Si è conclusa sabato 20 marzo la settima edizione dei Cortisonici, il festival di cinema che ogni anno presenta a Varese una selezione internazionale di cortometraggi d'autore, affiancati da una sezione speciale dedicata ai progetti degli studenti. L'afflusso di pubblico per l'edizione 2010 ha riconfermato il trend positivo delle precedenti edizioni; una crescita che si rispecchia chiaramente nel livello qualitativo e nella varietà dei corti selezionati quest'anno e dimostra come il “cinema lillipuziano” guadagni consenso, nel nostro Paese come nel resto del mondo, forte di una libertà creativa e tecnica quasi sconosciuta al suo fratello maggiore, più ricco di fondi ma anche di vincoli.
Il giudizio del pubblico varesino ha premiato quest'anno l'umorismo acuto e le insolite scelte estetiche de Il giorno del jujitsu di Astutillo Smeriglia (al secolo Antonio Zucconi), cortometraggio di animazione targato Coma film, incentrato sulla lotta tra un prete e il diavolo, con sorpresa finale. Tra le menzioni speciali della giuria, lo spagnolo Ahate pasa di Koldo Amadoz (rappresentante della vivace scena di filmaker della regione basca, in numerose edizioni presenti sugli schermi del festival), mockumentary che ripercorre con virtuosismo la storia del cinema attraverso gli occhi delle anatre, coprotagoniste misconosciute della settima arte.
Grandi consensi da parte del pubblico anche per un altro corto di provenienza basca, il caustico ed esilarante El nunca lo harìa, di Anartz Zuazua, che immagina un presente dove gli anziani vengono trattati esattamente come i cani: portati al guinzaglio, scacciati dai letti e abbandonati lungo le autostrade, finiscono per azzuffarsi in grosse gabbie comuni, nell'attesa che qualche bambina intenerita chieda ai suoi genitori di adottare un abuelo (nonno) e lo salvi così da una triste sorte. L'umorismo, né greve né eccessivamente raffinato, unito all'irresistibile mimica dei protagonisti, rendono il corto decisamente gradevole, se pur inoffensivo.
A conquistare la giuria speciale composta dagli studenti è stato invece 399 b.c., di Nicola Campiotti. Il corto, particolarmente sapiente nell'economia di mezzi e idee, è stato girato a New York in forma di inchiesta giornalistica, utilizzando spezzoni televisivi, titoli di giornali, riprese della città e voci fuoricampo, e analizza il caso di un anziano predicatore, un barbone saggio e benvoluto, condannato e giustiziato per sedizione. La sorpresa finale viene svelata dal titolo di un giornale che mostra come il personaggio in questione sia Socrate.
Numerose anche le proiezioni fuoriconcorso e gli eventi paralleli. Tra questi, particolare rilievo è stato dato dal “Focus on India”, ultimo aggiornamento di quello che ormai è divenuto un appuntamento fisso e tocca ogni anno un paese differente, durante il quale è stata presentata una breve ma interessante selezione di cortometraggi indiani, raccolti da uno degli organizzatori tra i giovani filmaker del Tamil Nadu, di Dehli e di Bombay. Di stampo documentaristico, i corti proposti hanno fornito uno spaccato inedito sul cinema del subcontinente, lontano dai canonici musicarelli multicolori.
La kermesse ha dunque mantenuto anche quest'anno le aspettative del pubblico e degli organizzatori, lasciando presagire, almeno a Varese, un futuro roseo per il cortometraggio, una forma espressiva ancora relativamente ignota ai canali di distribuzione mainstream ma capace di sopperire con il virtuosismo e la creatività alla limitatezza dei mezzi.