Turchia: stampa armena nel mirino


Hrant Dink era un giornalista armeno e un cittadino turco. Dirigeva Agos, il settimanale della comunità armena di Istanbul, da sempre in tensione col governo locale. Dink era un giornalista che sapeva alzare la voce se gli si intimava di stare zitto. Per questo è morto assassinato. Nel 2005 venne arrestato per offesa all’identità turca, un reato punito con tre anni di reclusione. Uscito dal carcere, un fanatico gli ha sparato tre colpi alla testa.

Nonostante la morte di Dink, Agos non ha smesso di lottare. Purtroppo, anche le autorità turche continuano a combattere contro la voce scomoda di Agos. Oggi il direttore è Arat Dink, figlio di Hrant, che preferisce non rilasciare dichiarazioni, perché la sua redazione è ancora sotto il tiro delle autorità.

Baykar Sivazliyan, presidente dell’Unione armeni d’Italia, ci spiega cosa stia succedendo ad Agos: “La polizia ha arrestato Ragip Zarakolu, giornalista e intellettuale impegnato per la causa armena anche all’estero”. Continua Sivazliyan: “Fino a che esisterà l’articolo 301 del codice penale, quello che istituisce il reato di offesa all’identità turca, non ci sarà libertà di stampa”. Un problema grave che non è però il solo, per le voci d’opposizione. “Agos, come altre testate, non può entrare nelle carceri. Non può scrivere notizie su fatti di politica interna o estera, ma solo tradurle da un giornale “ufficiale”. Anche i commenti sono vietati e quando si esprime un’opinione diversa, si finisce in carcere, come Zarakolu. O, peggio, si fa la fine di Hrant Dink”.Questa situazione accomuna armeni e kurdi, due comunità unite nella lotta al nazionalismo turco. Non è un caso che Zarakolu sia stato arrestato con l’accusa di fiancheggiare il Pkk, il movimento di liberazione del Kurdistan.

Sivazliyan ci tiene a spiegare per cosa lottino gli armeni in Turchia: “Anzitutto per il riconoscimento del genocidio armeno, una strage dimenticata in cui persero la vita oltre un milione di persone. Un genocidio con cui Ankara non ha mai voluto fare i conti. Non ultimo, protestiamo contro le norme che impediscono agli armeni di Turchia di lavorare per lo Stato. Formalmente non c’è nessuna legge che lo proibisca, ma ogni amministrazione ha un regolamento che impedisce ai “non islamici” di ottenere un posto di lavoro. Così un armeno di passaporto turco può fare l’architetto, ma non diventare poliziotto o spazzino”. Ma visto quanto accaduto a Hrant Dink e ad Agos, è sconsigliato anche il mestiere del giornalista.

  • Alessio Schiesari


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