Una nuova mafia all’ombra del Cupolone


C’era una volta la banda della Magliana, che imperversava nella Roma degli anni di piombo. In tanti sono convinti che quella sequela di atti criminosi appartenga al passato. Ma sbagliano. Perché adesso c’è la "Quinta Mafia". Un’evoluzione ancora più pericolosa della vecchia Banda, e che l’associazione Libera ha finalmente sdoganato.

«"Quinta mafia" è un termine per far capire che si tratta di una vera e propria mafia autoctona, con le radici ben piantate nel territorio laziale - dice Lello Turri, coordinatore provinciale di Libera Latina -. Si pensa erroneamente che le mafie siano un fenomeno circoscritto al meridione d’Italia, e invece bisogna comprendere che il problema è spalmato equamente su tutta la penisola, con punte vertiginose proprio nella zona in cui viviamo noi». Il Rapporto a cura di Libera, aggiornato al 2011, permette di focalizzare bene questa Gomorra del Lazio, fenomeno carsico attorno a cui salteranno fuori nuove rivelazioni. Il tombino, infatti, è stato appena scoperchiato.

Turri, sul tema, ha prodotto anche un documentario: «Il film Quinta mafia è un’idea nata dai giovani coordinatori di Libera Latina e Sabaudia. L’urgenza di raccontare questa realtà, sconosciuta ai più, ci ha portato a trascurare la grammatica delle riprese, privilegiando invece la sostanza dei contenuti. Macchina a spalla, abbiamo fatto un viaggio a tappe tra il fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, e Roma. Abbiamo documentato lo scandalo della discarica di Borgo Montello, che è anche la discarica dei rifiuti tossici dei casalesi».

Qualche cifra basta a confermare la pericolosità della nuova mafia: nel Lazio sono complessivamente 517 i beni confiscati alla criminalità; 526 milioni di euro è l’importo del flusso monetario scambiato coi paradisi fiscali; 3124 le infrazioni accertate contro l’ambiente; 2345 le operazioni legate al traffico di droga.

Lello Turri: «Si fatica a crederlo, ma la ‘ndrangheta calabrese aveva messo le mani anche sulla centralissima via Veneto, al Cafe de Paris, ora sigillato». L’illegalità in Italia – quel fenomeno che don Luigi Ciotti definisce senza andare in punta di fioretto “coma etico” - è una tragedia alla quale bisogna reagire senza sosta. Lo ribadisce ancora Turri: «Ad esempio, il caso del comune di Fondi, ancora in piedi nonostante le accertate infiltrazioni della mafia nel Consiglio comunale, è uno dei rospi più duri da digerire. Anche vicino a Roma, il comune di Nettuno è stato sciolto per infiltrazione ‘ndranghetista. Alcuni poteri forti sono interessati a protrarre le illegalità». Libera, per tutta risposta, protrarrà le denunce. 

  • Francesco Mattana


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