Tutto il mondo fuori dalla finestra: il primo docu interattivo


Un condominio dove ogni appartamento è situato in una diversa parte del mondo. Finestre virtuali in cui si passa dall’intimità di una famiglia di Johannesburg a quella di una di San Paolo o di Istanbul. E poi ancora Praga, Chicago, Beirut, Amsterdam, Tainan, Toronto, Havana, Bangalore, Phnom Penh, Montreal.

L’idea è quella di una regista canadese, Katerina Cizek, e il risultato è Out my window, uno tra i primi documentari a 360° multimediali e interattivi mai realizzati. Lo scopo è quello di raccontare attraverso i media la vita delle persone che abitano nei palazzi, negli edifici più diffusi dell’ultimo secolo, isole verticali che dominano il paesaggio urbano. Dall’esterno sono tutti uguali, ma all’interno le persone si costituiscono in comunità per nulla virtuali.

«Quando avevo cinque anni, vivevamo proprio al confine della Boulevard Peripherique con il turbine del traffico della metropolitana semisotterranea – ha raccontato la regista al Vancouver Sun –. Eravamo i primi e gli unici residenti del nuovo complesso a dodici piani, ad eccezione della coppia con gatto che viveva al secondo piano. Mi vengono ancora i brividi quando ricordo il vento che soffiava attraverso il condotto dell’ascensore. Le periferie urbane sono posti traboccanti di umanità, ma sono spesso invisibili all’occhio di chi passa velocemente e alle persone con una mentalità chiusa».

Novanta minuti di documentario fruibili interamente sul web per un insieme di 49 storie, vissute in 13 diverse città del mondo, tradotte in 33 lingue. Basta un click su una finestra per entrare in una delle abitazioni ed esplorarla a 360° grazie a una nuova tecnologia video della Yellowbird. Si tratta di un sistema a sei lenti simile a quello utilizzato da Google Streetview. Ma in questo caso, la camera, anziché scattare fotografie, registra verso tutte le possibili direzioni di visualizzazione. Inoltre, un sistema di microfoni consente di registrare i suoni con una qualità altissima. La sensazione è quella di essere presenti in un determinato luogo o di partecipare a un evento. Click and drug in all directions insomma: nel documentario la telecamera si muove soggettivamente alla scoperta di persone,oggetti e ambienti che custodiscono racconti. Si può poi cliccare sulle immagini per sentire rumori, musica, ascoltare interviste, scorrere fotografie. Ogni storia familiare è una storia privata, ma anche uno sguardo al di fuori della finestra sul mondo globalizzato, sulle problematiche sociali, come l’immigrazione, la povertà, l’ambiente.

Al documentario, sponsorizzato dal National Film Board of Canada, hanno lavorato oltre 100 persone tra giornalisti, fotografi, architetti, sociologi, attivisti, ricercatori ed esperti digitali divisi nelle varie città. Il coordinamento dei lavori avveniva tramite e-mail, Skype e Facebook: in qualsiasi città si trovassero, i documentaristi potevano così tenersi in contatto con la regista, ospite quest’anno dell’Idfa di Amsterdam dove è stata realizzata un’installazione del documentario. Out of my window, la cui intuizione è scaturita da Thousandth tower, un progetto precedente della Cizek sulla periferia di Toronto, è solo una parte di un progetto crossmediale più ampio, Highrise, che vuole esplorare, con innovazione prima di tutto, l’esperienza umana, dal locale al globale, nei sobborghi di tutto il mondo.

  • di Carlotta Garancini

 


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