Sudafrica, oltre il 90° minuto


«Il Mondiale renderà il Sudafrica un Paese più sicuro». Il countdown dice meno 84 giorni all’inizio dei primi Campionati mondiali di calcio africani della storia, e il capo della polizia sudafricana, Bheki Cele, cerca di rassicurare una nazione in fermento e il mondo intero. «Metteremo in campo 188mila poliziotti: 44mila si occuperanno degli eventi specifici della manifestazione, a cominciare dalle partite. Il resto penserà a garantire la sicurezza generale del popolo sudafricano e dei tanti stranieri che arriveranno». Numeri imponenti per un Paese in cui la criminalità rimane la piaga più difficile da sanare.
«Abbiamo investito 1.300 milioni di dollari – conclude il capo della polizia – per rendere sicuro questo storico evento. Ma il nostro sforzo non si esaurirà con la fine del Mondiale: strutture e personale continueranno a essere a servizio della comunità sudafricana anche dopo l’11 luglio, giorno della finale».

Un impegno indispensabile, a giudicare dalla situazione descritta dal World Economic Forum nel rapporto di giugno 2009. Secondo la fondazione di Ginevra, l’economia sudafricana, nonostante gli investimenti per il Mondiale, resta frenata da alcuni problemi endemici. Il più grave è l’insufficiente preparazione della forza lavoro, al secondo posto la criminalità e i furti. Seguono l’inadeguatezza delle infrastrutture e l’inefficienza dell’apparato burocratico. Sudafrica bocciato dunque per istruzione e sicurezza, nonostante gli sforzi compiuti a partire dalla fine dell’apartheid, ormai sedici anni fa.

CRIMINALITÀ – Il Sudafrica è un Paese che si sente e appare profondamente insicuro. Ma lo è veramente? Secondo il rapporto annuale della Polizia, nel biennio 2008-2009 si sono registrati circa 2,1 milioni di casi di criminalità. Di questi, un terzo (il 32,7%) sono stati crimini contro la persona: più di 18mila omicidi, altrettanti tentati, 71.500 violenze sessuali, 121mila furti con gravi conseguenze.

Nel 1997, secondo le statistiche dell’Interpol, il Sudafrica vantava due non invidiabili primati mondiali: la più alta percentuale di omicidi e di violenze sessuali. Reati che sono continuati ad aumentare fino al 2003. Dal gennaio 2004 un piano speciale del governo poneva un obiettivo preciso: ridurre del 7- 10% tutti i reati contro la persona. A cinque anni di distanza, le statistiche mostrano una situazione fatta di luci ed ombre: l’obiettivo è stato raggiunto per reati come aggressioni e semplici furti. Gli omicidi sono calati al ritmo del 3,7% annuo a partire dal 2004, ma il dato è lontano dalla previsione e nasconde un fenomeno allarmante: l’aumento di omicidi a seguito di reati minori come le rapine. Tra 2008 e 2009 c’è stato un leggero incremento (+0,8%) di furti con gravi conseguenze, dopo il sensibile calo registrato dal 2004.
In sostanza, nel 2008-2009 sono stati denunciati circa 15mila crimini in meno contro la persona.

Discorso a parte merita il problema delle violenze sessuali, autentica piaga della società sudafricana, aumentate del 12% e tornate ai livelli del 2005. Questo, insieme a quelli che la polizia definisce trio crimes (furto d’auto con aggressione, rapine in casa e furti con gravi conseguenze come l’omicidio), sono i reati in aumento. Di più. Sono anche quelli a cui la gente comune è più esposta e che generano un perenne senso di ansia e insicurezza.

Difficile combattere la criminalità se l’economia frena e il malcontento lievita. Dopo 17 anni di crescita costante (dal 2005 al 2008 il Pil è salito del 5% all’anno), negli ultimi dodici mesi l’incremento si è ridotto all’1,8%, ma, dato più allarmante, sono stati bruciati 900mila posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è volato al 34%: un sudafricano su tre non lavora, nonostante il Mondiale e nonostante la Fifa preveda un guadagno di oltre due miliardi di dollari con la vendita dei diritti televisivi. Ma Fifa non coincide con Sudafrica, di conseguenza neanche un centesimo verrà investito nella sanità, nell’energia elettrica, in nuove abitazioni.

Con qualche rara eccezione. Ellen Zillie è una donna caparbia, miglior sindaco del mondo nel 2008 quando ricopriva la carica nella città di Cape Town, poi eletta governatrice della provincia di Western Cape. Al governo centrale, preoccupato di costruire il mega stadio che dovrà ospitare una delle due semifinali, Zillie ha teso la mano chiedendo in cambio un finanziamento per un nuovo quartiere di case popolari. Compromesso difficile ma coraggioso se si pensa che nell’area del nuovo Green Point Stadium sorgevano un importante sito archeologico, un prato comunale e altre strutture pubbliche.

ISTRUZIONE – Se la criminalità è il secondo fattore che frena la crescita dell’economia sudafricana, il primo rimane la scarsa preparazione della forza lavoro. Tradotto con le parole di Graeme Bloch, della Development Bank del Sudafrica, il sistema d’istruzione è «un disastro nazionale». Secondo il World Economic Forum del 2009, su una classifica mondiale di 134 Paesi, il Sudafrica occupa il 110° posto come qualità del sistema d’istruzione, il 104° se il dato si limita alla scuola primaria. Metà degli studenti della scuola secondaria abbandonano i corsi prima dell’esame finale. Solo il 15% ottiene un voto sufficiente per poter accedere all’università. Tutto questo nonostante il governo nel 2008 abbia investito il 5,3% del Pil sull’istruzione.

Enormi le differenze tra bianchi e neri. Nel 2008 soltanto il 39% di ragazzi di colore ha superato gli esami di matematica di secondo livello (i nostri esami di maturità), contro il 98% di studenti bianchi. Venendo all’Università, nel 2007 il 42% delle lauree sono conseguite da bianchi, che rappresentano solo il 9% della popolazione totale.
Differenze la cui origine va cercata nella storia. Dal 1960 al ’94 (anno della fine del regime di apartheid) lo Stato ha investito per ogni bambino bianco 16 volte di più rispetto a uno nero.

Esiste, tuttavia, qualche segno di cambiamento tra le nuove generazioni. I tre quarti dei bambini di colore tra i 4 e i 6 anni e il 98% di quelli tra i 7 e i 15 anni usufruiscono del tempo pieno alla scuola primaria. Anche dalle università arriva una buona notizia: negli ultimi quindici anni il numero di universitari black è quadruplicato.
 

  • Salvo Catalano

 


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