Streetball, il calcio nelle strade di Cape Town


Martin Africa ha vissuto per le strade di Cape Town sin da quando aveva 5 anni. Per tutta la sua vita è entrato e uscito dalla prigione, dove non gli permettevano neanche di leggere un libro. Nei periodi fuori dal carcere dormiva per terra riparandosi dalla pioggia con un telo di plastica e nascondeva le sue poche cose nei tombini, per non farsele rubare. Un giorno Martin ha scoperto di avere un figlio e da allora ha deciso che qualcosa nella sua vita doveva cambiare.

Tutto questo è la storia al centro di Streetball, opera prima di Demetrius Wren. Con la formula del documentario, il regista racconta la storia di Martin e quella di altri sei ragazzi sudafricani selezionati per la Homeless World Cup, il campionato mondiale di calcio per i senzatetto. L'iniziativa ha l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di paesi nel mondo per dare la possibilità ai senzatetto di ricominciare a vivere attraverso il calcio, visto prima di tutto come un impegno che richiede allenamento e concentrazione, ma anche un gioco di squadra, in cui ognuno deve imparare a dare il proprio contributo.

Sulla punta dell’Africa, a Cape Town, ci vuole poco per toccare il fondo. La città è ormai da tempo la capitale del turismo del Sudafrica e per questo le strade vengono pulite in continuazione, i palazzi sono curatissimi e le attività commerciali fioriscono. Tutto deve essere perfetto per accogliere le orde di turisti, attratti sia dalla città sia dalle bellezze naturalistiche della Penisola del Capo. Ma è difficile tirare a lucido una metropoli in cui i divari tra le diverse classi sociali sono abissali. I più poveri e disadattati non girano per le strade del centro, e sin da piccoli vivono ai margini, come dentro una bolla, per tutta la vita. I quartieri periferici si trasformano in bacini di violenza, abusi e povertà, dove le persone dormono per le strade, sopravvivono rubando e spesso cadono nel tunnel della droga. È da qui che arrivano i protagonisti di Steetball, ed è qui che non vogliono più tornare.

I volti di Martin, Thapelo e gli altri si alternano al ritmo delle loro evoluzioni calcistiche, al colore delle loro maglie e ai loro racconti, che parlano di un passato da dimenticare, ma anche della voglia di ricominciare e della fiducia nel futuro. La loro preparazione per il torneo del 2008 a Melbourne, in Australia, è interamente documentata, così coma la loro amicizia che cresce e si rafforza giorno dopo giorno, perché lo spirito di squadra li contagia e li unisce. Martin è il loro capitano. Per la prima volta nella sua vita sente che si sta impegnando davvero in qualcosa e sta facendo qualcosa di buono. 

  • Simona Peverelli


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