Mi chiamo Stefano De Agostini, anche se con la famosa casa editrice di Novara, ahimè, non c’entro nulla. Sono nato in quel mitico anno, il 1988, e in quella gloriosa città, Como, in cui il Milan di Sacchi conquistò il suo 11° scudetto; per chi non l’avesse capito, sono di fede rossonera.
Sono cresciuto e vivo tuttora a Cantù, la capitale brianzola del basket, del mobile e del pizzo (il merletto, si intende, non il racket). Ho frequentato il liceo classico, che mi ha insegnato quanto sia inutile studiare greco e latino; in fuga dai fantasmi delle lingue morte, mi sono rifugiato alla Statale di Milano, dove mi sono laureato in Storia. Non ho mai lavorato in una redazione vera e propria; in compenso, ho fatto il cameriere, il commesso, il fattorino delle pizze e l’educatore in comunità.
Ho cominciato ad appassionarmi al giornalismo grazie alle impareggiabili telecronache di Bruno Pizzul, anche se ormai non è più di sport che vorrei parlare: mi interessano la cronaca, la politica e le questioni sociali.