L’emergenza rom e il problema dell’Expo
Il 2007 è l’anno in cui il numero di nomadi presenti in tutto il territorio di Milano raggiunge le 8000 unità. Ed è proprio questo il periodo in cui si comincia a parlare di “emergenza rom” come tema ricorrente.
Il 18 maggio del 2008, nell’ambito del piano per la sicurezza stabilito dal ministro Maroni, viene firmato il “patto per Milano sicura” tra il prefetto e Comune di Milano. Pochi giorni dopo il governo dichiara lo stato di emergenza per l’attuazione di tale piano e viene nominato Commissario straordinario per l’emergenza nomadi, il prefetto Gian Valerio Lombardi.
Ma il 2008 è anche l’anno che vede premiata la candidatura di Milano per l’Expo del 2015. Per questo il 30 settembre del 2009, l’assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli annuncia la chiusura del campo di Triboniano. Al suo posto dovranno sorgere strutture collegate alla nuova fiera su cui l’amministrazione di Milano sta scommettendo il suo futuro, e in particolare un nuovo svincolo autostradale.
Eccoci, dunque, arrivati al 2010. A metà febbraio arriva la lettera che dice che il 30 giugno il campo chiuderà. Essendo un campo regolamentato dallo stesso Comune e abitato da persone legalmente domiciliate, però, viene a prefigurarsi come conditio sine qua non l’implementazione di una soluzione alternativa.
Il 5 maggio, infatti, viene firmata una convenzione tra Casa della carità, il prefetto e il Comune per impiegare i fondi messi a disposizione dal cosiddetto Piano Maroni. E presso Casa della Carità iniziano i colloqui per trovare una sistemazione a ciascuna famiglia.
Le “case della discordia”
Il superamento dei campi nomadi prevede infatti tutta una serie di progetti di autonomia sociale e abitativa per le 102 famiglie che abitano regolarmente all’interno del Triboniano (circa 600 persone). Alcune di esse saranno indirizzate verso l’edilizia privata (acquisto o affitto), altre incentivate a rimpatriare in Romania con delle sovvenzioni, e altre ancora accederanno a posti lavoro con aziende del luogo.
Nel frattempo, il 20 ed il 27 di maggio avvengono ancora scontri con la polizia, la prima volta per lo sgombero di alcune famiglie, e la seconda per il tentativo delle forze dell’ordine di impedire ai rom di partecipare ad una manifestazione davanti a Palazzo Marino.
Tensioni che i rom cercheranno di mitigare organizzando, il 27 giugno successivo, una festa organizzata all’interno del campo.
Il 5 agosto, su richiesta del sindaco Moratti, la Regione Lombardia delibera l’autorizzazione a destinare 25 case Aler considerate inagibili (e per questo escluse dalla disciplina Erp) a favore di quei rom che non possono permettersi il mercato privato. E questo con la mediazione delle organizzazioni di solidarietà. Quattro giorni dopo, presso l’Aler, Casa della carità e Centro ambrosiano di solidarietà firmano 20 contratti di affitto, e all’inizio di settembre vengono firmati i primi progetti per l’assegnazione delle case Aler da parte di circa 10 famiglie rom.
Ma ecco che, il 27 settembre 2010, in una conferenza stampa presso la prefettura di Milano, il ministro Maroni, in seguito al marasma suscitato in consiglio comunale e per paura di incorrere nelle ire dell’elettorato di centro-destra, fa marcia indietro: “no case popolari ai rom”.
Si arriva così alla settimana scorsa.
Il ricorso e le alternative
Lunedì, le 10 famiglie rom che avevano già firmato i contratti presentano ricorso al tribunale di Milano tramite i legali Alberto Guariso e Livio Neri. Il Viminale risponde garantendo che si stanno cercando soluzioni alternative, e in effetti già sabato il commissario straordinario Lombardi, in un’intervista al Corriere della Sera, dichiara che sono state messe a disposizione 20 case da parte del settore privato (15 dal gruppo Ligresti, 2 dal Pio Albergo Trivulzio, e 3 dalla Fondazione Policlinico).Questo dopo che giovedì è scesa in campo anche la CGIL con un picchetto di protesta davanti a Palazzo Marino, organizzato in collaborazione con altre associazioni tra cui Rom e Sinti insieme. Per l’occasione era presente anche l’avvocato Giuliano Pisapia, candidato alle primarie del centro sinistra come Sindaco di Milano, che ha portato la sua solidarietà alle popolazioni rom.
Adesso, sempre secondo il prefetto, la palla passa di nuovo al Comune, il quale, per poter sgomberare il campo regolare, dovrà emettere un decreto con tanto di motivazione, allontanare gli abusivi, ma soprattutto prendersi carico di eventuali regolari ancora presenti. Pronta, domenica, la risposta del Comune, che, attraverso il vice-sindaco De Corato, fa sapere di essere pronto a deliberare. Ma tempi e modi dovranno essere dettati dal prefetto.