Mappare i musei non statali e gli istituti similari che conservano beni di interesse culturale. La rilevazione Istat avviata nel settembre 2007 e condotta in stretta collaborazione con Regioni, province autonome e ministero dello Sviluppo economico, evidenzia caratteristiche strutturali e attività svolte dalle realtà museali italiane non finanziate pubblicamente.
L’esigenza di aggiornare i dati raccolti circa quindici anni fa, ha avviato un nuovo censimento che ha attestato a 4.340 i musei e istituti non statali attivi nel 2006. Una dotazione di simili dimensioni fa guadagnare all’Italia una medaglia d’argento in Europa, dopo la Germania dei record (circa 6.200 strutture). A seguire Regno Unito, Spagna e Francia e più distanti, gli altri Paesi europei con un patrimonio che, nella maggior parte dei casi, non supera le mille unità.
Gallerie, pinacoteche ed esposizioni di collezioni d’arte contemporanea e storica rappresentano la più larga fetta del patrimonio italiano: quasi il 40%. Seguono a ruota musei etnografici e territoriali che propongono al pubblico elementi documentali della tradizione storica, culturale ed etnica e rappresentano circa un quinto della realtà istituzionale italiana. Simile piazzamento per i musei specializzati e di carattere tecnico-scientifico, che valgono un ulteriore quinto. La maggiore dotazione proviene dalle strutture espositive di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Marche che ospitano oltre la metà del patrimonio museale nazionale.
A una importante offerta culturale si accompagna una diffusa fruizione museale: più di 62 milioni i visitatori, in buona parte nell’Italia centrale, cui bisogna aggiungere gli ingressi a titolo gratuito, che non sono sempre quantificabili. Proprio la difficoltà di registrare il grado di affluenza costituisce una delle problematicità legate allo scarsa istituzionalizzazione di settore.
Infatti, se solo il 18,7% ha dichiarato di possedere un bilancio autonomo, altrettanto scarsi risultano essere gli istituti che usano la carta servizi. La presenza di statuti regolatori non fa meglio sperare sul grado di regolamentazione sinora raggiunto: solo un terzo delle strutture ne possiede uno. Se a ciò si aggiunge l’impraticabilità o l’inaccessibilità di circa 370 strutture, sale ancora la quantità di ammonizioni a carico della realtà museale italiana.
Ma a diverse carenze, rispondono numerose potenziali risorse. È Fabrizio Maria Arosio, responsabile del servizio istituzione e cultura dell’Istat a confermare l’importanza delle piccole realtà analizzate. «L’indagine – spiega Arosio - ha scoperto una realtà museale dal potenziale enorme, una risorsa ancora poco visibile ma che attende una adeguata valorizzazione istituzionale. Sono realtà piccole che hanno numerose difficoltà a trovare uno status giuridico specifico, ma hanno un tasso presumibile di sviluppo molto alto, non solo a livello culturale ma anche economico e occupazionale».
Il valore complessivo degli introiti diretti realizzati dagli istituti sembra effettivamente confermare le previsioni: più di 149 milioni di euro sono gli incassi registrati, escludendo gli introiti non registrati per l’assenza di un bilancio autonomo. Questo perché le strutture senza ingresso a pagamento sono assai sviluppate al Sud (72%) e nelle isole (41,3%).
Anche in termini di forza lavoro il dato è incoraggiante: circa 32 mila gli impiegati tra volontari, dipendenti, collaboratori e professionisti, coordinati in maggioranza da enti pubblici ma anche da istituzioni di natura giuridica privata a maggioranza religiosa. Gestione privata dunque, ma sempre più spesso associata a una crescente esternazionalizzazione del coordinamento, che ha dato vita a numerosi circuiti territoriali o tematici che integrano offerte culturali affini.
Un settore dinamico, ma con diverse lacune da colmare. Potenziare la scarsa digitalizzazione degli archivi, creare una adeguata offerta didattica e abbattere più barriere architettoniche: queste le chiavi per riscoprire un patrimonio storico e artistico di pregevole valore, ancora troppo oscurato dalla portata dei musei statali.