Sri Lanka: perde Fonseka, bestia nera delle tigri Tamil


 

Gamage e Roshan Iowe sono due attivisti cingalesi e vivono da anni a Milano. Fino al giorno delle elezioni presidenziali in Sri Lanka, il 26 gennaio scorso, nello slargo di viale Papiniano distribuivano volantini per spiegare ai propri connazionali le ragioni per cui votare Sarath Fonseka.

«Votiamo Sarath perché è stato lui a sconfiggere il terrorismo e solo con il suo aiuto possiamo vincere anche l’altra battaglia, quella contro il regime che ci governa in maniera totalitaria: attualmente vige solo la violazione dei diritti e delle leggi e non esiste nemmeno un Parlamento che ci tuteli», dichiara Gamage.

Il generale Sarath Fonseka è l’ex comandante dell’Esercito dello Sri Lanka che guidò la spedizione contro le Tigri Tamil sino al maggio scorso. Candidandosi con il partito del Fronte di Liberazione del Popolo, movimento di sinistra all’opposizione, ha sfidato l’uscente Mahinda Rajapaksa. «Siamo certi che Fonseka riuscirà a vincere», prevedeva Roshan Iowe. E, invece, nonostante ancora non ci siano dati definitivi, pare che Rajapaksa abbia vinto con il 60% delle preferenze e quindi resterà in carica per i prossimi sei anni.

Il dato ufficiale non è stato reso noto dal Commissario per le elezioni ma certamente il presidente supera di gran lunga il 38% raggiunto dall’avversario Fonseka. «La campagna elettorale è stata relativamente tranquilla - commenta l’ambasciatore italiano in Sri Lanka Pio Mariani - e le uniche tensioni sono al momento riscontrabili al Cinnamon Lake Hotel».

Infatti, nell’albergo di Colombo è un andirivieni di soldati: circa 200 uomini dell’esercito, come confermato dal portavoce Udaya Nanayakkara, continuano a circondare l’hotel dove si trova barricato da diverse ore Fonseka assieme ai suoi 400 collaboratori. «Con il generale - precisa il portavoce - ci sono alcuni disertori che bisogna consegnare alle forze di sicurezza».

Intanto, nonostante i posti di blocco continuino a monitorare la situazione in tutto il territorio, in strada sono già iniziati i festeggiamenti post elettorali. Solo a Gampola, paese vicino alla capitale della provincia centrale Kandi, è stato decretato il coprifuoco in alcune zone a seguito dei due morti dopo gli scontri tra gruppi rivali.

«Sembra che Fonseka non fosse iscritto alle liste elettorali del 2008, ma la paura non è legata tanto alla regolarità della sua candidatura quanto alla candidatura in sé - precisa l’ambasciatore Mariani -. Si è posto come antagonista del presidente e molti non hanno visto di buon occhio la sua candidatura». Anche le elezioni attraversano fasi alterne di stabilità e disordine perché «solo l’afflusso degli elettori appartenenti alla minoranza tamil è stato difficoltoso: era difficile spostarsi», spiega l’ambasciatore in Sri Lanka. «I maggiori problemi di trasporto si sono verificati nei campi profughi delle zone a est e a nord. Nella punta nord, a Japna, pare abbia votato solo il 20 per cento della popolazione». 

Resta un’incognita il motivo per cui le elezioni siano state indette due anni prima della scadenza del mandato. Secondo l’ambasciatore Pio Mariani la vittoria di Rajapaksa sarebbe legata al suo successo contro il movimento delle tigri Tamil. «Le elezioni sono state convocate per approfittare dell’immagine che il presidente si è costruito dopo una lotta, durata oltre 25 anni, contro  il terrorismo dellle Ltte (Liberation Tigers of Tamil Eelam). Un successo che la stragrande maggioranza degli srilankesi, ma soprattutto dei cingalesi che rappresentano i tre quarti della popolazione, approva. La situazione economica non è delle migliori e ritardare le elezioni avrebbe messo in secondo piano il successo riscosso».

Roshan e Gamage ora guardano sfiduciati ai volantini di propaganda rimasti sgualciti a terra in quel mercato di via Papiniano dove per quasi tre mesi avevano dialogato con altri cingalesi, credendo che un cambiamento fosse possibile. E temono per Fonseka. «In un Paese dove i dittatori trionfano - dicono - che speranza abbiamo ancora di far valere i diritti che il nostro generale voleva difendere?». 

  • Giuditta Avellina

     

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