Un libro per dare un calcio alla Sla


C’è chi la chiama “la maledetta” o “la bestia”. Chi più comunemente Sla o Morbo di Gehrig, dal Lou Gehrig, giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia. Stefano Borgonovo, ex attaccante di Fiorentina e Milan, per far comprendere quanto sia difficile affrontare una malattia del genere, l’ha voluta chiamare  “la stronza”.

Attaccante nato, il libro scritto da Alessandro Alciato, giornalista di punta di Sky Sport, si è valso proprio della collaborazione con Borgonovo. Nel settembre del 2008 Stefano Borgonovo ha annunciato pubblicamente di essere stato colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica e di non essere più in grado di muoversi e di parlare, se non per mezzo di un sintetizzatore vocale. La Sla è una patologia rara e sporadica: l’incidenza è di 1-3 casi ogni 100.000 individui all'anno. In Italia è ancora poco conosciuta, nonostante abbia colpito anche un'altra ex stella del calcio italiano: Gianluca Signorini, bandiera del Genoa degli anni ’90. Di casi analoghi, tra gli ex calciatori, se ne sono riscontrati ben 51. Ben 39 calciatori sono morti. Nessuno, però, finora, è riuscito a dare spiegazioni scientifiche soddisfacenti sulla Sla e, soprattutto, a trovare una buona cura.

Stefano Borgonovo, affiancato sempre dalla moglie Chantal, ha così deciso di fondare un’associazione - la Fondazione Stefano Borgonovo - per sostenere la ricerca e vincere la Sla. Tanti grandi campioni, del passato e del presente, compresi gli ex compagni di squadra di Borgonovo, hanno contribuito nei mesi passati a raccogliere contributi per la fondazione con l’organizzazione di partite celebrative. Nel settembre del 2008 Fiorentina-Milan al Franchi di Firenze e, nel settembre 2009, Milan-Real Madrid allo stadio Meazza di Milano, sono stati veri esempi di solidarietà. Migliaia di spettatori hanno riempito le tribune degli stadi, dimostrando sostegno economico e morale a Borgonovo e dando rilevanza e visibilità all’evento. Inoltre anche durante Fiorentina-Inter del campionato di serie A, con Borgonovo e Baggio ospiti sotto la curva Fiesole, sono stati raccolti oltre venti mila euro per la finanziare la ricerca. Alessandro Alciato ci ha raccontato cosa significa scrivere un libro su un argomento tanto delicato, che racconta sofferenze, pensieri e speranze di un malato di Sla, spiegando anche il perché un “attaccante nato” come Stefano Borgonovo non si rassegnerà mai al suo dolore.

Come è riuscito a farsi raccontare questa esperienza da Stefano Borgonovo?

L’impatto con quetso giocatore è stato forte perché mi ricordavo com’era Stefano quando giocava. Di persona non ci eravamo mai incontrati e non sapevo esattamente chi mi sarei trovato davanti. Il disagio – se così lo vogliamo chiamare – è durato solo cinque minuti, perché Stefano è una persona straordinaria: con il suo computer ha iniziato a scrivere battute, una dietro l’altra e ha messo immediatamente in chiaro una cosa: "Il mio cervello funziona benissimo - mi ha detto - è solo imprigionato in un corpo che non funziona più”. E’ stata la frase giusta che ha abbattuto il muro che si sarebbe potuto creare fra di noi.

Perché Borgonovo ha scelto Alessandro Alciato per rivelare al pubblico la sua malattia?


Perché gli è piaciuto molto il libro che avevo pubblicato lo scorso anno su Carlo Ancelotti. Mi ha fatto contattare, chiedendomi se volevo raccontare la sua storia, e io ne sono stato entusiasta da subito.

Chi è Stefano Borgonovo?


E' un lottatore. Ama la vita più di ogni altra cosa, e questo è per certi versi incredibile. Ha la Sla, eppure sorride, dicendo a tutti che la vita è bella, nonostante tutto, nonostante quello che gli è successo. Il mio amico Carlo Ancelotti ripete spesso una cosa verissima: “Stefano lotta più adesso di quanto giocava in attacco”. Stare vicino a lui è un arricchimento continuo.

E' stato difficile scrivere questo libro?


Non parlerei di difficoltà, ma di tempi “dilatati” nello scrivere. Stefano scrive al computer con gli occhi, digitando una lettera al secondo. Per ogni capitolo, ci siamo incontrati a casa sua a Giussano per circa dieci ore. E altrettante ore a settimana le abbiamo trascorse comunicando via mail.

La Sla è poco conosciuta in Italia. Un libro del genere può contribuire ad sensibilizzare la ricerca scientifica su questa malattia?

La Sla  è ancora poco conosciuta in Italia e questo è il vero motivo per cui Stefano ha deciso di uscire allo scoperto. Farsi vedere significa far capire a tutti cos’è realmente la Sclerosi laterale amiotrofica. Non è stato facile per lui ammettere davanti a tutto il mondo di non essere più sano come una volta, di essere rimasto calciatore solo nella testa e nella mente. Anche da questa sua scelta si capisce quanto Stefano abbia voglia di lottare, di guarire. La scienza dice che non è possibile: lui ripete sempre “al momento non è possibile, ma io guarirò". I ricercatori ci sono, ma hanno bisogno di fondi: ci mettono la passione, ma la passione da sola non basta. Ci vogliono i soldi, tanti soldi. Debbo dire, però, che, grazie alle partite di beneficienza disputate negli ultimi due anni, in molti riescono adesso ad individuare questa malattia. E questa è la nostra vittoria, la vittoria più bella.

  • Enrico Turcato

 


Intervista - Livio Senigalliesi, fotogiornalista, ha iniziato la sua caccia alla storia nelle strade di Milano. Con la sua reflex ha documentato alcuni degli eventi storici più importanti degli ultimi 20 anni

di: Panzeri

I dati migrano a Nord

I grandi dell'It portano
i server al freddo

di: Schiesari

Anarchia verde

Per John Zerzan il futuro
sarà primitivo

di: Colamartino



In memoria di Gilles Jacquier - Al Premio Ilaria Alpi il reporter di France 2 ci aveva raccontato del lavoro dietro Tunisie, la révolution en marche, vincitore del riconoscimento per il miglior reportage internazionale.