«Il benessere della nazione si evince dal benessere delle donne». È la convinzione di Rosaria Iardino, presidente dell’associazione Donne in rete che oggi a Milano ha promosso il seminario “Donne e salute: la costruzione della rete”. Cos’è Donne in rete? È un’associazione composta da donne, che si rivolge alle donne per parlare della salute della donne, come si legge sull’omonimo portale web.
Ed è forte di un’esperienza che adesso si apre alle altre associazioni femminili impegnate per la tutela della salute e del benessere delle donne. Una mano tesa, un invito a fare rete cui hanno risposto l’Unione femminile nazionale, che ha ospitato il workshop, il Centro studi e documentazione pensiero femminile e l’associazione Verso Diverso. Insieme per sollecitare la politica e verificare che vengano portati a termine gli interventi promessi.
«Il nostro obiettivo è parlare di salute di genere. È fondamentale comunicare, informare correttamente le donne sul loro stato di salute», afferma la Iardino. «Emergono nuove emergenze, come la prostituzione adolescenziale attraverso l’uso mercantile del proprio corpo. Un esempio? Le porno-chiamate per ricaricare i telefonini, fenomeno che dobbiamo assolutamente intercettare». La principale imputata è la televisione. «In tv i bambini vengono adultizzati, cioè viene chiesto loro un comportamento non connaturato con la loro età». Lo dice la senatrice Fiorenza Bassoli, membro della Commissione igiene e sanità, che continua: «Gli adulti sono di conseguenza portati a deresponsabilizzarsi nei loro confronti. Il bambino diventa strumento per il loro divertimento. Mentre a casa si derogano alla tv spazi e tempi che i genitori dovrebbero dedicare ai figli. In questo contesto le bambine sono le più esposte». Concetto confermato dai dati dell’Associazione pediatri italiani secondo cui, nonostante esista una relazione causale tra comportamento degli adolescenti e programmi tv, i ragazzi non considerano assolutamente pericoloso questo strumento. Sono altre le cose che destano preoccupazione: guidare senza casco, ubriacarsi, sporcare con graffiti, uscire soli la sera. In sostanza, sono le fobie che i genitori trasmettono ai figli.
Nel corso del seminario è stata anche presentata la campagna sociale “Il vaccino contro l’HPV per le donne lombarde”, promossa da Donne in rete. L’Hpv, o Papillomavirus, causa un’infezione che nella donna può portare al cancro al collo dell’utero. Informare le donne sulle patologie e soprattutto sulla prevenzione è l’obiettivo dell’associazione di Rosaria Iardino che, a questo proposito, è critica nei confronti delle istituzioni: «Se si trattasse di vaccino alla prostata tutti i bambini sarebbero vaccinati. Ma parlando di papilloma virus, c’è molta più cautela».
Drammatica è infine l’analisi che fa Tiziana Scalco, della Cgil di Milano, sul diritto alla salute delle donne immigrate, in particolare in merito all’interruzione di gravidanza. I dati sono allarmanti: tra le donne straniere irregolari la percentuale degli aborti è pari al 72%, contro il 28% di nascite. «Si tratta di donne giovanissime nelle mani del racket e della prostituzione - afferma la Scalco -. Si dovrebbe investire nelle strutture territoriali: i consultori dovrebbero cercare le donne nei loro luoghi di aggregazione. Ma la tendenza è lasciare questo problema al privato e al volontariato. In molte casi il Comune di Milano è stato trainante per l’intero paese. Sarebbe il caso che lo fosse anche in questo settore».