Tancredi Palmeri


Tancredi Palmeri nasce in prime time alle 20.45 in un ospedale di Bari, e sin dall’inizio, ma davvero l’inizio - quando ancora non era guance per pizzicotti e sangue siciliano – la sua vita sembra smentire le previsioni ogni volta che gli dicono “Non è possibile”. Qualsiasi cosa di meritevole possa aver combinato o combinerà le deve al papà, al fratello e alla mamma. La quale, per far capire subito al mondo cosa gli aspetta, quando si sente dire dal ginecologo che sarà senz’altro una femmina, risponde: “Vedrà che sarà maschio”. A 4 anni Tancredi frequenta nelle domeniche mattina un seminario intensivo presso il fratello, per imparare le bandiere delle nazioni di tutto il mondo; più tardi, alla decima manifestazione di protesta per farsi leggere dalla sua insostituibile nonna l’ennesimo giornalino di Braccio di Ferro, prende la decisione irrinunciabile di andare a scuola con due anni d’anticipo. Dopo aver imparato a leggere e scrivere all’ottava settimana, provoca alterne reazioni alla recita di Natale, quando al momento del pensierino che ogni bambino legge ai genitori dell’intera scuola, dedica le sue dieci righe alla stretta di mano tra Reagan e Gorbaciov per la pace nel mondo. Le reazioni sono alterne nel senso che tutti i genitori lo ascoltano ridendo, mentre Tancredi non capisce perché, e, avendo timore di non essere stato sul pezzo, chiede alla maestra: “Ma ho detto qualcosa di sbagliato?”. “No” gli risponde. “E allora perché ridono?!” si domanda Tancredi struggendosi. Conclude la quinta elementare con uno spigoloso caso di censura, quando la direzione didattica della scuola cattolica a cui è iscritto proibisce l’affissione del cartellone della sua ricerca su “I versetti satanici” censurati di Salman Rushdie. Deluso ma non vinto, nel triennio seguente attua una strategia diabolica: si fa beffe dell’opinione pubblica, drogandola con gossip e informazione derisoria dal grande seguito, che gli valgono nell’ambito locale il soprannome di “La Gazzetta di Tuttoilgiorno”; mentre per sé coltiva una furiosa formazione su carta, pellicola e campi da calcio. Nel frattempo le frontiere si abbattono, i muri cadono, e Tancredi, da perfetto siciliano bastardo sradicato dal territorio, si sente cittadino del mondo. Conserva per sé le lacrime pesanti per un sognatore che vede addormentarsi ad Imola; e le lacrime leggere per il suo sogno volato via nel cielo di Los Angeles. “Tutto è possibile, basta avere fede e determinazione” diceva quel sognatore, e Tancredi quello sceglie, e tutto il mondo vuole conoscere. Scarta la psicoanalisi e impara l’inglese, accantona i dieci anni di pianoforte e aggiunge il francese, mentre il cinema lo seduce. Si diploma a 17 anni, tra le polemiche per un'altra censura totale ai danni della sua tesina di maturità sul siciliano Salvatore Giuliano. Tancredi non serba rancore, ma poiché ha appreso da un suo conterraneo che “A ciascuno il suo”, somministra alla commissione l’esame orale migliore delle sua scuola a.a. 97-98. Il membro interno della commissione è il suo censore, e gli entusiasmi dei professori esterni sono così irrefrenabili dal farlo sbottare al momento dello scrutinio in un: “Non possiamo dargli un voto così alto!”.

Chiude il libro su Bari con l’esordio ufficiale sul quotidiano Barisera, articolo e 5 foto su tutta pagina. Va a Bologna, fa Scienze della Comunicazione, riceve in dono euforia, ma non di solo euforia si vive. Dirige la sezione sport del portale studentesco flashgiovani.it. Lo chiamano solo due settimane prima della presentazione ufficiale, gli dicono: “Non ti preoccupare, noi siamo qua da sei mesi, tu prenditi il tempo che ti serve, perché in tempo non puoi farcela”. Tancredi si barrica dentro il giornale, stabilisce ala vigilia il record di 39 ore consecutive in redazione, e il giorno dopo il suo lavoro viene scelto per la presentazione ufficiale alla stampa. Qualcuno lo legge. Sei mesi dopo esordisce con una rubrica firmata sul Guerin Sportivo, il settimanale che da bambino comprava con le monete per le merendine di 4 giorni. Bologna è scritta nel destino sin dalla data di nascita: 2 agosto 1980, sua mamma durante le doglie chiede di ascoltare la radio per distrarsi, e sente cosa succede alla stazione di Bologna. Quando Tancredi nasce quel giorno, è una delle maniere con cui la vita ribadisce che è più forte, sempre e comunque , e Tancredi se lo ricorda quando la sera della sua laurea porta chi gli vuole bene alla stazione di Bologna, a salutare 72 persone che le loro vite non le hanno potuto vivere.

Ma prima di laurearsi, a Tancredi gli viene un dubbio, a furia di sentirsi dire dagli amici: “Che fortuna, tu sai quello che vuoi fare nella vita…”. Per togliersi il dubbio, Tancredi prima ferma tutto e dedica due anni al cinema, gira due cortometraggi e fa il direttore della fotografia in un film indipendente. Incontra solo personaggi e nessun autore. Il sabato pomeriggio decide, la domenica mattina va a vivere qualche mese in Slovenia. Poi Polonia, poi un’estate esaltante alle Olimpiadi di Atene. Non è abbastanza. Torna a casa, da un bacio alla mamma, e riparte un anno per il Portogallo dicendo: “Arriverò a Porto il 15 ottobre 2004, ripartirò il 15 luglio 2005. In mezzo deve esserci una vita”. A Porto è in ordine sparso: barman, fotografo, pubblicitario, insegnante d’italiano all’università portoghese, deejay, business manager, opinionista radiofonico, guida turistica alle cave del vino Porto. Impara il portoghese e lo spagnolo. Torna il 15 luglio 2005. Riparte per la Lettonia. Pensa: “Io qui ci sto proprio bene. Dovrebbe accadere qualcosa di straordinario per farmi tornare”. A luglio del 2006 l’Italia vince i mondiali. Tancredi arriva all’Olympiastadion di Berlino il 9 luglio dopo aver fatto autostop con due profughi iracheni. Pensa che forse valga la pena raccontarlo a qualcuno. Nel 2007 gli viene un’idea. A maggio, esordisce per La Gazzetta dello Sport sul sito internet. Apprende la notizia al telefonino mentre esce dalla doccia. Per l’emozione e una saponetta il suo primo articolo sulla Gazzetta rischia di essere anche l’ultimo. Dal 2007 la collaborazione con la Gazzetta diventa quotidiana, si aggiunge quella saltuaria con Corriere.it, diventa pubblicista. La CNN apprezza il suo lavoro, e gli dà occasione di andare in video. Aver potuto dire a un’opinionista inglese in mondovisione, che “con l’intelligenza italiana forse anche l’Inghilterra potrebbe vincere qualcosa”, rimane una delle cose che gli mettono più allegria.

tancredi80@hotmail.com

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