posto. La decisione non fu facile, e tuttora non lo è, perché amo il mio Paese.

Com'è stato l'impatto con il sistema universitario americano?

Lo Scripps è un’istituzione privata, tra le dieci migliori degli Stati Uniti. Qui la competizione è molto alta, per cui si deve essere produttivi.

Quali sono le principali differenze con il sistema universitario italiano?

Non ho molta esperienza col sistema accademico americano, essendo lo Scripps un’istituzione privata. Ogni anno, per mia scelta, tengo nelle scuole superiori una lezione sulle droghe e accolgo nel mio laboratorio studenti per tre mesi nel periodo estivo. L’impressione è che qui la conoscenza sia molto settoriale mentre la nostra è più ampia. Credo che la formazione italiana sia in un certo senso migliore di quella americana per l’ottima preparazione di base che offre.

Cosa cambieresti nell'università italiana per migliorare la condizione dei ricercatori precari?

Sarebbe tanto bello se ci fosse più meritocrazia e meno nepotismo.

Hai sentito parlare della proposta di legge Controesodo? Sono previsti crediti d'imposta pari a 25.000 euro all'anno, per un massimo di tre, da destinare ai cittadini italiani con meno di 40 anni, residenti o con lavoro dipendente all'estero, che ritornano in Italia per essere assunti. Torneresti in Italia a queste condizioni?

Ho sentito parlare di questa proposta di legge e credo sia una buona cosa per far rientrare un po’ di gente. Ma non ho ancora capito cosa succederà dopo i tre anni.

Cosa ti manca di più del tuo Paese?

Sono di Volterra, una città stupenda che si erge maestosa su un colle tra Pisa, Siena e Firenze. Mi mancano la mia famiglia, gli amici, la nostra cultura ed eleganza. Per questo torno spesso a Volterra a trovare la mia famiglia e per rinvigorirmi.

Quale lavoro sognavi di fare da bambina? Sei riuscita a realizzare quel sogno?

Penso che la chiave per la realizzazione dei propri sogni sia quella di capire cosa si vuole fare da grandi mettendoci energia e sudore: ho sempre sognato di fare ricerca per aiutare il prossimo e ci sono riuscita. Ogni sogno, però, ha un prezzo da pagare, e nel mio caso è la lontananza dai miei affetti. 

  • Paolo Massa

     

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